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Un F-16 Fighting Falcon della Texas Air National Guard è precipitato nel pomeriggio di giovedì 17 settembre 2026 nella contea di Grand Traverse, nel Michigan, durante una missione di addestramento. Il pilota è riuscito a eiettarsi prima dell’impatto ed è sopravvissuto.

L’incidente ha tuttavia assunto rapidamente una seconda dimensione, legata alla presenza di sostanze pericolose fuoriuscite dal velivolo. Più di 30 persone, tra soccorritori e membri della comunità locale, sono state sottoposte a valutazione e procedure di decontaminazione dopo una possibile esposizione all’idrazina, una sostanza chimica altamente tossica utilizzata dal sistema di alimentazione di emergenza dell’F-16.

L’incidente durante Operation Northern Cactus

Il velivolo apparteneva al 149th Fighter Wing della Texas Air National Guard, reparto con sede presso la Joint Base San Antonio-Lackland, in Texas. L’F-16 stava operando dal Alpena Combat Readiness Training Center (CRTC), nel Michigan, nell’ambito di Operation Northern Cactus, un’esercitazione destinata a verificare la capacità dell’unità di trasferire personale, mezzi e sistemi in una località diversa dalla propria sede e di condurre operazioni in un ambiente considerato “austere”. La presenza degli F-16 texani ad Alpena era documentata anche dalle immagini ufficiali dell’Air National Guard realizzate nei giorni precedenti l’incidente.

Il 149th Fighter Wing è infatti un’unità equipaggiata con F-16 e impegnata anche nell’addestramento dei piloti. Secondo le informazioni diffuse dalla stessa unità, il volo del 17 settembre era una normale missione di addestramento. Per ragioni ancora da chiarire, il caccia ha però perso la capacità di proseguire il volo ed è precipitato in un’area rurale della contea di Grand Traverse, nei pressi di County Road 633 e Blair Townhall Road, a sud-ouest di Traverse City.

Il pilota si eietta prima dello schianto

Il pilota era l’unica persona a bordo dell’F-16 e ha azionato il seggiolino eiettabile prima dell’impatto. Le autorità locali hanno riferito che il militare è stato recuperato cosciente e successivamente trasportato al Munson Medical Center di Traverse City. Le informazioni diffuse dalle autorità lo indicavano in condizioni stabili.

Non sono stati segnalati feriti tra la popolazione a terra e, secondo le prime ricostruzioni, il velivolo non avrebbe colpito abitazioni. Testimoni hanno raccontato di avere visto il caccia volare a bassa quota prima di udire un forte boato e osservare una grande nube di fumo nero e le fiamme provenienti dall’area dell’impatto.

Una possibile collisione con un uccello

Uno degli elementi al momento più interessanti riguarda la possibile causa dell’incidente. Le registrazioni delle comunicazioni tra il velivolo e il controllo del traffico aereo, diffuse attraverso LiveATC e riportate da diverse testate statunitensi, mostrano che il pilota del secondo F-16 che volava in formazione avrebbe comunicato che il proprio wingman poteva aver colpito un uccello.

Nelle comunicazioni viene inoltre fatto riferimento alla necessità per il pilota dell’aereo incidentato di eiettarsi. Si tratta però, al momento, di una prima indicazione radio e non della causa ufficiale dell’incidente. Né la Texas Air National Guard né gli investigatori hanno confermato che una collisione con un volatile abbia effettivamente provocato la perdita del velivolo. L’episodio è quindi oggetto di un’indagine destinata a stabilire se l’eventuale bird strike abbia provocato un’avaria al motore oppure se l’incidente sia stato determinato da un’altra causa.

Il problema dell’idrazina

L’aspetto più insolito dell’incidente riguarda però ciò che è avvenuto dopo lo schianto. Le autorità del Michigan hanno inizialmente disposto il shelter-in-place per l’area circostante il luogo dell’incidente. Successivamente è stata ordinata l’evacuazione di tutte le persone presenti entro un raggio di circa un miglio dal punto dello schianto a causa di una fuoriuscita di sostanze chimiche pericolose.

La sostanza individuata è stata identificata nell’idrazina, impiegata sotto forma di miscela H-70 (composta al 70% di idrazina e al 30% di acqua) nel sistema di alimentazione di emergenza del velivolo, noto come Emergency Power Unit (EPU). L’EPU costituisce una fonte di energia di emergenza fondamentale per l’F-16. In determinate condizioni critiche, tra cui la perdita del propulsore, consente di mantenere operative le funzioni idrauliche ed elettriche essenziali per governare l’aereo.

