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Colpo di cannone sul pollaio. Caso archiviato dalle procure

PORDENONE – Lo scorso marzo 2021 un colpo di cannone colpì un pollaio.Furono aperte due inchieste. Dopo quasi un anno il caso è stato archiviato.

I consulenti dei magistrati non sono stati in grado di stabilire con certezza quale sia stato il blindato Centauro che ha colpito l’allevamento per errore.

Un’inchiesta era stata aperta anche dall’Esercito, che ha messo in campo gli inquirenti delle Forze Armate. Ma capire chi avesse sparato mancando il tiro di 40° su una traiettoria di 1.300 metri si sarebbe rivelato più difficile del previsto.

In quei giorni erano stati sparati decine e decine di colpi. Impossibile trovare la “corona” del proiettile finito in cascina, ne erano rimasti troppi a terra ed è andato perduto. Il sostituto procuratore Marco Faion, dopo oltre un anno di indagini, ha quindi chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto contro ignoti e il gip Monica Biasutti ha confermato il suo orientamento.

Il colpo sparato intorno alle 20.30 è quello che è finito contro i capannoni dell’allevamento, attraversando sei muri. Il proiettile di prova (non esplosivo) sparato da 1.300 metri si è rotto in due parti all’impatto. Solo la mattina dopo alla fattoria si accosero del fatto.

Inizialmente risultò difficile capire la natura del danno e del blackout che causò la morte di un centinaio di galline. Furono i  carabinieri della Compagnia di Spilimbergo a ricostruire i fatti partendo dalla sera precedente.

LE INDAGINI
Quattro blindati Centauro furono sequestrati. Le indagini dei carabinieri di Maniago e Meduno avevano poi individuato due veicoli “sospetti”. Restava da capire perché il cannone 105/52 fosse puntato su Vivaro. Un errore umano o tecnico? È stata colpa dell’attrezzatura? Oppure le coordinate registrate al mattino erano sbagliate e il veicolo era posizionato su un lato completamente diverso dall’obiettivo? Le domande sono rimaste.

Il pm Faion e il pm Raffaele Tito avevano incontrato anche il procuratore militare Stanislao Saeli e il sostituto Luca Sergio, a loro volta investiti delle indagini per quanto di loro competenza. Due perizie – di cui una balistica – ordinate dagli inquirenti. Per quanto riguarda l’inchiesta friulana, la Procura di Pordenone si è rivolta a due esperti dell’Esercito: il colonnello Paolo Fanin e il capitano Giuseppe Nicolosi, che si occupa di mezzi da combattimento.

LE CONCLUSIONI
Non sono state riscontrate violazioni circa le modalità di organizzazione e svolgimento dell’esercitazione congiunta (è stato inoltre chiesto ai consulenti di verificare se il poligono presentasse situazioni di sicurezza per future esercitazioni militari). A quel punto la Procura della Repubblica si è concentrata su due ipotesi di reato: getto pericoloso di cose, riferito al cannoneggiamento, e danneggiamento del capannone.

Due gli obiettivi: capire quale mezzo ha sparato e individuare eventuali responsabilità nei confronti dell’equipaggio. I due ufficiali-periti dell’Esercito non hanno fornito elementi tali da poter identificare l’equipaggio del blindato Centauro che ha esploso il colpo.

Impossibile, quindi, sostenere l’accusa di casting pericoloso. Il danno? È un caso colposo. Il reato è stato depenalizzato e non ha rilevanza penale. Il fascicolo aperto contro ignoti, dunque, finisce sugli scaffali degli archivi.

FONTE italy24.press

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