Fino a circa 103.000 euro di debiti cancellabili per chi firma un contratto militare. Bonus di arruolamento che possono arrivare a decine di migliaia di euro. Uno stipendio mensile che, nelle zone operative, può superare i 2.000 euro. E, dall’altra parte, centinaia di migliaia di militari russi morti dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina e decine di migliaia che tentano la diserzione.
È questo il quadro che emerge osservando oggi il sistema militare della Federazione Russa.
Dietro le parate sulla Piazza Rossa, la triade nucleare e la rappresentazione della Russia come grande potenza militare esiste infatti un’altra realtà: quella di uno Stato che, dopo oltre quattro anni di guerra, ha costruito un sistema sempre più articolato di incentivi economici, reclutamento contrattuale, mobilitazione, welfare e benefici finanziari per mantenere costante il flusso di uomini destinati alle Forze Armate.
La misura più significativa è arrivata nel 2026: Mosca ha previsto la possibilità di cancellare determinati debiti fino a 10 milioni di rubli, pari a circa 103.400 euro al cambio ufficiale del 19 settembre 2026. Non è un dettaglio marginale. Per alcune famiglie russe, una cifra del genere può rappresentare molti anni di reddito.
Il 25 maggio 2026 Vladimir Putin ha firmato un provvedimento che concede un’importante forma di alleggerimento del debito ai nuovi partecipanti alla guerra in Ucraina e, in determinate condizioni, ai loro coniugi. La misura riguarda chi ha sottoscritto dal 1° maggio 2026 un contratto con il ministero della Difesa russo della durata di almeno un anno per partecipare a quella che Mosca continua a definire “operazione militare speciale”.
Attenzione però a un aspetto importante: non significa che qualsiasi cittadino russo possa arruolarsi e vedersi automaticamente cancellato qualunque debito. La normativa riguarda specifiche obbligazioni creditizie per le quali, prima della data prevista dalla legge, era già intervenuta una procedura giudiziaria di recupero o un titolo esecutivo. Il principio resta comunque di enorme rilevanza: lo Stato russo collega direttamente la firma di un contratto militare alla possibilità di liberarsi da una consistente esposizione debitoria.
Reuters ha definito il provvedimento una delle nuove misure utilizzate da Mosca per rafforzare il reclutamento mentre la guerra continua. 103.400 euro per un europeo è una cifra immediatamente comprensibile. Per un cittadino russo residente in una regione lontana dai grandi centri economici, può rappresentare un incentivo ancora più significativo.
Il prezzo dell’arruolamento: bonus da migliaia di euro
La cancellazione dei debiti non è isolata. Il sistema russo di reclutamento si basa su una combinazione di pagamento federale, bonus regionali e stipendio mensile. Dal settembre 2026 il pagamento federale minimo per chi firma un contratto di almeno un anno è indicato in 400.000 rubli, pari a circa 4.140 euro. A questa cifra possono aggiungersi bonus regionali che in alcune zone raggiungono diversi milioni di rubli.
Secondo Reuters, in alcuni casi i pagamenti complessivi una tantum possono arrivare a diversi milioni di rubli, mentre fonti specializzate sul reclutamento regionale riportano importi complessivi che possono arrivare a circa 4,5 milioni di rubli, pari a circa 46.500 euro, a seconda della regione e delle condizioni del contratto.
Lo stipendio nella zona di combattimento parte indicativamente da 210.000 rubli al mese, circa 2.170 euro, a cui si aggiungono indennità legate all’incarico, al grado, all’anzianità e all’impiego operativo. Il sistema è quindi costruito su tre livelli: pagamento iniziale + stipendio elevato + benefici sociali e finanziari. Per un lavoratore russo a basso reddito, soprattutto nelle regioni più povere della Federazione, la differenza rispetto alle normali opportunità occupazionali può essere considerevole.
Perché Mosca ha bisogno di tanti volontari
Il motivo è semplice: la guerra ha prodotto perdite enormi e il sistema russo deve continuamente sostituire il personale morto, ferito o congedato. Il risultato è un modello nel quale lo Stato cerca di rendere economicamente attraente la firma di un contratto. Nel settembre 2026 Reuters ha riferito che il pagamento federale minimo per un nuovo contratto è di 400.000 rubli e che gli incentivi regionali possono portare il pagamento iniziale a diversi milioni di rubli.
Chi può essere chiamato alle armi?
Il sistema russo distingue nettamente tra leva obbligatoria, riserva, mobilitati e militari a contratto. Nel 2026 gli uomini russi tra 18 e 30 anni possono essere chiamati per il servizio militare obbligatorio. La durata ordinaria della leva è di un anno. Secondo l’EUAA, al termine del servizio i coscritti entrano nella riserva di mobilitazione e possono essere richiamati successivamente secondo le disposizioni previste dalla legge.
Dopo il 2022 è cambiato anche il profilo del soldato russo
All’inizio dell’invasione su larga scala del febbraio 2022 la Russia disponeva di una forza costituita in larga misura da militari professionisti, unità specializzate e reparti d’élite. Le perdite subite nelle prime fasi della guerra hanno progressivamente modificato il quadro. Nel corso del conflitto sono entrati nel sistema:
- militari professionisti;
- coscritti e successivamente personale passato al contratto;
- riservisti mobilitati nel 2022;
- volontari reclutati attraverso programmi regionali;
- detenuti reclutati soprattutto attraverso Wagner nelle fasi più sanguinose della battaglia di Bakhmut;
- membri di formazioni paramilitari e volontarie;
- personale proveniente da reparti della Guardia nazionale e di altre strutture di sicurezza;
- combattenti stranieri reclutati dalla Russia.
Questa trasformazione è importante perché spiega anche perché oggi non sia più corretto immaginare le Forze Armate russe esclusivamente come un esercito professionale tradizionale.
Come sono organizzate le Forze Armate russe
Al vertice del sistema si trova il Ministero della Difesa, mentre il presidente della Federazione Russa esercita il ruolo di comandante supremo. Le principali componenti delle Forze Armate comprendono:
Forze Terrestri, responsabili delle operazioni sul terreno;
Forze Aerospaziali, che comprendono aviazione militare, difesa aerea e spaziale;
Marina Militare, articolata nelle flotte e nella Flotta del Nord, del Baltico, del Mar Nero e del Pacifico, oltre alla Flottiglia del Caspio;
Forze Missilistiche Strategiche, responsabili della componente terrestre della deterrenza nucleare;
Truppe Aviotrasportate, VDV, una delle principali forze d’assalto russe;
Forze per operazioni speciali e altre formazioni specializzate.
Accanto alle Forze Armate esistono poi strutture armate che non coincidono con l’esercito regolare, ma che hanno avuto un ruolo importante nella guerra. Tra queste vi è la Rosgvardiya, la Guardia nazionale russa, dipendente dal ministero dell’Interno e impiegata anche nei territori occupati e nelle operazioni di sicurezza. A queste si aggiungono l’FSB, le strutture di frontiera e altre organizzazioni armate dello Stato.
E i mercenari? La Wagner non è più quella del 2022
Un elemento particolarmente interessante per comprendere l’evoluzione del sistema russo è il ruolo delle compagnie militari private. La più famosa è stata la Wagner Group, protagonista di alcune delle battaglie più sanguinose della guerra, soprattutto nella battaglia di Bakhmut.
Wagner rappresentava però un modello anomalo: una formazione privata dotata di migliaia di combattenti, collegata direttamente agli interessi del Cremlino e utilizzata in Ucraina, Siria e Africa. La ribellione di Yevgeny Prigozhin del giugno 2023 e la sua successiva morte cambiarono radicalmente questo sistema. Secondo la documentazione citata dal governo britannico, gran parte delle attività di Wagner è stata successivamente assorbita o riorganizzata sotto il controllo del ministero della Difesa.
