Sono stati interrogati dai giudici i due ex appartenenti ai servizi segreti italiani arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulla presunta attività di spionaggio a favore della Russia. Da quanto riporta RaiNews, entrambi hanno deciso di rispondere alle domande dei magistrati: uno degli indagati ha fornito la propria versione dei fatti nel corso di un interrogatorio durato circa due ore, mentre la difesa dell’altro sostiene che il suo coinvolgimento sia frutto di un errore giudiziario.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, riportati da RaiNews, gli investigatori contestano la cessione, in cambio di denaro, di documenti classificati riguardanti la sicurezza nazionale, la Difesa italiana e la NATO. Tra il materiale figurerebbero informazioni su armamenti, programmi militari, nominativi di appartenenti ai servizi d’intelligence italiani e stranieri e dati relativi alle forniture militari destinate all’Ucraina. Pur non essendo coperti da segreto di Stato, i documenti sarebbero classificati come “riservati”, “riservatissimi” o “segreti”.
Uno degli obiettivi principali dell’intelligence militare russa sarebbe stato acquisire informazioni sulle capacità di difesa aerea che i Paesi occidentali stanno fornendo a Kiev. Tra le richieste intercettate figurano dettagli sul sistema missilistico SAMP/T, sul missile CAMM-ER, sul progetto Michelangelo Dome sviluppato da Leonardo e su altri programmi destinati a rafforzare la difesa ucraina.
Secondo la ricostruzione di Defense News sulla base degli elementi giudiziari, gli investigatori ritengono che la rete cercasse anche informazioni sui piani di riarmo dell’Italia, dell’Unione europea e della NATO, sull’eventuale produzione di missili a lungo raggio per l’Ucraina e su aziende strategiche italiane del settore della difesa. Le informazioni sarebbero state consegnate attraverso schede microSD e compensate con pagamenti in contanti.
L’inchiesta ha avuto immediate ripercussioni diplomatiche. Il Governo italiano ha disposto l’espulsione di due addetti militari dell’ambasciata russa, ritenuti coinvolti nelle attività di intelligence contestate. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito le operazioni una “grave e inaccettabile ingerenza” contro la sicurezza nazionale, mentre Mosca ha annunciato contromisure diplomatiche.
IL VATICANO NELLE INTERCETTAIZONI TELEFONICHE
Secondo quanto riporta InfoVaticana, citando la documentazione dell’indagine pubblicata dal Corriere della Sera, tra le conversazioni intercettate compare anche un riferimento al Vaticano. In un dialogo registrato dagli investigatori, uno degli indagati afferma di aver ricevuto anni prima un incarico “con il Vaticano” e di aver effettuato un “contributo a papa Francesco”.
Come sottolinea la stessa InfoVaticana, il significato di quel passaggio resta però del tutto indeterminato. Gli atti finora noti non chiariscono quale fosse l’eventuale missione né indicano un coinvolgimento della Santa Sede. Le ipotesi avanzate da alcuni osservatori – dalla raccolta di informazioni sulla diplomazia vaticana al tentativo di creare canali di contatto – non trovano, allo stato attuale, conferme nelle indagini. Le autorità italiane, inoltre, non hanno attribuito alcuna responsabilità al Vaticano e l’inchiesta è tuttora in corso.