Un grave caso di presunta infedeltà istituzionale e spionaggio internazionale scuote i vertici della sicurezza nazionale. All’inizio di luglio 2026, una complessa operazione condotta dai Carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale), con il supporto del Comando Provinciale di Roma, ha portato all’arresto domiciliare di due ex esponenti dei servizi segreti italiani.
Al centro dell’inchiesta figurano anche quattro militari dell’Arma in servizio attivo, indagati a piede libero. Secondo l’impianto accusatorio della Procura della Repubblica e della Procura Militare di Roma, avrebbero fatto parte della medesima rete, compromettendo la riservatezza di uffici strategici. Le accuse contestate comprendono, a vario titolo, accesso abusivo a sistemi informatici, rivelazione di segreti di Stato e corruzione, con il presunto obiettivo di trasferire informazioni riservate alla Federazione Russa.
I profili dei due ex agenti finiti ai domiciliari
Le indagini, avviate nel maggio 2025, si sono concentrate su due ex sottufficiali dei Carabinieri ed ex appartenenti all’AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna), entrambi in congedo da oltre dieci anni.
Il primo, 59 anni, di origini sarde, viene indicato dagli investigatori come il principale referente della presunta organizzazione. In passato ha maturato una lunga esperienza nel settore dell’intelligence, frequentando corsi specialistici presso la scuola NATO in Germania, partecipando a esercitazioni internazionali e pubblicando studi sul controspionaggio.
Il secondo, anch’egli 59enne e originario di Matera, avrebbe ricoperto incarichi nell’ambito della sicurezza interna italiana.
Pizzini e micro-SD nascoste nei muri: la ricostruzione degli investigatori
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il principale indagato avrebbe svolto il ruolo di intermediario con un funzionario dell’intelligence russa accreditato in Italia e coperto da immunità diplomatica.
Le modalità operative ricostruite dagli investigatori richiamano tecniche tipiche dello spionaggio tradizionale. Nei video diffusi dagli investigatori si vedrebbero gli indagati leggere e scambiarsi appunti cartacei durante incontri in luoghi pubblici. Per il trasferimento dei dati digitali sarebbero invece state utilizzate micro-schede SD occultate nelle crepe dei muri, secondo la tecnica nota come dead drop.
Anche le precauzioni adottate durante gli incontri sarebbero state particolarmente rigorose. Secondo le intercettazioni, il funzionario russo avrebbe chiesto che i telefoni cellulari fossero tenuti a distanza e, in un’occasione, avrebbe suggerito di riporre uno smartphone all’interno di un forno a microonde per limitarne eventuali capacità di intercettazione.
Sempre secondo l’accusa, il materiale riservato sarebbe stato reperito attraverso una rete composta da sei soggetti, tra cui i quattro militari dell’Arma tuttora in servizio. Gli indagati avrebbero sfruttato i rispettivi incarichi per accedere abusivamente a banche dati riservate e acquisire documentazione destinata, secondo la Procura, al funzionario dell’intelligence russa. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati circa 20.000 euro in contanti.
Le indagini proseguono
L’operazione ha consentito di contestare gravi reati e di eseguire le misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria. Resta ora da accertare, nel prosieguo delle indagini e dell’eventuale processo, l’effettiva estensione della presunta rete e l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti.
Sul punto è intervenuto anche il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha espresso forte preoccupazione per la tutela della sicurezza nazionale, sottolineando la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto alle attività di spionaggio.
Una doverosa precisazione: la presunzione di innocenza
È fondamentale precisare che le ricostruzioni riportate derivano dall’attività investigativa della Procura e degli organi inquirenti e dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria.
In conformità all’articolo 27 della Costituzione italiana, tutti gli indagati e gli imputati devono essere considerati presunti innocenti fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna.
Il monitoraggio del Copasir
L’episodio ha richiamato l’attenzione del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica). Il presidente Lorenzo Guerini ha confermato che il Comitato acquisirà la documentazione relativa all’inchiesta per seguirne gli sviluppi.
“L’attività malevola russa, finalizzata ad ottenere informazioni che pregiudicano la nostra sicurezza nazionale, è nota al Comitato e seguita con il massimo impegno al fine di contrastarla da tutti i soggetti istituzionali a vario titolo interessati.”
La posizione della Difesa
Sulla vicenda è intervenuto anche il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla magistratura e dagli investigatori, confermando la piena collaborazione del Ministero con l’Autorità giudiziaria.
Segue il comunicato integrale del Ministro.
In relazione all’operazione condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Procura Militare di Roma, che ha portato all’esecuzione di misure cautelari e perquisizioni nell’ambito di un’articolata indagine su una presunta attività di spionaggio ai danni della sicurezza nazionale, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, esprime il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dalla magistratura e dagli investigatori.
Il Ministro ha inoltre disposto che l’Amministrazione della Difesa assicuri la massima collaborazione all’Autorità giudiziaria per ogni ulteriore attività investigativa ritenuta necessaria.
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato:
“Desidero esprimere il mio più sincero ringraziamento e le mie congratulazioni ai magistrati e agli investigatori del Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri per la professionalità, la competenza e la determinazione dimostrate nella conduzione di un’indagine tanto complessa quanto delicata. Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti con ruoli di responsabilità, nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica. La tutela della sicurezza nazionale, delle informazioni classificate e delle Istituzioni rappresenta un interesse primario dello Stato e non ammette alcuna forma di cedimento. La Difesa continuerà a collaborare con l’Autorità giudiziaria con la massima trasparenza, lealtà istituzionale e fermezza, adottando ogni ulteriore iniziativa necessaria a salvaguardare l’integrità delle proprie strutture e a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni.“