Il S.I.A.M.O. Esercito ha trasmesso al Gabinetto del Ministro della Difesa le proprie osservazioni sui due schemi di decreto legislativo destinati a ridefinire in modo profondo lo Strumento militare nazionale e l’intero assetto della Sanità militare.

Si tratta di interventi strutturali che segneranno la vita professionale dei militari per i prossimi decenni e sui quali il sindacato rivendica la necessità di un confronto ampio, trasparente e fondato sulla partecipazione.

Pur condividendo gli obiettivi strategici alla base delle riforme – dall’evoluzione del modello di forza a 160.000 unità alla valorizzazione del personale già in servizio, fino a una più solida cooperazione tra sanità militare e Servizio Sanitario Nazionale – il S.I.A.M.O. Esercito esprime rammarico per un metodo che ha previsto la consegna della documentazione solo a ridosso della scadenza della delega, con appena dieci giorni a disposizione per analizzare testi complessi e consultare una platea ampia di iscritti.
Un margine temporale così ridotto rischia di impoverire il contributo tecnico delle rappresentanze sindacali, il cui ruolo è riconosciuto dalla legge e fondamentale per la qualità delle riforme.

Entrando nel merito dei provvedimenti, il sindacato sottolinea come, nella riforma dello Strumento militare, sia necessario preservare il principio di progressione interna, evitando che l’accesso a ruoli chiave possa avvenire attraverso concorsi esterni in grado di penalizzare volontari e graduati che già operano nei reparti. Il riconoscimento delle esperienze maturate in servizio, infatti, non è soltanto un gesto di equità, ma rappresenta un elemento essenziale per consolidare la professionalità e la motivazione del personale.

Accanto a questo, il S.I.A.M.O. Esercito chiede chiarezza su alcune previsioni normative non espressamente contenute nella legge delega e che introdurrebbero nuovi vincoli di ferma, così come sui profili economici dei provvedimenti. La dichiarazione di “costo zero” rischia infatti di non riflettere l’impatto reale di nuove strutture, percorsi formativi più complessi e un’età media del personale progressivamente più elevata. Una valutazione trasparente dei costi è indispensabile per evitare ripercussioni sull’operatività quotidiana o sulla qualità del servizio reso al Paese.

Particolare attenzione viene inoltre riservata al tema delle professioni sanitarie. Il sindacato ribadisce che, in un settore altamente specialistico come quello della sanità militare, il principio di equivalenza tra funzioni esercitate e diritti riconosciuti deve essere pienamente garantito.

Psicologi, biologi, farmacisti, tecnici sanitari, veterinari e altre figure qualificate operano secondo le stesse norme deontologiche e gli stessi obblighi ECM dei colleghi del SSN, ma spesso non godono delle medesime tutele, opportunità di carriera o accesso alle specializzazioni necessarie. La riforma, così come impostata, non valorizza in modo adeguato le competenze già presenti all’interno della Forza Armata, generando disparità che rischiano di diventare strutturali.

Anche la questione dell’esclusività senza indennità per il personale sanitario militare viene giudicata problematica, perché impone un vincolo senza il corrispettivo riconoscimento economico previsto nel sistema sanitario nazionale. Per il S.I.A.M.O. Esercito, l’equiparazione dei trattamenti non è solo una richiesta legittima, ma una condizione necessaria per garantire stabilità, attrattività e qualità del servizio sanitario in ambito Difesa.

Il sindacato, infine, segnala la necessità di un chiarimento istituzionale sulla mancata inclusione della Guardia di Finanza nel perimetro della riforma sanitaria, sottolineando che una modernizzazione che coinvolga solo una parte del comparto non può garantire omogeneità e coerenza al sistema nel suo complesso.

“Non siamo contrari alle riforme – dichiara la Segreteria Generale del S.I.A.M.O. Esercito –. Al contrario, riconosciamo che si tratta di passaggi necessari, che possono dare un impulso significativo all’efficienza della Difesa e alla valorizzazione delle sue professionalità.

Proprio per questo chiediamo che vengano costruite attraverso un confronto vero, capace di ascoltare chi vive ogni giorno nei reparti, negli ospedali militari, nei comandi territoriali. Le riforme funzionano quando nascono dal dialogo e quando tutelano chi garantisce, con il proprio lavoro, la sicurezza del Paese”.

Il sindacato rinnova quindi la propria disponibilità a collaborare con il Ministero in un percorso di confronto tecnico e istituzionale, con l’obiettivo di migliorare i testi e assicurare che il personale militare possa beneficiare di tutele adeguate, percorsi di carriera coerenti, e condizioni lavorative in linea con la delicatezza delle funzioni svolte ogni giorno al servizio dello Stato.


IL DIRETTIVO NAZIONALE

S.I.A.M.O. ESERCITO

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