Secondo il portale specializzato in analisi militari Defense Express, l’Italia starebbe valutando un significativo ampliamento delle proprie forze armate, ma con tempistiche e modalità che sollevano dubbi sulla reale urgenza con cui il Paese intende rafforzare la propria capacità militare.
Un aumento dell’esercito fino a 275.000 militari
Come riportato anche dall’agenzia Reuters, il Ministero della Difesa italiano sta studiando un piano per aumentare il personale delle forze armate di circa il 60%. L’obiettivo sarebbe passare dagli attuali 170.000 militari (di cui circa 15.000 riservisti) a circa 275.000.NSM è ANCHE SU WHATSAPP
Un simile incremento comporterebbe un aumento significativo dei costi: la spesa per il personale salirebbe dagli attuali 8,8 miliardi di euro a circa 15 miliardi. Il progetto, tuttavia, deve ancora essere definito nel dettaglio e successivamente approvato dal Parlamento.
Il legame con gli obiettivi NATO
L’espansione delle forze armate è collegata alle pressioni dell’alleanza atlantica, guidata dalla NATO, affinché i Paesi membri aumentino la spesa militare fino al 5% del PIL.
Secondo l’analisi di Defense Express, l’Italia è tra i Paesi più indietro su questo fronte: nel 2024 avrebbe destinato alla difesa solo l’1,49% del PIL. Il portale sottolinea inoltre che per dichiarare il raggiungimento della soglia del 2% sarebbero state utilizzate alcune operazioni contabili, come l’inclusione nel bilancio della difesa delle spese dei Arma dei Carabinieri e di capitoli di spesa generici come “mobilità militare” e “sicurezza informatica”.
Tempistiche molto lunghe
Un elemento particolarmente critico evidenziato da Defense Express riguarda le tempistiche: il piano italiano si svilupperebbe fino al 2044, quindi in circa 18 anni.
Il portale confronta questo approccio con quello di Paesi come la Polonia, che — percependo più direttamente la minaccia della Russia — punta ad aumentare le proprie forze armate fino a 500.000 unità entro il 2039, con un’espansione molto più rapida.
Dubbi politici e costi aggiuntivi
Secondo Defense Express, anche il sostegno politico al piano non è scontato. In Parlamento potrebbero emergere resistenze, soprattutto da parte di chi preferirebbe destinare le risorse a programmi sociali.
Inoltre, oltre ai costi per il personale, sarebbero necessari ulteriori fondi per l’acquisto di nuovi sistemi d’arma e per l’addestramento. I costi complessivi dipenderanno anche da una scelta ancora aperta: il possibile ritorno alla leva obbligatoria o il mantenimento di un esercito esclusivamente professionale.
Un esercito comunque più piccolo rispetto al passato
Il portale evidenzia infine un dato storico significativo: all’epoca del crollo dell’URSS nel 1991, le forze armate italiane contavano circa 360.000 militari, di cui 234.000 nelle forze di terra.
Oggi il totale è sceso a circa 160.000 effettivi. Anche se il piano venisse realizzato e si arrivasse a 275.000 militari, il livello resterebbe comunque inferiore a quello di oltre trent’anni fa.
Secondo Defense Express, questo avverrebbe nonostante le attuali sfide alla sicurezza europea siano considerate oggi più gravi rispetto al periodo successivo alla fine della Guerra Fredda.