Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) esprime grande soddisfazione per l’approvazione, alla Camera dei Deputati, del provvedimento che introduce la possibilità per i detenuti tossicodipendenti di accedere alla detenzione domiciliare in casi particolari, nell’ambito di un percorso terapeutico socio-riabilitativo residenziale o semiresidenziale.
La norma, fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, prevede una modalità differenziata di esecuzione della pena, consentendo ai condannati a una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a otto anni, di espiare la pena al di fuori del carcere, purché aderiscano a un programma di recupero certificato.
«Accogliamo con vivo apprezzamento questo importante passo avanti», dichiara Donato Capece, segretario generale del SAPPE. «Da anni sosteniamo con convinzione che i detenuti tossicodipendenti non dovrebbero scontare la pena in carcere, così come coloro che sono affetti da gravi patologie psichiatriche. Si tratta di persone che necessitano innanzitutto di cure, assistenza sanitaria e percorsi terapeutici specialistici, che l’istituzione penitenziaria, per sua natura, non può e non deve sostituire».
«Le carceri italiane – prosegue Capece – sono chiamate a garantire sicurezza, legalità e trattamento rieducativo, ma non possono trasformarsi in strutture sanitarie improprie. Affidare al sistema sanitario la presa in carico dei soggetti affetti da dipendenze patologiche e da gravi disturbi psichici significa assicurare loro interventi più efficaci e, nello stesso tempo, alleggerire una pressione gestionale che oggi grava pesantemente sugli istituti penitenziari e sul personale di Polizia Penitenziaria».
Per il SAPPE, il provvedimento rappresenta una risposta concreta anche alle esigenze di sicurezza interna degli istituti. «Una quota significativa delle tensioni, delle aggressioni, degli atti di autolesionismo e delle criticità quotidiane nelle carceri è riconducibile proprio alla presenza di detenuti con dipendenze o con importanti fragilità psichiatriche, che richiedono interventi sanitari specialistici e continui», evidenzia il leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria.
«Restituire sicurezza alle carceri – conclude Capece – significa tutelare la dignità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, dei detenuti che rispettano le regole e, soprattutto, rafforzare la sicurezza dell’intero Paese. Il carcere deve tornare a essere il luogo nel quale lo Stato esercita pienamente la propria autorità nel rispetto della legge, senza essere gravato da funzioni che appartengono al sistema sanitario.
Auspichiamo che questo sia il primo passo di una più ampia riforma dell’esecuzione penale, capace di coniugare sicurezza, legalità, cura e reale reinserimento sociale, a cominciare dai detenuti con malattie mentali che dovrebbero anch’essi uscire dalle carceri per andare nelle REMS».
Dott. Donato CAPECE – segretario generale SAPPE