Il Sindacato Unico dei Militari (SUM) analizza il “Bonus Giorgetti” (l’incentivo al posticipo del pensionamento ex Circolare INPS n. 42/2026), evidenziando come la misura — pur offrendo un vantaggio economico immediato in busta paga — finisca inevitabilmente per avvantaggiare i redditi più alti.
Tuttavia, data la specificità del Comparto, qualora il Bonus venisse formalmente attivato, il Dipartimento Amministrativo del SUM solleva importanti quesiti irrisolti rivolti a INPS, CUSI e PREVIMIL. Tra i nodi critici da sciogliere figurano il conteggio delle maggiorazioni di servizio, i requisiti d’accesso, i rapporti con l’ausiliaria e, soprattutto, i reali effetti sul moltiplicatore in caso di revoca dell’incentivo.
SUM: PENSIONI 2026 GROSSE NOVITÀ PER IL PERSONALE MILITARE. INCENTIVO AL POSTICIPO DEL PENSIONAMENTO. PIOVE SUL BAGNATO. LA NORMA PRIVILEGERÀ I REDDITI PIÙ ALTI.
Il Dipartimento Amministrativo SUM ha analizzato la Circolare INPS n. 42 del 3 aprile 2026 relativa all’incentivo al posticipo del pensionamento, comunemente conosciuto come “Bonus Giorgetti”.
La misura consente, a determinate condizioni, a chi ha maturato i requisiti previsti per la pensione anticipata ma decide di continuare a lavorare di rinunciare all’accredito della propria quota contributiva e ricevere il relativo importo direttamente in busta paga. La quota dell’Amministrazione continua invece a essere versata. Le somme corrisposte al lavoratore non concorrono alla formazione del reddito imponibile fiscale.
CHI PUÒ ACCEDERE
La norma generale riguarda chi matura entro il 31 dicembre 2026 i requisiti della pensione anticipata previsti dall’art. 24, comma 10, del D.L. 201/2011:
42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini
41 anni e 10 mesi per le donne.
Per il personale militare occorre però particolare cautela, perché il Comparto Difesa e Sicurezza dispone di una propria disciplina pensionistica.
Proprio per questo il 23 settembre 2026 si è svolta presso il CUSI una riunione con PREVIMIL, Centri Pensionistici delle Forze Armate e rappresentanti delle altre Amministrazioni del Comparto per approfondire l’applicazione della misura.
QUANTO SI PUÒ RICEVERE
Per il personale interessato, l’incentivo corrisponde alla quota IVS a carico del lavoratore, pari all’8,80% della retribuzione previdenziale, oltre all’eventuale contributo aggiuntivo dell’1% sulla parte eccedente la relativa soglia.
La percentuale è la stessa per tutti, ma il vantaggio economico NON È UGUALE PER TUTTI, perché cresce con l’aumentare dell’imponibile previdenziale.
La stessa comunicazione del CUSI conferma l’8,80% più l’eventuale 1% aggiuntivo.
*Calcolo teorico 8,80% e, sopra €56.224, anche dell’1% aggiuntivo sulla parte eccedente.
Questo comporta un dato che va evidenziato con equilibrio: la misura, pur applicando la medesima aliquota, produce in valore assoluto un beneficio maggiore sulle retribuzioni previdenziali più elevate. Pertanto, ove ricorrano i requisiti di accesso, il vantaggio economico può risultare sensibilmente superiore anche per il personale con qualifiche e gradi caratterizzati da imponibili più elevati.
Il SUM ritiene quindi importante che, oltre alla percentuale, venga sempre rappresentato ai colleghi l’effettivo beneficio in euro e il corrispondente effetto previdenziale.
COSA SUCCEDE ALLA PENSIONE
Non si tratta di un aumento stipendiale senza conseguenze.
Il lavoratore rinuncia all’accredito della propria quota contributiva; l’Amministrazione continua invece a versare quella a proprio carico. La posizione previdenziale continua quindi a essere alimentata, ma in misura inferiore rispetto alla contribuzione ordinaria.
