La tensione geopolitica nel Golfo e nel Mar Rosso ha registrato una nuova escalation che coinvolge direttamente anche l’Italia. Un caccia Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare italiana è stato colpito all’interno della base aerea saudita di Ta’if, nella provincia della Mecca, durante una serie di attacchi contro l’installazione militare.
L’episodio riguarda un velivolo che si trovava parcheggiato in un’area decentrata della base, dove è presente personale militare italiano impegnato nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve.
La conferma della Difesa
A confermare l’accaduto è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha seguito l’evoluzione della situazione in contatto con i vertici militari, tra cui il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, il comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, generale Giovanni Maria Iannucci, e il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale Antonio Conserva.
Secondo quanto riferito dalla Difesa, nessun militare italiano è rimasto coinvolto nell’attacco. Il velivolo si trovava in una zona decentrata dell’aeroporto e, oltre all’F-2000, non risultano ulteriori danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal contingente italiano.
La Difesa ha inoltre confermato che le procedure di salvaguardia del personale erano già state attivate e che la situazione continua a essere sottoposta a valutazione sotto il profilo della sicurezza e delle esigenze operative.
La responsabilità degli attacchi viene collocata nel più ampio confronto militare tra l’Arabia Saudita e il movimento Houthi yemenita. L’episodio di Ta’if si inserisce quindi in un quadro regionale caratterizzato da una crescente pressione sulle infrastrutture militari e strategiche saudite.
La sicurezza del contingente italiano
L’attacco riporta al centro dell’attenzione la presenza militare italiana in Arabia Saudita e le condizioni di sicurezza nelle quali opera il personale delle Forze Armate.
La base King Fahd di Ta’if ospita infatti personale italiano inserito nel dispositivo internazionale collegato all’operazione Inherent Resolve. Nelle reazioni politiche successive all’attacco è stato indicato in circa 400 il numero dei militari italiani presenti nell’area.
Il dato è stato richiamato dalle opposizioni nelle loro dichiarazioni, che hanno chiesto al Governo di riferire in Parlamento sulle condizioni di sicurezza del contingente e sulle eventuali conseguenze operative dell’attacco.
M5S: «Il Governo venga immediatamente in Parlamento»
Il Movimento 5 Stelle ha chiesto un’informativa urgente al ministro della Difesa.
I capigruppo delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, Arnaldo Lomuti e Bruno Marton, hanno ricordato gli allarmi già sollevati nei mesi precedenti sui rischi connessi alla presenza italiana nella base saudita.
«Avevamo denunciato il rischio di imminenti rappresaglie Houthi», hanno sostenuto i parlamentari, chiedendo al Governo di riferire in Parlamento sulle misure adottate per proteggere il personale italiano.
Nella loro dichiarazione, i rappresentanti del M5S hanno inoltre richiamato il valore economico degli Eurofighter e soprattutto la necessità di evitare che l’escalation possa mettere a rischio l’incolumità dei militari.
AVS: «Chiarire il coinvolgimento dell’Italia»
Anche Alleanza Verdi e Sinistra ha chiesto chiarimenti al Governo.
Angelo Bonelli ha posto l’attenzione sia sulla sicurezza dei militari italiani presenti nella regione sia sul ruolo dell’Italia nel dispositivo navale destinato alla protezione della navigazione nel Mar Rosso.
Il deputato ha inoltre sollevato una questione politica relativa alle dichiarazioni del ministro Crosetto sull’impiego della Marina Militare nell’area del Mar Rosso, chiedendo chiarimenti sulle modalità e sulla cornice istituzionale delle eventuali nuove attività.
PD: «Una riflessione sulla presenza italiana»
Sul caso è intervenuto anche il Partito Democratico.
I capigruppo dem nelle Commissioni Difesa ed Esteri, Stefano Graziano, Alessandro Alfieri ed Enzo Amendola, hanno chiesto che il ministro Crosetto riferisca quanto prima alle Camere.
Secondo i parlamentari del PD, l’episodio non dovrebbe essere considerato isolatamente, ma valutato nel contesto dell’attuale deterioramento della sicurezza regionale. Da qui la richiesta di chiarire la natura della presenza italiana in Arabia Saudita e le condizioni che ne avevano determinato l’impiego.
Il Governo: la missione nel Mar Rosso resta difensiva
Parallelamente alla gestione della sicurezza nella base di Ta’if, il Governo è impegnato sul dossier relativo alla protezione della navigazione italiana nel Mar Rosso, dove opera già la missione europea Aspides.
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo a La7 nel programma Coffee Break, ha escluso che l’eventuale rafforzamento della presenza navale italiana debba essere interpretato come un ingresso diretto nel conflitto.
«Non andiamo assolutamente in guerra», ha dichiarato Tajani, spiegando che il riferimento del ministro Crosetto riguarda le unità navali già impegnate nell’area nell’ambito della missione Aspides dell’Unione Europea.
Secondo il ministro degli Esteri, si tratta di un dispositivo con finalità difensive, destinato a proteggere la navigazione commerciale e le navi eventualmente sottoposte ad attacchi, e non di una missione finalizzata ad attaccare direttamente gli Houthi.
Un nuovo elemento di pressione sulla presenza militare italiana
Il danneggiamento dell’Eurofighter a Ta’if rappresenta un nuovo elemento nel quadro di sicurezza nel quale operano le Forze Armate italiane fuori dai confini nazionali.
L’episodio non ha provocato, secondo le informazioni diffuse dalla Difesa, vittime o feriti tra il personale italiano, ma dimostra concretamente come l’instabilità regionale possa interessare anche installazioni nelle quali sono schierati militari e assetti italiani.
La questione passa ora dalla gestione dell’emergenza alla valutazione delle condizioni di sicurezza del contingente, delle infrastrutture e dei velivoli presenti nell’area. Saranno quindi le successive valutazioni della Difesa e gli eventuali aggiornamenti sulla dinamica dell’attacco a chiarire l’entità dei danni riportati dall’F-2000 e le possibili conseguenze operative per il dispositivo italiano.
