Roma – Non promettono bene i primi proclami sindacali seguiti al tavolo tecnico per il rinnovo del contratto del comparto Difesa e Sicurezza per il triennio 2025-2027.
L’incontro tenutosi a Palazzo Vidon ha visto la partecipazione delle sigle sindacali del comparto Sicurezza e Difesa, che hanno espresso all’unisono una forte contrarietà all’impostazione attuale della trattativa, alcuni hanno minacciato di non apporre la firma sull’accordo se non arriveranno segnali politici chiari e risorse aggiuntive.
Se da un lato il Governo ha stanziato circa 1,5 miliardi di euro per il comparto, dall’altro i sindacati definiscono la cifra inadeguata a coprire la perdita di potere d’acquisto accumulata e a valorizzare la specificità del lavoro in divisa.NSM è ANCHE SU WHATSAPP
ITAMIL: “Contratto peggiore del precedente. Pronti allo sciopero della fame”
Particolarmente dura la posizione di ITAMIL Esercito, che ha annunciato la sua netta contrarietà. Secondo il sindacato, l’intesa rischia di essere addirittura peggiorativa rispetto al precedente contratto.
Il Vice Segretario Generale, Gianluca Berardi, ha chiesto un confronto diretto con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «È necessario affrontare la questione in modo politico. Il personale militare garantisce sicurezza ma il potere d’acquisto degli stipendi continua a ridursi».
Sul fronte della protesta, il Segretario Nazionale Pasquale Fico sta valutando di riprendere lo sciopero della fame per denunciare i limiti della legge 46/2022 sulla rappresentanza sindacale. Fico ha inoltre riacceso i riflettori sul caso del Segretario Generale Girolamo Foti, che avrebbe subito sanzioni disciplinari e economiche per 3.500 euro, oltre alla privazione di incarichi e medaglie, per aver espresso critiche verso le autorità.
Sul piano tecnico, ITAMIL ha chiesto di destinare le risorse principalmente al trattamento fondamentale e di potenziare le indennità per ruoli ad alto rischio come artificieri, conduttori, tecnici aeromobili e operatori di droni, chiedendo inoltre la defiscalizzazione degli straordinari.
ASPMI: “Prima la chiarezza politica. Il tavolo tecnico non ha senso senza obiettivi”
Per ASPMI il nodo è a monte. Il Presidente Massimo Margotti e il Segretario Generale Francesco Gentile hanno posto una domanda di principio: «Che senso ha avviare un confronto tecnico quando non sono chiari gli obiettivi e le risorse che l’esecutivo intende assumere?».
Il sindacato ha definito l’aumento stimato del 5,4% (circa 76 euro medi) una cifra che non risponde alla perdita di potere d’acquisto. Gentile ha espresso delusione per la disparità di trattamento rispetto ad altri comparti, citando il caso di Milano-Cortina (dove i militari non hanno avuto fondi aggiuntivi) e la mancata aggravante per le aggressioni ai militari in operazioni come “Strade Sicure” nel recente Decreto Sicurezza.
ASPMI ha inoltre sollevato il problema del Fondo per l’efficienza dei servizi istituzionali (FESI) , da anni non alimentato in modo strutturale, e delle criticità legate alle agibilità sindacali, penalizzate da un sistema che trasforma i distacchi in aspettative non retribuite.
SILF: “Niente firma senza previdenza dedicata e specificità”
Il fronte della Guardia di Finanza, rappresentato dal SILF, ha posto il veto sulla questione previdenziale. Il segretario generale Francesco Zavattolo è stato categorico: «Non firmeremo il rinnovo se non verranno finanziate la specificità e la previdenza dedicata» .
Secondo il SILF, l’aumento stimato dell’1,8% annuo non compensa l’inflazione passata, e mancherebbero all’appello circa 400 milioni di euro per rendere operativa la previdenza dedicata annunciata a dicembre. Il sindacato ha inoltre chiesto la normalizzazione dei diritti sindacali (“No a un sindacato di serie C”) e piani straordinari di assunzione per colmare le carenze di organico.
La posizione di Siamo Esercito
Sul sito di Siamo Esercito viene ribadita la stessa linea: le risorse sono considerate insufficienti e, alle condizioni attuali, non ci sarebbero i presupposti per proseguire il confronto e arrivare alla firma del contratto.
