Finisce a processo per certificato dubbio. Militare assolto da entrambe le procure

Un militare dell’Esercito era finito sotto accusa per un certificato medico inizialmente disconosciuto dal sostituto del medico di base . Da allora per il sottufficiale è iniziato un autentico incubo che fortunatamente si è risolto la settimana scorsa con l’assoluzione completa.

Alla base delle accuse ci sarebbe un probabile errore di memoria del sostituto del medico curante.

Rinviato a giudizio con l’accusa di  falsità materiale commessa  dal pubblico ufficiale in atti pubblico, secondo la Procura di Treviso il sottufficiale aveva “redatto” il certificato e lo aveva caricato sul cloud dello studio di medicina di base.

Da quanto riporta Treviso Today, l’avvocato del militare è riuscito a dimostrare che il suo assistito non aveva le competenze per piratare il cloud, ovvero lo spazio web dove vengono registrati i certificati medici, poiché è necessario avere elevate competenze informatiche.

«Impossibile che sia stato il mio assistito – ha ripetuto in aula il difensore, l’avvocato Rossella Martin – non ne ha le competenze”.

Durante l’udienza il medico ha detto di non aver riconosciuto a prima vista il documento. «Ma può essere – ha spiegato – che mi sia sbagliato dato che il militare non era uno dei miei assistiti. 

Tanto è bastato al giudice per assolverlo con formula piena perché “il fatto non sussiste”.

Del caso si era interessata anche la procura militare, mettendo sotto controllo il suo pass autostradale, analizzando ogni cellula telefonica agganciata dallo smartphone e ponendo sotto indagine i suoi spostamenti attraverso l’apposizione di un dispositivo gps che registrava i movimenti dell’auto.

L’ipotesi di reato per cui indagarono i giudici militari era truffa, ma le verifiche, per quanto accurate, non portarono a nulla, tanto che la posizione del 43enne venne archiviata.

 

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