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MESSINA – Proseguono senza sosta le ricerche di Antonio Ridolfi, maresciallo della Marina Militare di 49 anni, originario di Giulianova, in provincia di Teramo, e in servizio presso il Comando Scuole della Marina Militare di Ancona, nella sede di Borgo Rodi.

Il militare risulta disperso nelle acque dello Stretto di Messina da mercoledì 16 settembre 2026, dopo essersi immerso nella zona di Torre Faro, nel territorio di Messina. Alla giornata di venerdì 18 settembre, le operazioni di ricerca non hanno ancora consentito di localizzarlo.

L’immersione a Torre Faro

La presenza di Ridolfi nella zona è stata ricostruita anche attraverso le immagini degli impianti di videosorveglianza e grazie alla vettura lasciata nei pressi del punto di accesso al mare.

Secondo quanto ricostruito, nella mattinata del 16 settembre il militare aveva raggiunto via Palazzo, a Torre Faro, dove aveva parcheggiato la propria automobile e predisposto l’attrezzatura per l’immersione.

Intorno alle 11:25 sarebbe in acqua per un’immersione effettuata in solitaria.

Ridolfi, considerato un subacqueo esperto e in possesso di specifiche competenze maturate anche nell’ambito della Marina Militare, aveva con sé attrezzatura specialistica, tra cui uno scooter subacqueo elettrico. Alcune ricostruzioni riferiscono anche dell’impiego di un sistema rebreather, ma gli elementi disponibili non consentono di ricostruire nel dettaglio tutte le modalità dell’immersione.

Non sono al momento emersi elementi che consentano di stabilire con certezza cosa sia accaduto dopo l’ingresso in acqua.

L’allarme e l’avvio delle ricerche

L’allarme è scattato nel pomeriggio, quando il mancato rientro del militare e l’impossibilità di mettersi in contatto con lui hanno fatto temere che potesse essersi verificata un’emergenza.

È stato quindi attivato il dispositivo di ricerca coordinato dalla Guardia Costiera, con l’impiego di unità navali e mezzi aerei.

Alle operazioni hanno successivamente preso parte anche altri corpi e nuclei specializzati, tra cui Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e personale della Marina Militare, con particolare impiego dei sommozzatori.

Le attività sono state estese progressivamente anche al di fuori del punto nel quale Ridolfi era entrato in mare, tenendo conto delle caratteristiche delle correnti dello Stretto.

Il ritrovamento del sistema di segnalazione

Nel corso delle ricerche è stato individuato un elemento ritenuto particolarmente importante per cercare di ricostruire gli ultimi momenti dell’immersione.

Nella zona al largo di Papardo, più a sud rispetto a Torre Faro, sono stati infatti recuperati dei palloncini di segnalazione d’emergenza riconducibili all’attrezzatura utilizzata dal subacqueo.

Il sistema risultava collegato a una cima di circa 20 metri.

Il ritrovamento ha fornito ai soccorritori un ulteriore elemento per orientare le ricerche, ma non permette, da solo, di determinare con certezza la posizione nella quale si trova Ridolfi.

È inoltre necessario considerare che il materiale galleggiante può essere stato spostato dalle correnti. Per questo motivo l’area delle ricerche è stata progressivamente ampliata.

Sommozzatori e mezzi aerei impegnati nelle ricerche

Le operazioni hanno coinvolto diverse componenti specializzate del soccorso.

I sommozzatori hanno concentrato l’attività sull’individuazione di eventuali tracce o dell’attrezzatura del militare sui fondali, mentre motovedette ed elicotteri hanno continuato a controllare la superficie e le aree circostanti.

Le ricerche sono proseguite anche nelle ore notturne attraverso sistemi di osservazione e successivamente sono riprese con maggiore intensità alle prime luci del giorno.

Per rafforzare il dispositivo subacqueo sono stati coinvolti anche nuclei di sommozzatori provenienti da altri comandi dei Vigili del Fuoco.

L’attività viene condotta in condizioni particolarmente complesse a causa della conformazione dei fondali e soprattutto delle caratteristiche idrodinamiche dello Stretto.

Le correnti dello Stretto rendono difficili le ricerche

Lo Stretto di Messina è caratterizzato da correnti marine particolarmente intense e variabili, un elemento che rappresenta una delle principali difficoltà per le operazioni di ricerca.

La forza delle correnti può infatti influire sia sulla sicurezza dei sommozzatori impegnati nelle operazioni sia sulla posizione di eventuali oggetti o dispositivi di segnalazione.

Per questo motivo il ritrovamento dei palloncini a Papardo non viene considerato automaticamente coincidente con la posizione del subacqueo.

Le squadre impegnate nelle ricerche stanno quindi verificando una zona più ampia rispetto al punto di ingresso in acqua, combinando le informazioni provenienti dalle unità navali, dagli elicotteri e dalle attività sui fondali.

Nessuna certezza sulle cause della scomparsa

Al momento non è possibile stabilire cosa abbia determinato la scomparsa del militare.

Tra le ipotesi che possono essere prese in considerazione in situazioni di questo tipo rientrano diversi possibili scenari legati alle condizioni dell’immersione, all’attrezzatura, alla profondità e alle correnti, ma non risultano elementi sufficienti per attribuire la scomparsa a una causa specifica.

In particolare, non vi sono al momento elementi accertati che consentano di parlare di un malore o di un incidente determinato da una precisa circostanza.

Saranno le attività di ricerca e gli eventuali elementi che dovessero emergere a consentire una ricostruzione più precisa.

Le ricerche continuano

Alla giornata di venerdì 18 settembre 2026, Antonio Ridolfi risulta ancora disperso.

Il dispositivo di ricerca rimane operativo nello Stretto di Messina, con particolare attenzione all’area compresa tra Torre Faro, Capo Peloro e Papardo, senza escludere ulteriori zone che potrebbero essere interessate dallo spostamento determinato dalle correnti.

Il ritrovamento del sistema di segnalazione costituisce uno degli elementi acquisiti nel corso delle operazioni, ma non ha ancora permesso di localizzare il militare.

Le ricerche proseguono quindi con l’impiego coordinato di unità navali, elicotteri e nuclei di sommozzatori, mentre resta alta l’attenzione delle autorità e dei colleghi della Marina Militare.

La vicenda ha suscitato particolare apprensione anche nella comunità di Giulianova, dove vivono i familiari del maresciallo, e nell’ambiente della Marina Militare di Ancona.

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