Il caso del carabiniere Fausto Dardanelli, trovato morto a 34 anni. Suicidio o omicidio? La famiglia non si arrende Riaperte le indagini

Maria Angela Placanica, mamma del giovane carabiniere deceduto in circostanze misteriose, non si arrende:

“Non voglio un colpevole, voglio la verità. Non auguro a nessuno di perdere un figlio in questo modo tragico non è più vivere, si sopravvive”.

Il 22 luglio 2016, il corpo di  Fausto Dardanelli fu ritrovato  privo di vita nella sua auto. La mamma lo aveva sentito al telefono qualche ora prima. Era tranquillo – sostiene la donna – poche ore dopo non rispondeva più al telefono. Doveva andare a pesca con il papà, ma non arrivava.

A un certo punto ho visto arrivare tantissimi carabinieri. Uno di loro mi ha detto: Fausto non c’è più”. Da allora la famiglia non si è mai arresa e vuole che sia fatta chiarezza su cosa è realmente accaduto in quel giorno maledetto.

L’autopsia non è stata fatta subito, così come l’esame della polvere da sparo sulle mani – sostiene la donna – né è stato ricercato il DNA nell’auto. La cintura di sicurezza era allacciata, il motore ancora acceso, la musica ad alto volume e l’aria condizionata in funzione.

“La macchina era preparata perfetta, come se stesse venendo a casa. Poi sono stati sparati due colpi, mi sembra una cosa un po’ esagerata. Aveva l’IPhone nella tasca del pantalone dell’Arma dove lui non l’avrebbe mai messo, le chiavi di casa messe lì vicino al freno pulite, ma il portachiavi è di stoffa. Poi c’era il braccio sinistro insanguinato e volevano giustificarlo col fatto che fosse mancino, ma mio figlio non lo era”.

LA RELAZIONE FINITA

Fausto Dardanelli quella mattina aveva saputo che la ex ragazza aveva una nuova storia. Ma da quanto racconta la mamma, tra loro era finita da tempo. Rimanevano legati soltanto da motivi economici, poiché Fausto aveva fatto un prestito di  oltre 20mila euro al suo futuro suocero.

Erano più di 20mila euro, non era una fidanzamento ma una truffa e lei lo pressava sempre. Ma comunque Fausto aveva già superato la delusione, si stava facendo un’altra vita, era proiettato verso nuovi obiettivi, voleva trasferirsi nella squadra antiterrorismo, voleva cambiare la macchina, aveva detto che finalmente doveva pensare per sé” – sostiene la mamma Maria Angela Placanica.


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