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La Russia ha avviato una vasta esercitazione nucleare a sorpresa, coinvolgendo anche installazioni di lancio in Bielorussia. Le manovre, iniziate martedì e forse concluse ieri , rappresentano una delle più imponenti operazioni militari strategiche degli ultimi anni: secondo il Ministero della Difesa russo partecipano circa 65.000 soldati, oltre 200 sistemi missilistici, 140 velivoli, 73 navi da guerra e 13 sottomarini, otto dei quali nucleari strategici.

Mosca ha annunciato l’operazione solo il 19 maggio, definendola una verifica della capacità di risposta delle forze nucleari “in caso di minaccia di aggressione”. Da quanto si apprende da Defence News, le esercitazioni avrebbero coinvolto le Forze missilistiche strategiche, le flotte del Nord e del Pacifico, l’aviazione a lungo raggio e diverse unità dei distretti militari di Leningrado e Centrale. Sarebbero stati effettuati anche lanci reali di missili balistici e da crociera in poligoni situati sul territorio russo.

La tempistica dell’iniziativa ha attirato particolare attenzione. Tradizionalmente, la principale esercitazione nucleare russa – nota informalmente come “Grom” – si svolge in autunno, mentre un’attività di questa portata nel mese di maggio non era stata preannunciata. L’ultima esercitazione nucleare improvvisa risaliva all’estate del 2024 ed era focalizzata su armamenti tattici, in parallelo al dibattito occidentale sull’invio di missili a lungo raggio all’Ucraina.

Secondo gli analisti dell’Istituto per lo Studio della Guerra (ISW), anche questa volta le manovre avrebbero un duplice obiettivo: dimostrare capacità operative e, allo stesso tempo, esercitare pressione psicologica e politica sulla NATO, cercando di influenzarne le decisioni strategiche.

Le esercitazioni coincidono inoltre con la visita di Vladimir Putin a Pechino per incontrare il presidente cinese Xi Jinping. Per diversi osservatori russi, la contemporanea ostentazione di forza militare e attività diplomatica internazionale rientra in una strategia ormai consolidata del Cremlino dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022.

La dimensione nucleare rimane centrale nella proiezione di potenza della Russia, che possiede il più grande arsenale atomico al mondo. Secondo le recenti stime della Federazione degli Scienziati Americani, Mosca dispone attualmente di circa 4.400 testate nucleari attive.

Un elemento nuovo di queste esercitazioni è il coinvolgimento diretto della Bielorussia. Minsk ha infatti annunciato manovre parallele in coordinamento con le forze russe, comprese simulazioni di preparazione e lancio di munizioni nucleari da postazioni non permanenti sul territorio bielorusso. Dal 2025, inoltre, la Russia ha dispiegato in Bielorussia il missile balistico a medio raggio Oreshnik, capace di trasportare sia testate convenzionali sia nucleari.

Le esercitazioni arrivano pochi giorni dopo il successo del nuovo test del missile balistico intercontinentale Sarmat, effettuato il 12 maggio. Il programma aveva subito diversi ritardi e fallimenti tecnici negli ultimi anni, incluso un incidente che nel settembre 2024 aveva distrutto un silo missilistico. Putin ha dichiarato che il sistema entrerà ufficialmente in servizio entro la fine dell’anno.

Nel frattempo, la retorica diplomatica russa si è ulteriormente irrigidita. Il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov ha avvertito che il rischio di uno scontro diretto tra Russia e NATO sarebbe in crescita, parlando di possibili “conseguenze catastrofiche”.

Mosca giustifica le esercitazioni citando il riarmo europeo, il dibattito occidentale sulla condivisione nucleare e alcune recenti dichiarazioni provenienti dai Paesi baltici, tra cui quelle del ministro degli Esteri lituano su un possibile attacco all’enclave di Kaliningrad.

Secondo fonti ucraine citate dagli analisti occidentali, una delle finalità indirette delle manovre potrebbe essere quella di aumentare la pressione sul fronte nord, attraverso la Bielorussia, costringendo Kiev a disperdere le proprie riserve militari in vista di una possibile offensiva russa estiva. Il Cremlino continua tuttavia a sostenere che le esercitazioni abbiano carattere esclusivamente difensivo e non siano rivolte contro alcun Paese specifico.

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