L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base militare di Naval Air Station Sigonella per un’operazione non preventivamente autorizzata. In tempi non sospetti, ovvero lo scorso 19 marzo, avevamo rievocato la crisi Italia-U.S.A. avvenuta nell’ottobre del 1985 nella stessa base a causa di un dirottamento ( leggi QUI).
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera il 31 marzo, la decisione sarebbe stata motivata dal mancato preavviso da parte americana. La ricostruzione è stata successivamente confermata da fonti informate all’ANSA, che hanno chiarito come il caso riguardasse il possibile atterraggio di bombardieri strategici — operazioni non incluse nelle autorizzazioni automatiche previste dagli accordi bilaterali.
Il nodo giuridico: trattati e autorizzazioni
La presenza militare statunitense in Italia è regolata principalmente dagli accordi NATO e dal NATO Status of Forces Agreement del 1951, integrato da intese bilaterali successive, tra cui il cosiddetto “Accordo del 1954”. Questi stabiliscono che alcune attività — in particolare operazioni di carattere offensivo o l’impiego di specifici assetti come bombardieri — richiedano un’autorizzazione politica esplicita del governo italiano e, in certi casi, il coinvolgimento del Parlamento.NSM è ANCHE SU WHATSAPP
Secondo quanto emerso, il piano di volo statunitense prevedeva uno scalo tecnico a Sigonella per velivoli diretti verso il Medio Oriente. Tuttavia, non essendo classificabile come semplice operazione logistica o di routine, la richiesta avrebbe dovuto essere formalizzata e approvata prima del decollo. Invece, le autorità italiane sarebbero state informate quando gli aerei erano già in volo.
La reazione italiana
Il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, informato dall’Aeronautica militare, ha segnalato la situazione al ministro della Difesa Guido Crosetto. Dopo le verifiche, è stata comunicata al comando statunitense l’impossibilità di autorizzare l’atterraggio.
Nel pomeriggio, Palazzo Chigi ha diffuso una nota ufficiale in cui si ribadisce che la decisione è stata presa “nel rispetto degli accordi internazionali” e delle linee già condivise con il Parlamento. Il governo ha inoltre sottolineato che ogni richiesta viene valutata “caso per caso”, secondo una prassi consolidata.
Crosetto ha poi smentito qualsiasi interpretazione politica del gesto, definendo “semplicemente falsa” l’idea di una sospensione dell’uso delle basi agli Stati Uniti e ribadendo che “nulla è cambiato” nei rapporti bilaterali.
Nessuna crisi con Washington
Le autorità italiane hanno insistito sul fatto che non esiste alcuna tensione con Washington. Anche perché, come evidenziano analisi di think tank internazionali come il International Institute for Strategic Studies, episodi di questo tipo rientrano nella normale gestione delle basi condivise tra alleati NATO, dove la sovranità nazionale resta un principio fondamentale.
Il governo ha inoltre preso le distanze da interpretazioni che avvicinano la posizione italiana a quella della Spagna, che in passato ha adottato linee più restrittive sull’uso delle proprie basi per operazioni sensibili.
Il contesto internazionale
L’episodio si inserisce in una fase di forte attenzione strategica nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Secondo diversi osservatori internazionali, tra cui analisti del Council on Foreign Relations, le basi italiane — e in particolare Sigonella — rappresentano un hub cruciale per le operazioni USA e NATO verso Africa, Medio Oriente ed Europa orientale.
Proprio per questo, l’Italia mantiene una linea equilibrata: garantire supporto agli alleati, ma senza rinunciare al controllo politico sulle operazioni che partono dal proprio territorio. Una posizione coerente con la dottrina seguita da Roma negli ultimi decenni, che mira a coniugare affidabilità internazionale e tutela della sovranità nazionale.
Un precedente che pesa
Non è la prima volta che Sigonella diventa teatro di tensioni tra Italia e Stati Uniti. Il precedente più noto resta la “crisi di Sigonella” del 1985, durante il governo di Bettino Craxi, quando l’Italia si oppose alle richieste americane nel caso dell’Achille Lauro. Anche allora, il nodo centrale fu proprio il controllo sulle operazioni militari sul territorio italiano.
Conclusione
Più che uno scontro diplomatico, quindi, il caso attuale appare come un episodio di ordinaria applicazione delle regole che disciplinano la cooperazione militare tra Italia e Stati Uniti. Un segnale, semmai, della volontà italiana di ribadire procedure e prerogative istituzionali in un contesto geopolitico sempre più delicato.
