Fin dai primi anni Cinquanta, la NATO utilizza una definizione condivisa di spesa per la difesa.
La definizione è concordata da tutti gli alleati della NATO.
La NATO pubblica periodicamente dati omogenei sugli investimenti per la difesa degli Alleati. Il nuovo rapporto Defence Investment of NATO Countries (2014-2026), con informazioni aggiornate al 3 luglio 2026, introduce in modo sistematico la distinzione tra spesa per i requisiti fondamentali della difesa (core defence expenditure) e investimenti connessi alla difesa e alla sicurezza. I valori relativi al 2025 e al 2026 sono stime.
Nel 2026 la spesa core degli Alleati europei della NATO e del Canada è stimata al 2,53% del PIL, cui si aggiunge l’1,40% per investimenti connessi alla difesa e alla sicurezza, per un totale del 3,93% del PIL. 5 Alleati sono attesi al raggiungimento della soglia del 3,5% per la spesa core, 17 della soglia dell’1,5% per gli investimenti di sicurezza e 5 dell’obiettivo complessivo del 5%.
Per l’Italia il rapporto stima nel 2026 una spesa core pari al 2,10% del PIL, corrispondente a 48,31 miliardi di euro a prezzi correnti. La crescita reale rispetto al 2025 è dell’1,01%. La quota destinata a grandi equipaggiamenti e relativa ricerca e sviluppo è pari al 24,45%, mentre il personale militare è stimato in 191.600 unità.
Sulla base della tavola NATO, 30 dei 31 Alleati con forze armate raggiungono o superano il 2% nel 2026.
Sul tema, inoltre, si fa presente che nel recente vertice NATO di Ankara (7 e 8 luglio 2026), gli Alleati hanno confermato l’attuazione degli impegni assunti nel corso del vertice dell’Aia e annunciato nuovi acquisti per oltre 50 miliardi di dollari.
Il Documento programmatico pluriennale per la Difesa (DPP) per il triennio 2025-2027 – trasmesso alle Camere il 3 ottobre 2025 – ribadisce che la NATO resta un imprescindibile punto di riferimento per l’Italia, in termini di valori condivisi, dissuasione, deterrenza e difesa. L’approccio nazionale è per una NATO pronta ad affrontare le sfide globali, che tenga conto di ogni tipo di minaccia in tutte le direzioni strategiche.
In questo contesto, il DPP 2025-2027 ribadisce che l’Italia è fortemente impegnata a fornire il proprio contributo sia nella dimensione operativa che cooperativa all’interno della NATO, dell’UE, dell’ONU e su base multilaterale e bilaterale, mantenendo un approccio globale.
Lo stesso documento, inoltre, afferma che attraverso una riqualificazione delle spese e grazie anche agli effetti positivi di alcuni rifinanziamenti, l’Italia ha affrontato il vertice NATO dell’Aja 24-25 giugno 2025 potendo comunicare il 2% del PIL per la spesa in difesa, raggiungendo di fatto gli obiettivi Defence Investment Pledge (DIP) fissati nel Summit del Galles del 2014.
Anche nel Documento di finanza pubblica 2026 – trasmesso dal Governo alle Camere lo scorso aprile – viene dato atto dello sforzo dell’Italia nell’attuazione degli impegni assunti nel Piano strutturale di bilancio (si veda a pag. 168 del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029), con particolare riferimento al raggiungimento dei traguardi concordati in sede NATO nell’allocazione delle spese per la difesa (si veda, in particolare, li paragrafo “II.9 Il rafforzamento della capacità di difesa comune” del relativo dossier sul Documento di finanza pubblica 2026). Ulteriori dettagli QUI
FONTE PARLAMENTO ITALIANO – CAMERA