La convenienza deve pertanto essere valutata individualmente considerando retribuzione, età, anni di permanenza in servizio e sistema di calcolo della pensione.
SI PUÒ CAMBIARE IDEA?
Sì. Questo è un punto molto importante.
La scelta non è definitiva.
La Circolare INPS n. 42/2026 stabilisce espressamente che il lavoratore può revocare la rinuncia all’accredito contributivo. La revoca produce effetti dal primo mese di paga successivo a quello in cui viene esercitata.
Da quel momento termina il beneficio in busta paga e riprende la normale contribuzione a carico del lavoratore.
Questa possibilità assume particolare importanza proprio per il personale militare prossimo alla cessazione.
BONUS E MOLTIPLICATORE: IL PUNTO PIÙ INTERESSANTE DA CHIARIRE
Per il personale militare che ne possiede i requisiti, il cosiddetto moltiplicatore determina un incremento del montante contributivo pari a:
5 × imponibile previdenziale degli ultimi 360 giorni × 33%.
Le indicazioni ufficiali della Difesa precisano che viene presa in considerazione la retribuzione imponibile pensionistica riferita ai 360 giorni antecedenti la cessazione dal servizio.
Da qui nasce una questione di notevole interesse.
Un militare potrebbe teoricamente fruire dell’incentivo per un determinato periodo e revocarlo prima dell’ultimo anno di servizio, tornando alla contribuzione ordinaria durante i 360 giorni utilizzati come riferimento per il moltiplicatore.
La revoca è certamente consentita. Ciò che, invece, deve essere chiarito ufficialmente è quale sia esattamente l’effetto dell’incentivo e della successiva revoca sul calcolo del moltiplicatore.
Non sarebbe corretto oggi affermare che la revoca nell’ultimo anno garantisca automaticamente il «moltiplicatore pieno», perché la normativa sul moltiplicatore fa riferimento alla base imponibile degli ultimi 360 giorni, moltiplicata per l’aliquota di computo del 33%, mentre il Bonus Giorgetti interviene sull’accredito della quota contributiva a carico del lavoratore.
È quindi necessario un chiarimento tecnico definitivo di INPS, CUSI e PREVIMIL.
E L’AUSILIARIA?
Chi è già collocato in ausiliaria non rientra nell’incentivo, poiché ha già cessato il servizio permanente.
Diversa è la posizione di chi è ancora in servizio e potrebbe successivamente accedere all’ausiliaria o optare, ricorrendone i presupposti, per il moltiplicatore.
Anche il rapporto tra Bonus Giorgetti – permanenza in servizio – ausiliaria – moltiplicatore merita pertanto un chiarimento specifico per il personale militare.
COSA CHIEDERÀ DI CHIARIRE IL SUM
Prima di fornire indicazioni definitive ai propri iscritti, riteniamo necessario conoscere con certezza: come vengono conteggiate le maggiorazioni di servizio per raggiungere i 42 anni e 10 mesi; quale sia l’interazione con i requisiti pensionistici speciali del Comparto; gli effetti sull’ausiliaria; gli effetti sul moltiplicatore; e soprattutto se la revoca dell’incentivo prima degli ultimi 360 giorni consenta di neutralizzare qualsiasi effetto sul calcolo del moltiplicatore.
Quest’ultimo aspetto può avere conseguenze economiche importanti e merita una risposta ufficiale, non interpretazioni.
COME SI RICHIEDE
La domanda deve essere presentata all’INPS. L’Istituto verifica il possesso dei requisiti e comunica l’esito al lavoratore e all’Amministrazione entro 30 giorni; solo successivamente il datore di lavoro procede agli adempimenti contributivi.
Il SUM continuerà a seguire gli approfondimenti in corso presso INPS, CUSI e PREVIMIL e informerà tempestivamente gli iscritti non appena saranno disponibili indicazioni definitive per il personale militare.