Come evidenziato da un articolo di NSM, la difesa dell’Istituto non si è limitata a paventare un presunto tracollo delle casse pubbliche – stimando costi fino a 15,6 miliardi di euro, cifre peraltro contestate e ritenute ampiamente sovrastimate rispetto ai dati della Ragioneria Generale dello Stato – ma, secondo l’opinione di chi il TFS lo vorrebbe tutto e subito, si è spinta in un terreno retorico. NSM è ANCHE SU WHATSAPP

Secondo l’ardita ricostruzione dei legali dell’Istituto, il blocco dei pagamenti del TFS configurerebbe una sorta di “risparmio forzoso” a tutela dei pensionati stessi. La tesi sostenuta in una memoria,  è che ricevere l’intera liquidazione in un’unica soluzione rappresenterebbe un “rischio” per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza: troppa liquidità tutta insieme potrebbe indurre i pensionati a compiere scelte economiche errate. In sostanza, lo Stato tratterrebbe i soldi dei lavoratori per “proteggerli” da se stessi. Una posizione che, oltre che dal Sindacato dei Finanzieri SINAFI, ora è contrastata anche dal SIM MARINA.

Il paradosso del prestito: pagare per riavere i propri soldi

Mentre l’INPS teorizza stravaganti tutele psicologiche, la realtà quotidiana di migliaia di militari e poliziotti è ben diversa e drammatica. Per poter disporre delle somme maturate in decenni di onorato servizio, moltissimi, specialmente quelli che optano per l’uscita anticipata, per non attendere oltre due anni, sono costretti a rivolgersi agli istituti di credito per ottenere l’anticipo del TFS integrale.

“Questa operazione non è gratuita: il personale si trova a pagare interessi che oscillano mediamente tra i 3.000 e i 9.000 euro (a tal proposito, avevamo redatto una guida per richiedere l’anticipo individuando le soluzioni migliori). Una cifra che diventa particolarmente onerosa per gli ufficiali e proibitiva per gli ufficiali superiori, i quali, a fronte di liquidazioni più consistenti, devono cedere alle banche fette enormi del proprio TFS sotto forma di interessi passivi. È l’umiliazione finale: dover pagare per rientrare in possesso di quanto già versato e dovuto.

Viene allora spontaneo chiederci: ma la retorica, in questo caso, dov’è? Dov’è finito il riconoscimento per quel ‘servizio allo Stato’ tanto declamato nelle cerimonie, se poi i suoi servitori sono costretti ad indebitarsi per riavere i propri soldi?”

COMUNICATO STAMPA

SIM MARINA: Trattamento di Fine Servizio. L’INPS avanza discutibili valutazioni e non applica le norme di legge

L’Ufficio tutela amministrativa e previdenziale di SIM Marina ha seguito l’udienza della Corte Costituzionale del 10 febbraio in merito alla dilazione del pagamento del Trattamento di Fine Servizio (TFS) dei dipendenti pubblici.

Sono stati discussi i ricorsi già accolti dai TAR di Lazio e Marche, che hanno rimesso la questione alla Corte Costituzionale per sospetta incostituzionalità della norma.

Cosa prevede l’attuale normativa

La normativa sul TFS prevede che il TFS venga pagato fino a 12, 24 o 36 mesi dopo la cessazione del servizio, senza riconoscere rivalutazione o interessi. Con un’inflazione dell’8% nel 2023 e del 5% nel 2024, un lavoratore con un TFS lordo di 200.000 euro perde oltre 26.000 euro di potere d’acquisto. 

La Corte Costituzionale aveva già censurato questo meccanismo con le sentenze n. 159/2019 e n. 130/2023,  chiedendo al Parlamento di intervenire. 

Ma il legislatore è rimasto inerte, lasciando in vigore una norma ritenuta ingiusta e irragionevole. 

Nel 2024 l’INPS ha aggravato la situazione: dopo aver introdotto la possibilità di chiedere un’anticipazione            del TFS , ha prima bloccato le nuove domande (aprile 2024) e poi chiuso la procedura (giugno 2024).

 Un doppio colpo per i dipendenti pubblici, rimasti senza accesso immediato ai propri risparmi di fine carriera

L’udienza della Costituzionale del 10 febbraio

L’udienza ha messo a nudo una verità che SIM Marina denuncia da anni: lo Stato considera i nostri risparmi come un fondo cassa a sua disposizione, arrivando a giustificare il sequestro del TFS con argomentazioni che definire offensive è un eufemismo.

L’INPS considera i dipendenti (e con essi anche i militari) come cittadini “incapaci”, fatto gravissimo. Nella memoria depositata alla Consulta, infatti, l’INPS ha scritto che “il pagamento rateale è per il bene del personale”. Pare che studi di psicologia finanziaria indicano che secondo cui l’uomo sarebbe irrazionale e, se ricevesse tutto il TFS subito, verrebbe preso dall’euforia spendendo tutto in gratificazioni immediate.

È una valutazione irricevibile.

Ci sarebbe da ridire se non fosse un fatto di una gravità assoluta.

I dipendenti pubblici sembrano sono descritti come soggetti da sottoporre a tutela; incapaci di gestire i frutti di una vita di sacrifici.

Peccato che Il TFS non è una paghetta: è salario differito, sono soldi frutto del lavoro di ognuno.

Il TFS rappresenta il risparmio di una vita.

E’ la sicurezza per la vecchiaia, la possibilità di estinguere finalmente prestiti e mutui accumulati negli anni, è la possibilità di pensare alla salute e, quando serve, affrontare visite private per evitare le interminabili attese del SSN.  

Nessuno può appropriarsi di ciò che abbiamo costruito sacrificando tempo, famiglia e noi stessi. Non è una cifra che ci fa gridare “sono ricco”, ma è il nostro salvadanaio, il mezzo per vivere la vecchiaia con serenità e dignità.

Entro 15 giorni è attesa la sentenza della Corte Costituzionale. SIM Marina si aspettiamo che i giudici mettano fine a questo pagamento differito; Un vero e proprio prestito forzoso a tasso zero fatto dai militari allo Stato.

Un’altra criticità irrisolta: IL TFS per chi usufruisce dello scivolo

SIM Marina vuole portare nuovamente all’attenzione un altro punto più critico che riguarda i colleghi che hanno usufruito del cosiddetto “scivolo”. Nonostante l’intervento della Marina Militare, stimolato da una nostra diretta richiesta allo Stato Maggiore, il Polo Pensionistico INPS della Spezia continua a non applicare correttamente la norma sul TFS nei riguardi dei colleghi che vanno in pensione utilizzando il così detto scivolo.

A questi infatti la prima parte viene liquidata dopo due anni dal congedo, mentre per legge sono equiparati a tutti gli effetti al pensionamento per limiti di età.

Di conseguenza, la prima tranche spetta di diritto dopo il primo anno (e ora, teoricamente, dopo 9 mesi).

Nonostante il recente intervento della Marina Militare ancora nulla è cambiato.

Il SIM Marina intende far valere tutti i diritti del personale rappresentato ed ha avviato valutazioni per sostenere un ricorso contro le decisioni dell’INPS.

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