Non sempre chi indossa un’uniforme si trova a combattere le proprie battaglie sul terreno operativo. Talvolta il fronte più difficile da gestire è quello privato, dove le tensioni personali possono trasformarsi in una lunga prova di resistenza psicologica.
È quanto emerso davanti al Tribunale di Torino, dove un carabiniere di 38 anni ha raccontato la propria esperienza nell’ambito del processo che vede imputata l’ex moglie con l’accusa di atti persecutori.
Nel corso della sua deposizione, il militare ha descritto una situazione che, secondo la sua ricostruzione, andrebbe avanti da diversi anni e che avrebbe inciso profondamente sulla sua serenità personale. L’uomo ha dichiarato di vivere da tempo sotto una forte pressione emotiva, arrivando ad affermare di aver bisogno di un supporto psicologico che, tuttavia, non sarebbe in grado di sostenere economicamente a causa delle ingenti spese legali affrontate per le varie vicende giudiziarie in corso.
Centinaia di messaggi e comunicazioni indesiderate
Secondo quanto riferito in aula, le difficoltà sarebbero proseguite anche dopo la separazione della coppia. Il carabiniere ha raccontato che, a partire dal 2022, avrebbe iniziato a ricevere una quantità estremamente elevata di email provenienti dall’ex coniuge.
In alcuni periodi, il numero delle comunicazioni avrebbe raggiunto decine, se non centinaia, di messaggi quotidiani. Il militare ha spiegato di aver continuato a leggerli nella convinzione che potessero contenere informazioni riguardanti il figlio della coppia, affetto da problemi di salute. Tuttavia, gran parte delle comunicazioni sarebbe stata caratterizzata da insulti, minacce e intimidazioni.
Alle email si sarebbero aggiunti messaggi telefonici e chiamate insistenti. Nel tentativo di interrompere i contatti indesiderati, l’uomo avrebbe persino cambiato più volte numero di telefono, senza però ottenere i risultati sperati.
Denunce e misure restrittive
La situazione avrebbe portato il carabiniere a presentare due denunce. Durante la fase investigativa, nei confronti della donna sarebbe stato disposto un divieto di comunicazione con l’ex marito.
Secondo la testimonianza resa in aula, dopo l’adozione del provvedimento le comunicazioni moleste sarebbero comunque proseguite attraverso altri canali, compresi indirizzi di posta elettronica riconducibili a familiari della donna.
Coinvolta anche la nuova compagna
Nel racconto del militare è emerso inoltre il presunto coinvolgimento della sua attuale compagna, che sarebbe stata destinataria di messaggi e comunicazioni ritenute offensive.
Tra gli episodi più delicati segnalati in tribunale figurerebbe anche l’invio di materiale fotografico privato risalente alla precedente relazione tra i due ex coniugi, oltre a messaggi contenenti accuse e commenti offensivi.
Timori per la sicurezza personale
La testimonianza ha evidenziato anche presunti episodi di danneggiamento dell’autovettura del carabiniere e attività di pedinamento. L’uomo ha riferito di essere stato fotografato a sua insaputa e di aver successivamente ricevuto le immagini direttamente sul proprio telefono.
Secondo quanto dichiarato, il timore non riguardava soltanto la propria incolumità, ma anche quella della nuova compagna. A ciò si sarebbero aggiunte presunte minacce finalizzate a creare problemi sul piano professionale, con possibili ripercussioni sulla sua attività lavorativa.
Il ricordo di un episodio avvenuto anni prima
Durante l’udienza è stato richiamato anche un fatto risalente al 2016. Il militare ha raccontato che, nel corso di una lite avvenuta quando la relazione era ancora in essere, l’ex moglie avrebbe impugnato un coltello e tentato di minacciarlo.
Un episodio che, a suo dire, contribuì già allora a generare un forte stato di apprensione.
Il dramma familiare e la battaglia per il figlio
Oltre agli aspetti processuali, la vicenda presenta anche un doloroso risvolto familiare. Il carabiniere ha infatti dichiarato di non riuscire a vedere il figlio da tempo e di aver avviato ulteriori iniziative legali presso il tribunale competente per cercare di ristabilire un rapporto con il minore.
Nel corso del controesame, la difesa dell’imputata ha evidenziato come anche il militare, in alcuni scambi di messaggi, avrebbe utilizzato espressioni offensive nei confronti dell’ex moglie. L’uomo ha riconosciuto la possibilità di aver reagito verbalmente in maniera dura, sostenendo però che tali comportamenti sarebbero maturati in un contesto di forte stress e continue provocazioni.
La vicenda resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Nelle prossime udienze sarà ascoltata anche la versione dell’imputata, elemento fondamentale per consentire al tribunale di ricostruire con completezza i fatti contestati.