Visita la pagina Facebook di NSM
Screenshot

Si fermano, dopo nove giorni, le ricerche straordinarie di Antonio Ridolfi, il maresciallo 49enne della Marina Militare originario di Giulianova e in servizio al Comando Scuole della Marina Militare di Ancona, a Borgo Rodi. Del sottufficiale, disperso dal 16 settembre dopo un’immersione nelle acque di Torre Faro, nello Stretto di Messina, non è stata trovata alcuna traccia.

La sospensione del dispositivo straordinario, disposta dalla Capitaneria di Porto di Messina, non equivale però alla definitiva chiusura delle attività: secondo quanto riferito dalle fonti locali e dalla Rai, eventuali nuovi elementi, segnalazioni circostanziate o indizi utili potrebbero determinare la riattivazione delle ricerche.

L’ultima immersione a Torre Faro

Ridolfi aveva raggiunto Torre Faro nella mattinata del 16 settembre. Le telecamere della zona avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire le fasi precedenti all’immersione: il militare era arrivato in automobile, aveva scaricato l’attrezzatura e, intorno alle 11.25, era entrato in acqua. Con sé aveva materiale destinato a un’immersione tecnica, compreso uno scooter subacqueo e un rebreather, apparecchiatura a circuito chiuso che consente di riciclare il gas respiratorio e viene utilizzata anche per immersioni prolungate e a profondità considerevoli.

Il mancato rientro ha fatto scattare l’allarme nel tardo pomeriggio. A segnalarne la scomparsa sono stati gli amici subacquei messinesi, che conoscevano Ridolfi e che erano abituati a incontrarlo durante i suoi soggiorni in Sicilia. La sua automobile è rimasta parcheggiata nei pressi del punto di ingresso in acqua, contribuendo a confermare la presenza del militare nella zona.

Il ritrovamento dei palloni di emergenza

Uno degli elementi più importanti emersi durante le ricerche è stato il recupero, al largo di Papardo, di un sistema di palloni di segnalazione d’emergenza collegato a una cima lunga circa 20 metri. Il ritrovamento ha indirizzato una parte delle successive operazioni verso quella zona.

La lunghezza della cima potrebbe indicare la profondità dalla quale il dispositivo è stato utilizzato, ma non consente, da sola, di stabilire con certezza che cosa sia accaduto durante l’immersione. La possibilità che Ridolfi lo abbia azionato in una situazione di difficoltà è stata riportata dalla stampa come un’ipotesi, non come un dato definitivamente accertato. È rimasto invece senza esito il tentativo di individuare il sottufficiale a partire dal punto nel quale l’attrezzatura è stata recuperata.

Un dispositivo di ricerca imponente

Per giorni le operazioni hanno interessato contemporaneamente superficie, cielo e fondali. Il coordinamento è stato affidato alla Capitaneria di Porto di Messina, con il coinvolgimento della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco. Nelle attività subacquee sono intervenuti anche i sommozzatori dei Vigili del Fuoco provenienti da Reggio Calabria e Napoli, mentre motovedette ed elicotteri hanno continuato a controllare lo specchio di mare interessato.

Le condizioni dello Stretto hanno rappresentato uno degli ostacoli principali. Le forti correnti e la conformazione dei fondali hanno reso particolarmente complessa la ricerca, soprattutto nelle operazioni condotte in profondità. Le correnti, inoltre, rendono difficile stabilire con precisione l’area nella quale concentrare le ricerche quando un subacqueo non viene ritrovato nel punto dell’immersione. Il dispositivo straordinario è quindi proseguito per oltre una settimana senza portare al ritrovamento di Ridolfi.

La testimonianza degli amici: «Era davvero un esperto»

Le ricostruzioni pubblicate nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa hanno sottolineato l’esperienza del sottufficiale nel settore delle immersioni. Il quotidiano Il Centro ha raccolto, tra le altre, la testimonianza di Walter Squeo, conoscente di Ridolfi e profondo conoscitore del mare della zona. Squeo ha ricordato come nell’area di Torre Faro e Papardo siano presenti correnti molto forti e come quel tratto debba essere affrontato con particolare cautela, pur sottolineando la grande esperienza di Ridolfi. Anche la stampa locale ha riferito che Ridolfi era conosciuto nell’ambiente subacqueo messinese e che frequentava la zona da anni. Prima del trasferimento ad Ancona aveva inoltre prestato servizio ad Augusta, in Sicilia.

Il cordoglio della comunità e dei colleghi

A Giulianova l’attesa è stata accompagnata dall’angoscia della famiglia e degli amici. Il presidente del Circolo Nautico “Vincenzo Migliori”, Enrico Orsini, ha espresso la speranza che la vicenda potesse concludersi con il ritrovamento di Antonio. I colleghi della Guardia Costiera di Giulianova, secondo quanto riportato dalla stampa locale, hanno seguito la vicenda con particolare partecipazione, conoscendo personalmente il sottufficiale.

Particolarmente drammatiche sono state le parole della madre, Giovanna Catanese, raccolte da Il Centro. La donna ha ricordato il rapporto del figlio con il mare e ha raccontato come, alla domanda sul perché non avesse ancora formato una famiglia, Antonio le rispondesse: «Io ho già sposato il mare». La stessa madre, nei giorni successivi alla scomparsa, ha espresso il desiderio che il figlio possa almeno essere restituito alla famiglia, per potergli dare una degna sepoltura.

Le ricerche straordinarie sono sospese

Dopo nove giorni di attività, la Capitaneria di Porto di Messina ha quindi disposto la sospensione delle ricerche straordinarie. La decisione arriva dopo un vasto impiego di uomini, mezzi navali, elicotteri e nuclei specializzati, senza che sia stato possibile individuare Antonio Ridolfi. La Rai ha precisato che la sospensione non comporta la definitiva cessazione delle operazioni: qualora dovessero emergere nuove informazioni o segnalazioni utili, il dispositivo potrebbe essere nuovamente attivato.

Resta dunque aperta la vicenda del maresciallo della Marina disperso nello Stretto. Dal 16 settembre, l’unico elemento concreto recuperato durante le ricerche resta il sistema di segnalazione d’emergenza collegato alla cima di circa venti metri. Per la famiglia, per i colleghi e per gli amici che lo conoscono, l’attesa continua.

Condivisione
errore: Ci dispiace, il copia e incolla è disabilitato !!