Al suo posto sono emerse formazioni come Redut e Convoy, mentre il ministero della Difesa ha sviluppato l’Africa Corps, struttura destinata in particolare a mantenere la presenza russa nel continente africano. La differenza rispetto alla Wagner originaria è importante: il modello non è scomparso, ma è diventato maggiormente controllato dallo Stato.
La pensione militare: una delle attrattive della carriera
Il sistema russo prevede inoltre un regime pensionistico privilegiato per il personale militare e per altre categorie delle forze di sicurezza. In linea generale, il diritto alla pensione per anzianità di servizio può maturare con 20 anni di servizio. La normativa prevede, per chi raggiunge almeno 20 anni di anzianità, una pensione pari al 50% della base pensionabile di riferimento, con un incremento del 3% per ogni anno aggiuntivo, fino a un massimo dell’85%.
Esistono inoltre regole specifiche per chi lascia il servizio dopo aver raggiunto i 45 anni con almeno 25 anni di anzianità complessiva, dei quali almeno 12 anni e mezzo nelle strutture militari o assimilate. Questo significa che la carriera militare russa può offrire un percorso previdenziale molto diverso da quello del normale lavoratore civile.
Il vero costo: quanti militari russi sono morti?
È uno dei dati più difficili da stabilire. Il governo russo non pubblica un bilancio aggiornato e completo delle proprie perdite militari. Per questo è necessario ricorrere alle organizzazioni indipendenti che ricostruiscono i nomi dei caduti e utilizzano metodi statistici.
Mediazona, BBC Russian e un gruppo di volontari avevano verificato oltre 239.000 morti russi nominativamente entro agosto 2026. Ma questo numero non rappresenta il totale.
Mediazona e Meduza hanno utilizzato anche il Registro nazionale delle successioni russe per stimare l’eccesso di mortalità maschile riconducibile alla guerra. Il risultato pubblicato nel maggio 2026 indicava circa 352.000 cittadini russi maschi tra 18 e 59 anni morti tra l’inizio dell’invasione su larga scala e la fine del 2025. La cifra è una stima statistica e non un elenco di singoli caduti.
È quindi necessario distinguere:
morti nominativamente verificati: oltre 239.000;
stima statistica dei morti entro fine 2025: circa 352.000.
Il secondo numero è quello più utile per comprendere la reale dimensione del fenomeno, anche se non permette di sapere con precisione il numero di morti al giorno d’oggi.
Wagner e i detenuti: una pagina particolarmente sanguinosa
La composizione delle perdite mostra anche quanto sia cambiato l’esercito russo. Secondo l’analisi di Mediazona, durante la battaglia di Bakhmut i detenuti reclutati da Wagner divennero una delle principali categorie tra i caduti russi. I prigionieri venivano organizzati in gruppi d’assalto e impiegati in combattimenti estremamente intensi.
Dopo Bakhmut il reclutamento nelle carceri è fortemente diminuito e la categoria dei volontari è tornata a rappresentare una parte significativa delle perdite. Al settembre 2026 Mediazona aveva inoltre verificato la morte di 7.656 ufficiali dell’esercito russo e di altre strutture di sicurezza. Questo dato è particolarmente significativo perché gli ufficiali costituiscono una componente relativamente piccola dell’intero personale.
E dall’altra parte ci sono i disertori
Il fenomeno presenta una seconda faccia. Mentre Mosca aumenta gli incentivi per convincere nuovi cittadini a firmare un contratto, migliaia di militari cercano di abbandonare il servizio. L’EUAA ha riportato stime superiori a 50.000 casi di diserzione dal 2022, mentre nel solo 2024 sarebbero stati avviati oltre 16.000 procedimenti per reati collegati alla diserzione. Le cifre devono essere interpretate con cautela perché le categorie giuridiche di diserzione, assenza non autorizzata e abbandono dell’unità non coincidono necessariamente. Il dato, tuttavia, mostra l’esistenza di un problema strutturale.
