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Dal 3 agosto 2026 le tessere cartacee AT e BT hanno perso la validità come documenti d’identità.

La questione riguarda le modalità con cui il personale militare in quiescenza può continuare a documentare la propria posizione dopo il venir meno della funzione identificativa delle tessere cartacee.

La richiesta arriva da un militare in quiescenza, che ha inviato una lettera al ministro Crosetto e, per conoscenza, al Segretariato Generale della Difesa  e al Capo di Stato Maggiore della Difesa, nella quale chiede di valutare l’introduzione di una tessera identificativa dedicata ai pensionati, che consenta di attestare il proprio status e preservare il legame con la Forza Armata di appartenenza.

 Cosa è cambiato dal 3 agosto 2026

Il riferimento amministrativo è la circolare della Direzione generale per il Personale militare del Ministero della Difesa n. M_D AB05933 REG2026 0310443 dell’8 luglio 2026, dedicata alla disciplina delle tessere cartacee modello AT, BT, 38 I ter e 37 I bis, destinate al personale militare in servizio e in quiescenza e ai rispettivi familiari. La circolare recepisce le disposizioni europee in materia di sicurezza dei documenti, richiamando i regolamenti UE 2019/1157 e 2025/1208. Dal 3 agosto 2026 le tessere cartacee interessate non possono più essere utilizzate come documenti d’identità, né sul territorio nazionale né per l’espatrio.

La perdita della funzione identificativa, tuttavia, non comporta la cessazione immediata di ogni altra funzione delle tessere. La stessa circolare stabilisce che possano continuare a essere emesse a favore degli aventi diritto, con le scadenze previste dalla normativa vigente e con specifiche annotazioni. La soluzione transitoria individuata dalla Difesa consente di mantenere le altre funzionalità previste, tra cui le agevolazioni applicabili e l’accesso ai circoli e ai distaccamenti militari, a condizione che il titolare esibisca anche un documento di riconoscimento valido, come la carta d’identità elettronica.

La circolare precisa inoltre che, nel medio-lungo periodo, potranno essere valutate eventuali soluzioni alternative, presumibilmente quando saranno esaurite le scorte delle tessere cartacee attualmente utilizzate.

La richiesta al ministro: una tessera anche per chi è in quiescenza

È proprio sulle conseguenze pratiche di questo cambiamento che si concentra l’istanza trasmessa al ministro Crosetto. Nella lettera, il mittente esprime preoccupazione per l’assenza, a suo giudizio, di una tessera sostitutiva che permetta al personale in quiescenza di attestare in modo immediato la propria condizione e la propria appartenenza alla Forza Armata.

Il militare sottolinea come il collocamento in pensione non cancelli il legame maturato durante gli anni di servizio con le istituzioni e con i colleghi. Un rapporto che, secondo il firmatario, dovrebbe poter essere riconosciuto anche attraverso uno strumento identificativo adeguato alle esigenze attuali.

La questione non viene presentata soltanto come un problema formale. Nella lettera si evidenziano anche le possibili difficoltà quotidiane nel dimostrare la propria posizione quando siano previste specifiche agevolazioni o modalità di accesso a strutture militari, quali foresterie, circoli e distaccamenti. L’effettiva possibilità di accesso resta comunque subordinata alle regole applicabili alle singole strutture e ai relativi servizi.

«Non si tratta soltanto di conservare una tessera»

Il passaggio centrale dell’istanza è la richiesta di valutare l’introduzione di un documento personale in formato plastificato, dotato di fotografia e dei necessari elementi identificativi, che certifichi anche lo status di militare in quiescenza. Il mittente propone una soluzione simile, per caratteristiche generali, alla tessera prevista per il personale in servizio, con l’obiettivo di consentire un riconoscimento immediato della propria posizione senza confonderla con quella di chi è ancora in servizio attivo.

La lettera richiama inoltre il percorso professionale di uomini e donne che hanno dedicato decenni della propria vita al servizio dello Stato, anche durante periodi storici segnati da profondi cambiamenti e in contesti operativi internazionali. Per il firmatario, il passaggio alla quiescenza non dovrebbe tradursi nella perdita di uno strumento che renda visibile questa storia di servizio.

«Non si tratta, dunque, soltanto di conservare una tessera, ma di riconoscere concretamente una storia di servizio, un’identità e un’appartenenza che accompagnano il militare per tutta la vita», scrive il mittente nella parte conclusiva dell’istanza.

E per chi va in pensione con la CMD ancora valida?

Un ulteriore interrogativo riguarda i militari che raggiungono il pensionamento mentre sono ancora in possesso di una Carta Multiservizi della Difesa (CMD) in corso di validità. La circolare dell’8 luglio 2026 disciplina le tessere cartacee AT e BT, ma non chiarisce direttamente quale sia il regime applicabile alla CMD quando il titolare lascia il servizio attivo. Non è quindi possibile dedurre da questo provvedimento che la Carta Multiservizi non possa essere rinnovata dopo il pensionamento.

La questione merita comunque un chiarimento da parte dell’Amministrazione: che cosa accade alla CMD di un militare che va in quiescenza? Alla scadenza è previsto un rinnovo, eventualmente subordinato alla posizione amministrativa del titolare, oppure occorre ricorrere a uno strumento differente?

Sono domande distinte da quelle relative alle tessere cartacee e che richiedono una risposta sulla base delle specifiche disposizioni che regolano la CMD. Un chiarimento ufficiale consentirebbe di comprendere quali possibilità siano previste per le diverse categorie di personale in quiescenza e come attestare il relativo status.

La richiesta di una soluzione per il personale in quiescenza

Merita attenzione l’ iniziativa del militare che chiede al ministro un intervento affinché venga valutata la possibilità di introdurre un documento dedicato a chi ha concluso il servizio attivo. La circolare dell’8 luglio 2026anche se  contempla la possibilità di individuare soluzioni alternative per le tessere cartacee, non istituisce una nuova tessera specificamente destinata ai pensionati militari. Neppure chiarisce, da sola, la disciplina del rinnovo della CMD dopo il pensionamento.

Resta quindi da verificare se l’Amministrazione riterrà opportuno intervenire in questa direzione e quali strumenti potranno essere adottati. La richiesta pone al centro una questione concreta: garantire al personale in quiescenza la possibilità di attestare formalmente la propria posizione, distinguendo le esigenze di riconoscimento dello status dalle funzioni identificative e di accesso riservate al personale in servizio.

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