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USMIA Esercito ha scritto al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito per chiedere un intervento chiaro e uniforme sulla possibilità, per il personale militare in quiescenza e in congedo, di accedere alle installazioni militari, naturalmente nel pieno rispetto delle imprescindibili esigenze di sicurezza, identificazione e controllo degli ingressi.

Una richiesta che nasce da un principio semplice, ma profondamente legato alla cultura e ai valori della Forza Armata: il congedo conclude il servizio attivo, ma non cancella una vita trascorsa nell’Esercito, i legami costruiti negli anni e il senso di appartenenza alla comunità militare.

Chi ha indossato l’uniforme per decenni ha condiviso sacrifici, responsabilità, missioni, addestramento e quotidianità con donne e uomini che spesso sono diventati molto più che semplici colleghi.

Il rapporto con l’Istituzione e con i suoi valori non può essere considerato esaurito nel momento in cui termina il servizio attivo. Il giuramento prestato, la storia professionale e il patrimonio di esperienze maturato rappresentano elementi profondi dell’identità di ogni militare.

USMIA Esercito non chiede privilegi, corsie preferenziali né, tantomeno, accessi indiscriminati alle infrastrutture militari.

La sicurezza delle installazioni della Forza Armata costituisce una priorità assoluta e deve continuare a essere garantita attraverso tutte le procedure previste per l’identificazione, l’autorizzazione e il controllo degli accessi. Ma sicurezza e appartenenza possono e devono trovare un giusto equilibrio.

Riteniamo ragionevole che un militare congedato possa, secondo procedure definite e nel rispetto delle esigenze operative e di sicurezza, tornare nella caserma nella quale ha prestato servizio per salutare i colleghi, incontrare gli amici con cui ha condiviso una parte importante della propria vita o semplicemente trascorrere qualche momento nei luoghi che hanno segnato il proprio percorso professionale e umano. Il congedo non può trasformare chi ha servito l’Esercito in un estraneo alla propria comunità.

Per questo USMIA Esercito ha chiesto al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito di valutare l’emanazione di un indirizzo chiaro e uniforme per tutta la Forza Armata, affinché le modalità di accesso del personale in quiescenza e in congedo siano definite secondo criteri omogenei, trasparenti e compatibili con le esigenze di sicurezza delle singole installazioni.

L’obiettivo è evitare difformità applicative tra Enti e Reparti e garantire un principio di equilibrio tra la necessaria tutela delle infrastrutture militari e il riconoscimento del legame che continua a unire chi ha servito per anni l’Esercito alla propria comunità.

Consentire, secondo regole precise, a chi ha dedicato una parte significativa della propria vita alla Forza Armata di mantenere questo legame rappresenta un gesto di rispetto, appartenenza e riconoscenza.

Le caserme non sono soltanto luoghi di lavoro. Per migliaia di donne e uomini rappresentano anni di vita, sacrifici, amicizie, esperienze e memoria. Le porte delle nostre caserme devono essere sicure. Ma sicurezza non deve significare dimenticare chi, quelle porte, le ha attraversate per una vita intera indossando l’uniforme.

USMIA Esercito continuerà a sostenere il valore della comunità militare anche oltre il servizio attivo, perché l’appartenenza, il rispetto e la riconoscenza verso chi ha servito costituiscono parte integrante dei valori dell’Esercito.

Un militare lo è per sempre.

USMIA

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