L’Italia è stretta nella morsa di un’ondata di caldo eccezionale. Le temperature hanno ormai superato i 40 gradi in molte città e le autorità sanitarie continuano a raccomandare di limitare l’esposizione al sole, evitare sforzi fisici nelle ore più calde e indossare abiti leggeri.
Eppure, mentre il Paese si adatta all’emergenza climatica, i militari impiegati nell’operazione “Strade Sicure” continuano a prestare servizio indossando la tradizionale giacca dell’uniforme, anche durante le ore più torride della giornata.NSM è ANCHE SU WHATSAPP E SU TELEGRAM
Da tempo diverse organizzazioni sindacali del comparto militare chiedono un intervento dei vertici affinché venga autorizzato l’utilizzo della polo estiva in sostituzione della giacca per il personale impiegato nei servizi esterni.
Una richiesta improntata al buon senso e alla tutela della salute degli operatori, costretti a rimanere per ore sotto il sole in postazioni fisse o durante pattugliamenti nei centri urbani. Secondo i sindacati, la polo rappresenterebbe una soluzione semplice, già prevista nel vestiario militare, che consentirebbe di affrontare le temperature eccezionali senza compromettere il decoro dell’uniforme e l’immagine delle Forze Armate.
Al momento, tuttavia, non risultano disposizioni generali che abbiano modificato le prescrizioni sull’uniforme per il personale impiegato nell’operazione, lasciando molti comandanti in attesa di direttive ufficiali.
Purtroppo, nel “sistema militare”, le norme sembrano arrivare sempre in ritardo rispetto al resto del Paese. È una dinamica già vista in passato. Durante l’emergenza Covid-19, quando nel resto d’Italia l’utilizzo delle mascherine era ormai una prassi consolidata e rappresentava una misura essenziale di prevenzione, all’interno di alcune basi militari vi era ancora chi ne osteggiava l’impiego, in attesa della disposizione formale. Una situazione che suscitò non poche perplessità tra il personale, che invece ne chiedeva l’utilizzo per tutelare la salute propria e dei colleghi.
Anche oggi il rischio è quello di assistere allo stesso copione: mentre le istituzioni civili adottano misure straordinarie per affrontare le temperature estreme, il comparto militare appare ancora vincolato a procedure e autorizzazioni che faticano a tenere il passo con le esigenze operative e con la tutela della salute del personale.
Le richieste dei sindacati sono chiare e convergenti.
Il SAM ha chiesto la possibilità di utilizzare, ove consentito, capi di vestiario più leggeri, come la polo estiva o la maglietta, alleggerendo, laddove possibile, anche il carico individuale.
ITAMIL ha auspicato che l’utilizzo di capi più leggeri venga esteso anche al personale impiegato nell’Operazione “Strade Sicure”, in considerazione della prolungata permanenza all’aperto e dell’esposizione alle elevate temperature, garantendo comunque la piena operatività del personale.
Anche USAMI ha evidenziato come le condizioni operative del personale dell’Aeronautica Militare impiegato nell’Operazione “Strade Sicure” siano diventate, ancora una volta, insostenibili, chiedendo l’immediata autorizzazione all’uso della maglietta polo verde a maniche corte.
Sulla stessa linea USMIA Esercito, che ha auspicato un alleggerimento della vestizione attraverso l’autorizzazione all’impiego della polo operativa o di altre soluzioni più idonee alle elevate temperature, senza compromettere la sicurezza e l’immagine istituzionale del personale.
In realtà, questa richiesta è stata rappresentata nel tempo, con sfumature diverse, da pressoché tutte le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM). Ad oggi, però, gli esiti sono quelli che tutti conosciamo. Di fronte a un’emergenza climatica che impone buon senso e tempestività, appare sempre più difficile comprendere i motivi di un’attesa che rischia di incidere sulla salute del personale impiegato quotidianamente nelle strade delle nostre città.
Di seguito le raccomandazioni della Difesa: