PENSIONE DEL PERSONALE MILITARE DELLE FORZE ARMATE: POSSIBILE PROROGA OLTRE IL 2024 DEL COLLOCAMENTO IN AUSILIARIA TRAMITE LO “SCIVOLO” E I 40 ANNI DI SERVIZIO EFFETTIVO.

06 aprile 2022 1° Lgt in pensione PISTILLO Antonio

Tutto il personale militare delle Forze Armate è a conoscenza che la legge n. 244/12, meglio conosciuta come “Legge Di Paola”, prevede un passaggio ad un modello di difesa con una consistenza organica di 150.000 unità entro il 2024 (di cui Esercito 89.400, Marina 26.800 e Aeronautica 33.800), con una riduzione da conseguire attraverso vari criteri previste dalla legge stessa e dal Decreto Legge n. 95/2012, cosiddetto di “spending review”.


Tra i vari procedimenti per la diminuzione del personale era stata prevista anche l’A.R.Q. (aspettativa per riduzione quadri) per il personale non dirigente, ma già dalla lettura delle prime bozze della legge succitata era emerso che il processo per essere collocati in tale posizione era di difficile attuazione.

La quasi totalità dei militari ha creduto in tale opportunità, illudendosi che potesse essere lasciato a casa all’età di 57 anni con lo stipendio ridotto del 5% e col tempo solo una parte si è ricreduta, mentre in molti sperano ancora per il futuro.

Chi scrive si è speso molto nel cercare di far comprendere che il collocamento in A.R.Q. non era basato su criteri di automatismo, ma il passaggio finale di un lungo procedimento che passava dall’essere dichiarati in esubero al processo di mancata ricollocazione in altre amministrazioni pubbliche, consigliando di confidare più su un rimando, oltre il 2020, dell’opportunità di essere collocati in ausiliaria tramite lo “scivolo” e i 40 anni di servizio effettivo, cosa che poi si è verificata con una deroga fino al 2024.

L’A.R.Q. per il personale non dirigente è diventata ancora meno concreta nel 2019 quando il governo Conte 1 ha provato a richiamate in servizio il personale in pensione nella categoria dell’ausiliaria da impegnare nella Pubblica Amministrazione (tentativo fallito miseramente) che andava in forte antinomia con la possibilità di lasciare a casa il militare in servizio e impegnare quello in pensione seppur in ausiliaria.

Quindi era meglio contare in un’ulteriore proroga, oltre il 2024, delle alternative per lasciare il servizio prima dei 60 anni.

Parlare ancora di A.R.Q. nell’attuale contesto è anacronistico visto il dibattito politico di questi giorni, in cui si discute sull’aumento delle spese militari fino al 2% e in considerazione che alla Camera è in discussione una proposta di legge per la riorganizzazione delle Forze Armate.

Inizialmente le proposte di legge che avevano come comune denominatore la dilazione, oltre il 2024, del conseguimento della riduzione della consistenza organica erano 6 che sono confluite in un unico testo attualmente in dibattito a Montecitorio finalizzato, oltre alla riduzione del personale, anche ad una riorganizzazione interna dei gradi, a nuove procedure di reclutamento ed a un’eventuale immissione di personale tecnico e specialistico.

L’iniziativa parlamentare prevede un’importante novità anche in merito al trattamento di quiescenza, sfuggita alla stampa e ai siti di riferimento del mondo militare, che consiste in una proroga, oltre il 2024, del regime transitorio del collocamento, a domanda, in ausiliaria del personale che si trova a non più di 5 anni dal limite di età (c.d. scivolo) ovvero che abbia prestato non meno di 40 anni di servizio effettivo al fine di beneficiare di una maggiore prestazione pensionistica, rimanendo in tale posizione ovvero optando per il c.d. moltiplicatore senza necessariamente attendere la cessazione dal servizio per limiti di età.

È opportuno, inoltre, precisare che l’ultimo testo alla Camera richiama una proroga solo col requisito dei 40 anni di servizio effettivo (fino al 2030), mentre il testo precedente includeva anche lo “scivolo”.

È probabile che possa essere un errore di trascrizione, ma potrebbe anche essere la volontà del legislatore.

Nulla, invece, è stato rinvenuto, anche dall’approfondimento della documentazione per l’esame di progetti di legge, in merito al contingentamento annuale in uscita con lo “scivolo” che sarà probabilmente definito in sede di stesura del provvedimento di attuazione della delega, sempre che sia volontà del legislatore prorogare lo stesso.

Infine, è plausibile che il provvedimento definitivo possa vedere la luce entro il 2023, in quanto è dato per scontato che entro il 2024 non si riesca a raggiungere l’obbiettivo di una riduzione della consistenza organica tramite le uscite fisiologiche e sempre che, nel frattempo, il conflitto in Ucraina non induca ad un ripensamento ovvero ad una diminuzione spalmata in un arco temporale più lungo e di riflesso prolungare anche le due opportunità per accedere all’ausiliaria prima dei 60 anni.

Si approfitta dell’occasione per ribadire che la cessazione dal servizio con 40 anni di servizio militare effettivo (non è valutabile un eventuale periodo di lavoro precedente nell’ambito privato o pubblico) non è equiparata, a differenza dello “scivolo, a tutti gli effetti a quello per il raggiungimento del limite di età, per cui non sono riconosciuti i c.d. 6 scatti ai fini della determinazione dell’indennità di buonuscita, con una perdita di circa 11.000,00 netti per un’uscita nel 2024.

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