La miscela di idrazina è estremamente tossica e richiede procedure rigorose di sicurezza e decontaminazione, rendendo indispensabile l’intervento di personale specializzato affiancato alle normali squadre di soccorso. Dal piccolo serbatoio dell’EPU, che ha una capacità standard di circa mezzo gallone (pari a circa 2 litri), si è verificata la dispersione del composto a seguito dell’impatto.

Oltre 30 persone sottoposte a decontaminazione

La presenza della sostanza ha trasformato l’incidente aereo in un’emergenza anche dal punto di vista sanitario. Il Munson Medical Center di Traverse City ha predisposto una zona di decontaminazione all’esterno del pronto soccorso. Più di 30 persone sono state valutate per una possibile esposizione, in gran parte soccorritori intervenuti sul luogo dell’incidente.

La struttura sanitaria ha dovuto consultare specialisti militari e tossicologi per stabilire le procedure più appropriate. Sei persone sono state trattenute in ospedale per ulteriori controlli e trattamenti; successivamente la maggior parte di loro è stata dimessa, mentre un paziente risultava ancora ricoverato in condizioni stabili secondo gli aggiornamenti diffusi il 18 settembre. Anche il pilota dell’F-16 è stato sottoposto a trattamento medico.

L’esposizione all’idrazina può provocare irritazione agli occhi e alle mucose, problemi respiratori, tosse, nausea, vertigini e, nei casi più gravi, danni polmonari. Le autorità sanitarie hanno quindi invitato le persone che si trovavano entro un miglio dal luogo dell’incidente a prestare attenzione alla comparsa di eventuali sintomi respiratori.

Perché l’F-16 utilizza l’idrazina

L’impiego dell’idrazina sull’F-16 è legato a una caratteristica fondamentale della progettazione del caccia. Il Fighting Falcon è infatti un velivolo monomotore. In caso di spegnimento o guasto catastrofico del motore, non esiste un secondo propulsore che possa garantire la continuità della spinta e la generazione autonoma di energia.

L’EPU alimentato a idrazina è stato progettato proprio per fornire energia d’emergenza alle apparecchiature e ai comandi di volo essenziali, consentendo al pilota di mantenere il controllo dell’aereo durante la fase di emergenza o di guidarlo fino alla zona di eiezione. Questo sistema rappresenta un pilastro della sicurezza operativa dell’F-16, ma introduce al contempo un rischio specifico e codificato per le squadre di soccorso che intervengono in caso di crash.

Evacuazione revocata nella serata

L’evacuazione disposta dalla polizia del Michigan è stata successivamente revocata nella stessa serata del 17 settembre. Le autorità hanno tuttavia mantenuto limitazioni all’accesso all’area mentre proseguivano le operazioni sul relitto e le attività di bonifica e messa in sicurezza. La Michigan State Police e le autorità locali hanno collaborato con i vigili del fuoco, i servizi sanitari e il personale militare nella gestione dell’emergenza.

L’indagine è appena iniziata

La causa dell’incidente non è stata ancora determinata. L’indagine dovrà stabilire cosa sia accaduto nei minuti precedenti allo schianto e, soprattutto, se l’eventuale collisione con un volatile abbia effettivamente provocato un’avaria al motore oppure se il bird strike rappresenti soltanto una delle ipotesi iniziali.

Saranno inoltre esaminati i dati di volo, le comunicazioni radio, i componenti recuperati dal relitto e le condizioni operative della missione. L’incidente si è verificato mentre il 149th Fighter Wing era impegnato in una specifica attività addestrativa ad Alpena. Soltanto il 13 e 14 settembre, pochi giorni prima dello schianto, l’Air National Guard aveva pubblicato immagini ufficiali dei propri F-16 impegnati nelle attività di Operation Northern Cactus.

Per il momento, l’elemento centrale resta la salvezza del pilota, riuscito a sfruttare con successo il sistema di eiezione prima dell’impatto, e l’assenza di vittime o feriti tra la popolazione civile. L’attenzione degli investigatori rimane concentrata sulla dinamica del guasto e sulla gestione coordinata delle conseguenze ambientali e sanitarie legate alla fuoriuscita del composto chimico. QUI nel primo video  l’incidente aereo e nel secondo video la chiamata al 911

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