Da un articolo deIl Centro, il coordinatore nazionale del Conapo, Stefano Salvato, spiega: «La vera penalizzazione non è l’età di uscita, ma l’importo dell’assegno. Per decenni siamo stati sottopagati».
«La vera penalizzazione non è l’età di uscita, ma l’importo della pensione. Per decenni siamo stati sottopagati rispetto agli altri Corpi, e questo inevitabilmente incide sul montante contributivo e sull’assegno finale».
Come riporta Il Centro, Salvato ricorda che l’equiparazione economica è arrivata solo nel 2020, con un intervento straordinario da circa 165 milioni di euro deciso dal governo Conte.
«Fino a quella data — spiega Salvato — a parità di qualifica un vigile del fuoco percepiva in media tra i 200 e i 300 euro in meno al mese rispetto a un pari grado della Polizia. Stesso rischio, stesso orario, ma stipendi più bassi. Questo ha significato minori contributi previdenziali e quindi pensioni più leggere. L’adeguamento salariale ci ha finalmente portati allo stesso livello retributivo, ma serviranno anni prima che si rifletta sulle pensioni».
Le regole per l’uscita
Come si legge su Il Centro, sul piano normativo non ci sono differenze tra i diversi Corpi dello Stato.
«Tutti sono soggetti alla stessa legge», precisa Salvato. «La pensione anticipata scatta a 58 anni, ai quali si aggiunge un anno di aspettativa di vita e uno di finestra mobile, quindi a 59 anni effettivi, con almeno 35 anni di contribuzione. In alternativa, il diritto si può maturare con 41 anni di anzianità contributiva, indipendentemente dall’età, più 15 mesi di finestra mobile. Per la pensione di vecchiaia, l’età è di 60 anni per il personale operativo e 65 per i dirigenti».
Maggiorazioni e moltiplicatore
La differenza sostanziale riguarda le cosiddette maggiorazioni di servizio, i cinque anni di scivolo riconosciuti in passato ad altri Corpi e mai concessi ai Vigili del Fuoco.
«Solo i reparti aeronaviganti e nautici usufruiscono di un anno ogni tre. Per tutti gli altri, i nostri trent’anni sono trent’anni veri, non 25 più 5 regalati», chiarisce Salvato.
( Come redazione di NSM, giova precisare che un anno ogni tre non esiste più nelle Forze Armate, ma soltanto 1/5)
Altro elemento di rilievo è il moltiplicatore, beneficio riconosciuto a chi va in pensione di vecchiaia e che comporta un aumento del montante contributivo pari a cinque volte l’imponibile degli ultimi 360 giorni di servizio.
«Se un vigile o un appartenente a un Corpo dello Stato sceglie di lasciare il servizio in anticipo, questo vantaggio non si applica e il trattamento risulta inferiore di circa 200 euro netti al mese. Non è una penalizzazione, ma un disincentivo a uscire prima», precisa Salvato, citato da Il Centro.
“Nessuna indennità d’arma”
Come ribadisce Il Centro, Salvato smentisce alcune convinzioni diffuse:
«Non esiste alcuna ‘indennità d’arma’. Le voci stipendiali sono identiche per tutti: indennità di rischio, assegno di funzione — che per i Vigili del Fuoco si chiama assegno di specificità — e indennità pensionabile. A parità di qualifica, oggi un vigile percepisce lo stesso stipendio della Polizia di Stato».
Una parità solo recente
La fotografia previdenziale del Corpo, evidenzia Il Centro, racconta una parità formale solo recente, frutto di anni di battaglie sindacali portate avanti dal Conapo.
«Oggi le regole sono uguali, ma le pensioni no», conclude Salvato. «Ci vorranno almeno vent’anni perché gli effetti dell’equiparazione si vedano. Nel frattempo, i Vigili del Fuoco continueranno a fare quello che hanno sempre fatto: servire lo Stato con professionalità e spirito di sacrificio, anche se spesso con meno riconoscimenti di quanto meriterebbero».