USMIA Esercito, contratto al via con risorse insufficienti, trattativa in salita.
USMIA Esercito ha giudicato le risorse stanziate insufficienti per riconoscere l’impegno dei militari, operanti con crescenti responsabilità e limitazioni dei diritti. Il sindacato ha chiesto di superare il criterio della “massa salariale” nella distribuzione dei fondi e di riformare le indennità operative, ferme al 1983 e non aggiornate ai nuovi gradi. Priorità indicate: più risorse in Legge di Bilancio, completamento della previdenza dedicata e contrattazione del FESI a livello di Forza Armata.
SIM Carabinieri: “I conti non tornano, mancano 2.000 unità e 18 milioni di euro”
Estrema cautela dal SIM Carabinieri. Il Segretario Generale Antonio Serpi ha parlato di un “ascolto critico” dovuto a un quadro economico lacunoso. Analizzando le tabelle, il sindacato ha rilevato incongruenze tecniche nei conteggi degli organici, riferiti al 2023 e con oltre 2.000 unità mancanti all’appello, un vuoto che impedisce calcoli realistici sulle spettanze.
Serpi ha sottolineato con preoccupazione che, rispetto al precedente contratto, sono stati assegnati 18.000.000 di euro in meno, un dato che non agevola la negoziazione a fronte di un’inflazione che ha flagellato il potere d’acquisto delle famiglie dei Carabinieri. «Non accetteremo ipotesi di massima, vogliamo certezze. Non siamo disposti a svendere i diritti e il benessere economico dei nostri iscritti.»
Il SIM ribadisce che la trattativa non potrà proseguire senza risorse fresche per contrastare l’erosione salariale e una valorizzazione reale della specificità, che si traduca in indennità accessorie proporzionate ai rischi operativi.
SIAP: “L’aumento non copre l’inflazione reale.
Dalle file della Polizia di Stato, il SIAP ha portato al tavolo un’analisi puntuale dell’impatto economico dell’intesa, definendo l’ipotesi di rinnovo basata su 2.480 euro annui medi lordi del tutto insufficiente. A causa degli oneri previdenziali e fiscali, l’aumento netto si ridurrebbe di oltre il 25% rispetto al precedente contratto, un aggravio che non farebbe che accentuare una perdita salariale già significativa, portando nelle tasche degli agenti una cifra irrisoria di 75-77 euro.
Il sindacato ha sottolineato il disallineamento tra l’aumento contrattuale previsto (5,4%) e l’andamento dei prezzi, citando i dati Istat di febbraio 2026 che mostrano un’inflazione in risalita nei settori chiave come trasporti e servizi. «Le somme oggi ipotizzate – denuncia il SIAP – non recuperano l’inflazione reale».
Per ottenere un risultato efficace, il SIAP ha ribadito la necessità di attingere a fonti straordinarie, chiedendo la piena attuazione dell’impegno preso a dicembre dai Ministri Zangrillo e Giorgetti: destinare al personale le risorse derivanti dall’aumento della spesa per la difesa in ambito Nato fino al 2% del PIL. Infine, il sindacato ha sollecitato l’apertura immediata del tavolo sulla previdenza dedicata, così come annunciato dal Ministro Piantedosi, per colmare la sperequazione retributiva e previdenziale che penalizza il comparto.
COISP: necessario ulteriore stanziamento dedicato alla Specificità del Comparto
Nel suo intervento, Domenico Pianese (COISP) ha posto l’accento su tre nodi centrali. Innanzitutto, ha definito “inaccettabile” che da 24 anni le indennità di rischio per gli operatori della sicurezza (con oltre 900 feriti nella sola Polizia di Stato) non siano state mai aumentate, chiedendo che gli impegni del Governo sulla Specificità si traducano in risorse aggiuntive dedicate.
Ha inoltre ribadito il carattere “pregiudiziale” dell’apertura del tavolo sulla Previdenza dedicata e il finanziamento dell’area dirigenziale, da trattare in parallelo al contratto.
Infine, ha lanciato un allarme sulla separazione del Comparto, criticando l’ipotesi di assunzioni straordinarie per una sola Forza di polizia, che rischierebbe di “decretare la fine” del modello unico di sicurezza a favore di un assetto più militarizzato.