Militari e poliziotti usati come cavie per il vaccino anti-covid19? La risposta del Governo

Le voci sull’ ipotesi delle vaccinazioni anti-covid19 sui militari italiani a metà aprile aveva suscitato l’indignazione di molti, scatenando polemiche nei social. All’interrogazione parlamentare della deputata Cunial Sara del 9 aprile 2020 ( leggi QUI), era seguita quella presentata, come primo firmatario, dell’ Onorevole Deidda ( 29 aprile 2020), membro della Commissione Difesa.

In data odierna è finalmente giunta una risposta rassicurante dal Governo, nella persona del Sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo. Nell’interrogazione parlamentare, Deidda, insieme ai colleghi di partito (FdI) Ferro  e Galantino, aveva chiesto chiarimenti su una eventuale accelerazione del processo di controllo e conseguente distribuzione dei vaccini per il contrasto al COVID-19.



La suindicata pratica  – sostiene Deidda – già avviata in altri Stati , se non intrapresa su base volontaria, appare in contrasto con i principi di cui al combinato disposto degli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, dovendo prevalere, anche sulla ricerca scientifica, la tutela del cittadino nella propria libertà di scelta, nonché nel relativo diritto alla salute;

Recentemente – afferma l’onorevole – gli organi di stampa hanno incluso tra le categorie dei soggetti che il Governo starebbe ipotizzando per la citata sperimentazione anche gli appartenenti alle forze armate e di polizia, ciò perché asseritamente in possesso di un profilo idoneo alla citata sperimentazione, nonché tale da limitare i rischi di complicanze paventati dalla comunità scientifica al riguardo.

Appare inopportuna – continua l’interrogazione – l’inclusione della citata categoria, in quanto, a prescindere dalla volontarietà della scelta, il singolo soggetto – tenuto conto del complesso funzionamento del sistema militare – potrebbe trovarsi in estrema difficoltà nell’esprimere un netto rifiuto al riguardo.

la sottoposizione del citato personale alla sperimentazione in questione – considerato anche il blocco dei concorsi in atto e l’impossibilità, allo stato, di prorogare i contratti dei volontari in ferma prefissata – potrebbe compromettere, a seconda dell’incidenza delle complicanze, l’intero sistema di difesa nazionale.



In conclusione, il parlamentare di FdI chiede al Ministro della Difesa se  sia a conoscenza dei fatti sopraesposti e quali iniziative intenda assumere al fine di escludere, in modo assoluto, il personale appartenente alle Forze armate dalle categorie ipotizzate per la sperimentazione dei vaccini in questione.

La risposta del Sottosegretario alla DIfesa Angelo Tofalo

Relativamente alla predisposizione del contrasto al Covid-19, desidero rappresentare che non è ipotizzato alcuno studio di coorte sul personale militare in relazione alla sperimentazione del vaccino in argomento. Voglio sottolineare che qualsiasi coinvolgimento del vaccino sul personale militare, a qualsiasi stadio della fase sperimentale – continua Tofalo –  dovrà essere concordato con il Ministero della Salute, ai sensi del Decreto Interministeriale sulle misure di profilassi vaccinale del personale del 16 maggio 2018 e poi vagliato dal Comitato Etico.

Pertanto – conclude Tofalo – un eventuale ipotesi di studio di coorte sui militari , non supportata da documentazioni scientifiche, non potrebbe trovare comunque alcuna autorizzazione di natura medico legale.


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