«Ho chiesto alle Forze Armate di scrivere questo disegno di legge, perché doveva nascere dalla propria esperienza operativa e doveva consentire loro di affrontare il periodo che stiamo vivendo nel miglior modo possibile»
Con queste parole, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha illustrato l’impostazione del disegno di legge n. 2028 sul rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale, nel corso dell’audizione presso la Commissione Esteri e Difesa del Senato.
Il provvedimento punta a modernizzare lo strumento militare, potenziare le capacità informatiche, aggiornare la disciplina dei sistemi senza equipaggio e favorire una maggiore integrazione tra le Forze Armate. Resta invece affidata a un successivo intervento legislativo la questione degli organici, del personale e della Riserva, per la quale sarà necessario individuare adeguate coperture finanziarie pluriennali.
Personale militare, organici e Riserva: se ne parlerà con un secondo provvedimento
Per il personale militare, uno degli aspetti più rilevanti riguarda la scelta di separare la riforma delle capacità operative dagli interventi relativi agli organici e alla Riserva.
Il ministro ha chiarito che questi ultimi temi non sono stati accantonati, ma saranno affrontati attraverso un secondo disegno di legge. La sua predisposizione richiede tuttavia risorse finanziarie pluriennali da individuare nell’ambito della legge di bilancio.
La distinzione è importante: il provvedimento attualmente all’esame del Parlamento si concentra sull’adeguamento dello strumento militare alle nuove esigenze operative e tecnologiche, mentre per conoscere le eventuali misure riguardanti consistenza degli organici, personale e Riserva sarà necessario attendere il testo successivo.
Non si tratta, pertanto, di interventi già definiti o approvati. Le loro caratteristiche concrete dipenderanno dalle disposizioni che saranno proposte e dalle risorse che verranno effettivamente stanziate.
L’obiettivo del ddl: preparare le Forze Armate alle minacce del futuro
Il disegno di legge punta a costruire un quadro di regole, norme e procedure che permetta alle Forze Armate di evolvere e adattarsi anche a scenari che oggi non è possibile prevedere con certezza.
Questo disegno di legge – ha dichiarato il Ministro – ha il preciso obiettivo di costruire un sistema di regole, di norme, di procedure, che consenta alle nostre forze armate , sia di evolvere, sia di cambiare, sia di affrontare un futuro che nemmeno noi conosciamo. Fino a ieri i nemici erano fisici, negli ultimi anni i nemici sono diventati persone fisiche che utilizzavano strumenti non fisici, come la Cyber o la disinformazione, ci dicono che in futuro i nemici non saranno neanche più fisici, ma saranno magari degli agenti virtuali che saranno scappati al controllo umano, quindi viviamo in un tempo in cui la sicurezza è messa in discussione ogni giorno e sempre con più rapidità. Noi dobbiamo costruire un paese che sappia adeguarsi a qualunque tipo di minaccia nei tempi più rapidi possibili
Minacce ibride e dominio cyber: arriva lo Specialista Cyber Militare
Tra gli obiettivi del disegno di legge figura il rafforzamento della capacità di contrastare le minacce ibride, che possono combinare strumenti informatici, campagne di disinformazione e altre forme di pressione con le tradizionali attività militari.
In questo quadro, il dominio cyber assume un ruolo centrale. Il testo prevede il potenziamento delle relative capacità e l’introduzione della figura dello Specialista Cyber Militare, con l’obiettivo di rafforzare le competenze necessarie a operare in un ambiente tecnologico sempre più complesso.
La sicurezza delle reti, la protezione delle informazioni e la capacità di individuare e contrastare gli attacchi informatici rappresentano infatti elementi essenziali per la tutela delle infrastrutture e per il funzionamento dello strumento militare.
Il provvedimento interviene anche sulla disciplina dei sistemi senza equipaggio, con un aggiornamento delle regole che riguardano tecnologie ormai utilizzate in diversi contesti operativi.
Più integrazione tra le Forze Armate
Un altro punto qualificante della riforma è la maggiore interforzizzazione, diretta a favorire il coordinamento e l’integrazione tra le diverse componenti della Difesa. L’evoluzione degli scenari operativi richiede infatti capacità di cooperazione tra le componenti terrestri, navali, aeree e cyber, affinché sistemi, personale e risorse possano essere impiegati in maniera coordinata. La modernizzazione non riguarda quindi soltanto l’introduzione di nuove tecnologie, ma anche l’organizzazione e le modalità con cui le capacità militari vengono sviluppate e utilizzate.
Acquisizioni, ricerca e industria della Difesa
Il disegno di legge punta inoltre ad accelerare i processi di acquisizione e sviluppo tecnologico, anche attraverso il Fast Prototyping, un approccio che permette di realizzare e sperimentare prototipi in tempi ridotti, verificando le soluzioni prima di procedere alle successive fasi di sviluppo.
Sono previsti interventi a sostegno della ricerca scientifica e tecnologica militare e misure per semplificare le procedure contrattuali e di certificazione, con l’obiettivo di rendere più rapidi i percorsi che portano dall’ideazione di una soluzione alla sua possibile applicazione operativa.
Un ulteriore ambito riguarda la cooperazione con i Paesi partner e il rafforzamento della base industriale e tecnologica della Difesa. La capacità di sviluppare tecnologie e sistemi adeguati alle esigenze militari viene considerata parte integrante del processo di modernizzazione.
Il provvedimento comprende, infine, interventi sulle infrastrutture e sul patrimonio della Difesa, elementi che contribuiscono al supporto delle attività e delle esigenze operative delle Forze Armate.
Una riforma nata dall’esperienza operativa
Nel presentare il disegno di legge, Crosetto ha insistito sul ruolo attribuito alle Forze Armate nella sua elaborazione. La scelta, secondo quanto dichiarato dal ministro, è stata quella di partire dall’esperienza concreta maturata sul campo, affinché le misure proposte rispondessero alle necessità operative e ai cambiamenti dello scenario internazionale.
La riforma viene così presentata come un intervento rivolto al futuro della Difesa, non legato esclusivamente all’iniziativa di un singolo ministro o di una parte politica. L’obiettivo dichiarato è mettere lo strumento militare nelle condizioni di reagire con maggiore rapidità all’evoluzione delle minacce, attraverso nuove competenze, procedure più snelle, tecnologie aggiornate e una maggiore integrazione tra le componenti.
Per i militari, resta però da seguire anche il percorso annunciato sul personale. Se il primo disegno di legge affronta soprattutto capacità, organizzazione e innovazione, il successivo dovrà chiarire quali interventi saranno concretamente previsti per organici e Riserva. Su questo fronte, la disponibilità di finanziamenti pluriennali rappresenterà un passaggio decisivo.