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28 aprile 2026 – 1° Lgt. in pensione Antonio Pistillo

L’addizionale regionale e comunale sono imposte sul reddito complessivo stabilito ai fini dell’IRPEF. Ogni singola Regione e Provincia autonoma può stabilirne l’aliquota entro i limiti fissati dalla legge statale. È facoltà di ogni singolo Comune istituirla, stabilendone l’aliquota e l’eventuale soglia di esenzione nei limiti fissati dalla legge statale.NSM   è  ANCHE  SU   WHATSAPP  E  SU  TELEGRAM

La tassa regionale è trattenuta a rate: 11, 10 o 9 rispettivamente se il conguaglio fiscale è stato effettuato a dicembre, gennaio o febbraio.

Per il tributo comunale il meccanismo è differente, in quanto viene trattenuto sia a saldo per l’anno precedente sia in acconto per l’anno corrente, dalla mensilità di marzo fino a quella di novembre. L’acconto è nella misura del 30%, che sarà oggetto di saldo nell’anno di stipendio successivo.

Semplificando, nel 2026 l’addizionale comunale è trattenuta:

  • in 9/10/11 rate il 70% dell’importo dovuto per l’anno 2025, in quanto il 30% è già stato versato come acconto l’anno precedente;
  • in 9 rate l’acconto del 30% dovuto per il 2026.

Quanto detratto a titolo di addizionali è riportato nella Certificazione Unica e, in sede di dichiarazione dei redditi, può essere oggetto di rimborso in caso di eventuali spese o versamenti deducibili (contribuzione volontaria, assegni periodici al coniuge, contributi per forme pensionistiche complementari, ecc.), alla stessa stregua dell’IRPEF.

La tassazione locale, che si aggiunge all’imposta statale, ha registrato una crescita costante negli anni, diventando una componente strutturale del carico fiscale italiano. Nel 2024 l’addizionale regionale ha raggiunto i 16,2 miliardi di euro, mentre quella comunale è più che raddoppiata tra il 2007 e il 2021: il gettito è passato dai 2,2 miliardi del 2007 a oltre 6 miliardi nel 2024.

Anche per il 2024 e il 2025 alcune regioni hanno deliberato aumenti strutturati a scaglioni, mentre il Governo riduceva per ben due volte la tassazione a livello nazionale, anche per il ceto medio “allargato” (fino a 250.000 euro di reddito), rendendo nullo o assai limitato il vantaggio reale per lavoratori e pensionati.

A seguire, un esempio di lavoratore/pensionato che ha visto ridotto o neutralizzato il beneficio derivante dal doppio taglio dell’IRPEF del Governo a causa dell’aumento dell’addizionale regionale.


Regione Abruzzo – Tassazione 2026

Reddito annuo Riduzione IRPEF annua Aumento addizionale annua Aumento netto in busta
50.000,00 € 700,00 € 234,00 € 466,00 €
75.000,00 € 700,00 € 634,00 € 66,00 €

La tabella seguente indica il carico fiscale nelle varie regioni su un reddito di 50.000 e 75.000 euro, in ordine dalla meno “virtuosa”. L’elaborazione è stata effettuata sulla base dei dati disponibili sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze alla data del 20/04/2026.


Addizionale Regionale (*)

Reddito annuo: 50.000 €

Regione Ritenuta (€) % su reddito
Lazio 1.425 2,38%
Campania 1.348 2,25%
Umbria 1.339 2,23%
Piemonte 1.320 2,20%
Toscana 1.129 1,88%
Abruzzo 1.099 1,83%
Emilia-Romagna 1.062 1,77%
Liguria 1.044 1,74%
Calabria 865 1,44%
Lombardia 768 1,28%
Marche 757 1,26%
Molise 757 1,26%
Puglia 744 1,24%
Basilicata 615 1,03%
Bolzano 615 1,03%
Sardegna 615 1,03%
Sicilia 615 1,03%
Trento 615 1,03%
Valle d’Aosta 615 1,03%
Veneto 615 1,03%
Friuli Venezia Giulia 536 0,89%

Reddito annuo: 75.000 €

Regione Ritenuta (€) % su reddito
Lazio 2.258 3,76%
Campania 2.181 3,63%
Umbria 2.171 3,62%
Piemonte 2.152 3,59%
Toscana 1.962 3,27%
Abruzzo 1.932 3,22%
Emilia-Romagna 1.895 3,16%
Liguria 1.852 3,09%
Calabria 1.298 2,16%
Puglia 1.207 2,01%
Lombardia 1.201 2,00%
Marche 1.190 1,98%
Molise 1.190 1,98%
Bolzano 1.048 1,75%
Basilicata 923 1,54%
Sardegna 923 1,54%
Sicilia 923 1,54%
Trento 923 1,54%
Valle d’Aosta 923 1,54%
Veneto 923 1,54%
Friuli Venezia Giulia 843 1,41%

(*) Non si è tenuto conto delle esenzioni e delle detrazioni legate ai familiari a carico.

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