Dopo dieci anni di contenziosi giudiziari, la Corte dei Conti ha pronunciato una sentenza che chiude una lunga vicenda processuale legata a un grave infortunio sul lavoro avvenuto nel 2016 in un grande stabilimento militare in Umbria.
All’epoca, una giovane lavoratrice addetta ad attività di montaggio di componenti belliche era rimasta gravemente ferita da un’esplosione di un ordigno, subendo danni anche permanenti. A seguito dell’incidente, la Procura contabile aveva avviato un’azione di responsabilità erariale nei confronti di nove persone ( militari e civili) che all’epoca ricoprivano ruoli di direzione, sicurezza, progettazione e supervisione nei processi produttivi e nella gestione del personale.NSM è ANCHE SU WHATSAPP
La richiesta avanzata dalla Procura mirava a ottenere un risarcimento di oltre 1,4 milioni di euro a carico dell’ente assicuratore (Inail), ritenendo che l’erogazione delle prestazioni previdenziali per l’infortunata avesse determinato un danno economico per l’ente pubblico. Nel corso del procedimento, gli imputati erano già stati coinvolti in un parallelo processo penale, nel quale le accuse a loro carico erano state archiviate per prescrizione. Tuttavia, la Procura contabile aveva proseguito l’azione per stabilire una eventuale responsabilità diretta nella dinamica dell’incidente, ipotizzando violazioni di norme e comportamenti ritenuti “esigibili” in relazione alle funzioni svolte all’interno dello stabilimento militare.
La decisione della Corte dei Conti
Con la sentenza, il collegio giudicante ha respinto integralmente la domanda risarcitoria, stabilendo che non vi sono prove sufficienti del nesso causale tra le condotte contestate e l’evento dannoso né dell’esistenza di colpa grave.
In particolare, la Corte ha ritenuto che:
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non può considerarsi causa dell’esplosione una presunta modifica delle caratteristiche costruttive dell’ordigno;
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non è provato che una inesperienza del personale addetto o una presunta carenza di protezioni balistiche abbiano determinato l’incidente;
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le misure di sicurezza esistenti al momento dell’evento risultavano certificate e conformi alle normative applicabili.
I giudici hanno quindi concluso che non sussistono gli elementi per attribuire un danno erariale agli imputati, né il rapporto causale né l’elemento soggettivo della colpa sono stati dimostrati in modo adeguato.
Un aspetto rilevante della vicenda riguarda la composizione dei soggetti coinvolti. Gli imputati comprendevano infatti sia personale militare, tra cui ufficiali e dirigenti in servizio nello stabilimento, sia personale civile con funzioni tecniche, di sicurezza e di supervisione dei reparti. Questa combinazione riflette la natura dello stabilimento, gestito dal ministero della Difesa, dove operano in parallelo militari e civili per garantire la produzione e il controllo degli ordigni.
La sentenza chiude una lunga fase di contestazioni, ribadendo l’importanza di prove certe per attribuire responsabilità a dirigenti e addetti, sia civili sia militari, all’interno di strutture complesse come gli stabilimenti militari.