SINDACATO UNICO DEI MILITARI (S.U.M.): EMANATA LA DETERMINAZIONE DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA CHE INDIVIDUA PER L’ANNO 2025, GLI INCARICHI DESTINATARI DELL’INDENNITA’ SUPPLEMENTARE DI COMANDO. DIRITTO NEGATO ANCORA A SERGENTI E GRADUATI, COMANDANTI DI SQUADRA O INCARICHI EQUIPOLLENTI.
Roma (RM) – Come ogni anno, il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha emanato la direttiva che individua per il 2025 gli incarichi destinatari dell’indennità di comando. Il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari ha scorso il lungo elenco di Ufficiali beneficiari, non avendo ancora però trovato traccia dei graduati e dei sergenti, comandanti di squadra o incarichi equipollenti.
Come noto, già nel giugno del 2023, il S.U.M. aveva scritto al Ministro della Difesa e al Capo di Stato Maggiore della Difesa evidenziando che già a partire dall’anno 2021 tale indennità di comando era stata estesa al personale militare che ricopriva determinate posizioni presso il Gabinetto del Ministro della Difesa, presso lo Stato Maggiore della Difesa e presso gli Stati Maggiori di Forza Armata.
Ma pur volendo sorvolare su questo aspetto, il S.U.M. ha già evidenziato proprio al Ministro Crosetto la disparità di trattamento riservata ai Comandanti di squadra o incarichi equipollenti delle Forze Armate, ricoperti da personale appartenente al ruolo Sergenti della categoria Sottufficiali e alla categoria dei Graduati.
Peraltro, la stessa decretazione cita che “l’indennità di comando è volta a remunerare l’espletamento di funzioni di comando che includono l’impiego di personale dipendente, di mezzi e di materiali”, funzioni che a parere del S.U.M. vengono pienamente svolte da un Comandante di squadra dei reparti di fanteria o ai capi pezzo delle batterie di artiglieria, ai Comandanti blindo pesanti, ai comandanti di squadra TRAMAT o sanità o tutti gli altri incarichi di comando della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare con analoghe caratteristiche, sia in guarnigione e ancor più in Teatro Operativo.
Nella risposta dello Stato Maggiore della Difesa che risaliva al 2023, venne detto che “l’incarico di Comandante di Squadra non risulta essere stato segnalato dai competenti Vertici delle Forza Armate, considerato altresì che l’eventuale inclusione di tale incarico verrebbe ad interessare un numero elevatissimo di personale, stimabile in termini di migliaia, con la conseguenza di superare certamente il tetto fissato dai contingenti massimi e di non avere idonea copertura finanziaria”.
Ci si sarebbe, quindi, aspettati una difesa strenua di tale principio da parte di chi ha firmato il contratto 2022 – 2024, ma anche in quel documento le sigle rappresentative firmatarie preferirono far inserire nell’addendum aggiuntivo degli accordi sindacali la dicitura che l’amministrazione avrebbe dovuto “valutare l’opportunità di valorizzare le posizioni individuate da ciascuna amministrazione”.
Ora che riprenderanno le attività per la contrattazione, non si potrà più accettare alcun ritardo al riconoscimento ufficiale di tale indennità che, è bene ricordarlo, dovrà passare attraverso tre passaggi fondamentali:
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la modifica normativa dell’articolo 10 commi 1 e 2 della legge n. 78 del 23 marzo 1983;
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l’incremento delle posizioni stabilite da decreto che ad oggi sono più di 23.000;
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lo stanziamento di risorse adeguate all’incremento di migliaia di posizioni.
Ultima considerazione: sorprende che dalla professionalizzazione delle Forze Armate nessun rappresentante delle categorie menzionate abbia mai sollevato il problema o abbia chiesto formalmente la revisione della norma, accettando gli incrementi dei destinatari appartenenti a una sola categoria, senza riconoscere il legittimo diritto a chi realmente tra Graduati e Sergenti ha “comandato uomini e ha avuto responsabilità dei mezzi nei Teatri afghani, iracheni, balcanici…”.
Ma il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – continuerà a spingere per questo giusto riconoscimento che rappresenta anche uno dei punti del contratto firmato a maggio scorso, a Roma, con tutti i nostri iscritti.
Cogito Ergo S.U.M.