Nell’udienza del 10 febbraio 2026, tenutasi presso la Corte Costituzionale, i legali dell’INPS, oltre ad aver prospettato costi insostenibili per le casse pubbliche (fino a 15,6 miliardi di euro) in caso di eliminazione dei blocchi sui pagamenti “regolari” del TFS, cifre tuttavia contestate dalla controparte che le ritiene sproporzionate rispetto ai calcoli della Ragioneria Generale dello Stato, avrebbero sostenuto il “risparmio forzoso” sui pensionati.
Per l’Istituto, pagare subito il TFS sarebbe rischioso: cifre così “grandi” potrebbero spingere i pensionati a scelte economiche errate.
Secondo l’INPS quindi, oltre al rischio di un temuto cedimento del “Sistema Previdenziale”, l’erogazione in un’unica soluzione incentiverebbe, da parte del neo pensionato, una spesa eccessiva e immediata, facendo correre il rischio di cadere nell’irrazionalità.
Ciò – avrebbero sottolineato i legali – sarebbe acclarato da studi di economia comportamentale e psicologia finanziaria, secondo i quali gli esseri umani tendono a compiere scelte di spesa irrazionali quando entrano in possesso di grandi somme improvvise.
In sostanza, l’INPS ha giustificato il ritardo nei pagamenti non solo come necessità di bilancio, ma come una sorta di tutela paternalistica volta a impedire che i pensionati spendano troppo velocemente i propri risparmi.
La tesi contenuta in una memoria dell”INPS (minuto 27 del video integrale in fondo alla pagina) non è stata affatto condivisa da tutta la compagine sindacale della Sicurezza e della Difesa italiana. Tra questi, il SINAFI, della Guardia di Finanza che ha rilasciato un duro comunicato stampa..NSM è anche su Whatsapp
Il comunicato stampa del SINAFI
IL TFS È NOSTRO, NON È UNA PAGHETTA! IL SINAFI NON RESTERÀ A GUARDARE!
Incredibile ma vero. Non bastava che lo Stato tenesse in ostaggio per anni la liquidazione dei dipendenti pubblici e dei Finanzieri, frutto di una vita di sacrifici. Non bastavano le “leggi d’urgenza” diventate eterne sulla pelle di chi va in pensione. Ora dobbiamo subire anche l’umiliazione suprema: l’INPS che fa il moralista con i nostri soldi!
l’INPS si è presentato davanti alla Corte Costituzionale con una tesi che definire offensiva è un eufemismo: il TFS verrebbe erogato a rate perché, se dato tutto insieme, i pensionati rischierebbero di “scialacquarlo” per soddisfare desideri futili.
Sentire l’INPS che ci fa la lezione su come gestire i risparmi è francamente esilarante, se non fosse tragico.
È paradossale che proprio l’INPS pretenda di insegnarci l’economia domestica: un ente che naviga tra buchi di bilancio e acrobazie contabili vorrebbe spiegarci come non “scialacquare” i frutti di quarant’anni di onorato servizio? È come se un naufrago su una zattera cercasse di dare lezioni di navigazione a chi ha costruito la nave con le proprie mani. Prima di preoccuparsi delle nostre spese “futili”, pensino a far quadrare i loro miliardi senza tenere in ostaggio la vita dei lavoratori!
IL SINAFI LO AVEVA GIÀ DETTO!
Noi come SINAFI non cadiamo dalle nuvole. Abbiamo già segnalato e denunciato in passato, in ogni sede opportuna, le criticità e le ingiustizie relative al differimento del TFS . È una battaglia che portiamo avanti con coerenza: il trattamento di fine servizio non è un premio fedeltà né una concessione benevola, è salario differito. Sono soldi NOSTRI.
ORA BASTA!
Siamo arrivati al paradosso: lo Stato ci tratta come bambini delle medie che non sanno gestire la paghetta.
“Il TFS è il risultato di una vita di lavoro e sacrifici.”
Impedire l’accesso immediato a queste somme con la scusa del “buon padre di famiglia” è un atteggiamento paternalista, arrogante e profondamente offensivo.
Mentre noi aspettiamo anni per vedere ciò che ci spetta, subendo il peso dell’inflazione, l’INPS si permette di fare psicanalisi spicciola. Vergogna!
Il TFS è un diritto sacrosanto e il SINAFI continuerà a lottare affinché nessuno possa più mettere becco su ciò che il personale si è guadagnato con sudore e onore.
I lavoratori in divisa non chiedono elemosina, chiedono RISPETTO.
La Segreteria Nazionale SINAFI
Previdenza – Impiego pubblico – Trattamenti di fine servizio, comunque denominati, spettanti nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età – Prevista corresponsione decorsi dodici mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro – Riconoscimento del trattamento secondo un meccanismo di rateizzazione, differentemente articolato in base all’ammontare complessivo della prestazione