Sono documentati casi di militari o ex combattenti russi che hanno cercato di raggiungere l’Europa dopo avere abbandonato il servizio. Nel 2025 un ex combattente Wagner attraversò illegalmente il confine russo-finlandese e presentò una richiesta di asilo in Finlandia. Altri casi hanno riguardato percorsi attraverso la Bielorussia, utilizzata come possibile Paese di transito verso altre destinazioni. Testate indipendenti russe e inchieste internazionali hanno documentato casi di militari che hanno cercato di raggiungere la Bielorussia e successivamente altri Paesi.
È però importante evitare un’esagerazione: non esiste un dato pubblico affidabile che permetta di affermare che migliaia di disertori russi stiano attraversando quotidianamente le frontiere dell’Unione europea. Esiste invece un fenomeno di diserzione interno molto più ampio, al quale si aggiungono casi documentati di fuga oltreconfine.
Cosa significa tutto questo per l’Europa
Per un cittadino europeo, il dato più interessante non è soltanto quanto sia grande l’esercito russo. È capire come Mosca riesca a mantenerlo alimentato dopo quattro anni di guerra ad altissima intensità. Il risultato è un sistema molto diverso dall’immagine tradizionale di un esercito composto esclusivamente da militari di carriera.
La guerra trasformata in contratto economico
Il provvedimento sui debiti rappresenta forse l’immagine più efficace di questa trasformazione. Un cittadino può essere attirato dal pagamento iniziale, dallo stipendio, dai bonus regionali e dai benefici familiari. Dal maggio 2026, per determinate categorie, può aggiungersi anche la possibilità di cancellare i debiti. Ma contemporaneamente quel contratto può condurre al fronte. E il costo umano della guerra è documentato da centinaia di migliaia di morti stimati.
Questa è la contraddizione fondamentale del sistema russo: lo Stato deve offrire sempre più denaro per trovare uomini disposti a combattere, mentre una parte di quelli che sono già entrati nell’apparato militare cerca invece di uscirne. Per l’Europa, osservare questo meccanismo significa quindi guardare oltre le statistiche sugli armamenti.
La capacità militare russa dipende anche dalla disponibilità di uomini, dalla capacità dello Stato di sostituire le perdite e dalla disponibilità di una parte della popolazione ad accettare il rischio della guerra in cambio di un beneficio economico.
Alla fine, però, rimane una domanda alla quale nessuno oggi può dare una risposta definitiva: come finirà davvero questa guerra? Un accordo, un cessate il fuoco o una futura intesa politica non significherebbero necessariamente che, nel giro di pochi mesi, l’Europa tornerebbe alla situazione precedente al febbraio 2022. Oggi Russia e Alleanza Atlantica non sono formalmente in guerra tra loro. La stessa NATO descrive la situazione con una formula particolarmente significativa: non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno in una situazione di pace tradizionale, a causa anche dell’aumento delle attività ibride, degli attacchi informatici, delle interferenze, dei sabotaggi e delle altre forme di pressione contro gli Alleati.
La vera vittoria strategica per Bruxelles, probabilmente è impedire che questa guerra, già di per sé orribilmente devastante, degeneri in un conflitto continentale ancora più vasto. Questo non vorrebbe dire necessariamente vedere un esercito sconfiggere l’altro. La Russia, malgrado i pochi vantaggi ottenuti con la guerra in Ucraina, continuerebbe a essere una potenza nucleare e militare di primo piano. L’Ucraina rimarrebbe profondamente militarizzata. La NATO continuerebbe a considerare Mosca come una minaccia diretta alla sicurezza degli Alleati. E l’Europa continuerebbe probabilmente a investire molto più di quanto facesse prima della guerra nella propria sicurezza. Forse è il momento giunto per scendere a compromessi…