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L’attacco alla base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, rappresenta uno degli episodi più rilevanti dell’escalation militare scoppiata alla fine di febbraio 2026 tra Iran da una parte e Stati Uniti e Israele dall’altra. La base, che ospita personale statunitense e militari italiani impegnati nella missione internazionale contro lo Stato Islamico, è diventata uno degli obiettivi delle rappresaglie iraniane contro le installazioni occidentali nel Golfo Persico.

La struttura militare si trova nel nord del Kuwait ed è una delle principali installazioni operative della coalizione guidata dagli Stati Uniti nella regione. Oltre a reparti dell’aeronautica kuwaitiana e americana, vi è una presenza significativa dell’Aeronautica Militare italiana impiegata nelle missioni di supporto logistico e operativo della coalizione internazionale.NSM è ANCHE SU WHATSAPP

Prima dell’attacco, nella base erano presenti circa trecento militari italiani, molti dei quali appartenenti al 51º Stormo dell’Aeronautica di Istrana (TV), al 3° Stormo dell’Aeronautica  di Villafranca (VR) e ad altri reparti di supporto.

Un elemento importante per comprendere l’entità dei danni è arrivato dalle immagini satellitari diffuse nei giorni successivi all’attacco. Fotografie ad alta risoluzione scattate da satelliti commerciali cinesi mostrerebbero chiaramente le conseguenze dei bombardamenti sulla base di Ali Al Salem.

Le immagini, riportate a fondo pagina in una sequenza video,  evidenziano segni di impatto lungo la pista principale, aree annerite compatibili con esplosioni e alcune strutture logistiche danneggiate. L’analisi delle immagini suggerisce che almeno un ordigno abbia colpito direttamente l’area della pista o nelle sue immediate vicinanze, provocando crateri e rendendo necessario l’intervento delle squadre di ingegneri militari per la riparazione. L’uso di satelliti civili commerciali, sempre più diffusi anche in Asia, ha permesso di ottenere rapidamente una documentazione visiva dei danni, spesso prima ancora delle conferme ufficiali delle autorità militari.

Le rappresaglie iraniane hanno preso di mira diverse installazioni militari in Kuwait, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, oltre a obiettivi israeliani e infrastrutture energetiche strategiche della regione.

28 febbraio 2026: il primo attacco alla base

Il 28 febbraio l’Iran ha lanciato una massiccia ondata di missili balistici e droni contro obiettivi nel Golfo. Tra i bersagli vi era la base aerea di Ali Al Salem. Secondo fonti militari e diplomatiche, alcuni missili sono stati intercettati dalla difesa antiaerea kuwaitiana, ma detriti e frammenti sono caduti all’interno della base.

Durante l’attacco, i militari italiani presenti nella struttura si sono rifugiati nei bunker di sicurezza predisposti per emergenze di questo tipo. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha confermato che il personale italiano è rimasto illeso.

1 marzo 2026: nuovi attacchi nel territorio kuwaitiano

Il giorno successivo gli attacchi iraniani si sono estesi ad altre installazioni militari nel Paese. Un drone ha colpito anche una struttura militare statunitense nel nord del Kuwait, mentre esplosioni sono state segnalate nei pressi dell’aeroporto internazionale del Paese.

Le autorità kuwaitiane hanno dichiarato di aver intercettato decine di missili e centinaia di droni lanciati dall’Iran contro obiettivi militari e infrastrutturali nel Paese.

2 marzo 2026: incidente con aerei statunitensi

Durante le operazioni di difesa aerea nel Kuwait si è verificato anche un grave incidente militare: tre caccia statunitensi F-15E sono stati abbattuti per errore dalla difesa aerea kuwaitiana in un episodio di fuoco amico mentre cercavano di intercettare minacce iraniane. Gli equipaggi si sono eiettati e sono sopravvissuti.

3-4 marzo 2026: nuovi allarmi alla base con militari italiani

Nei giorni successivi la situazione alla base Ali Al Salem è rimasta estremamente tesa. Allarmi missilistici e lanci di droni hanno continuato a verificarsi nell’area. Secondo testimonianze riportate dai media italiani, un missile è caduto all’interno dell’aeroporto kuwaitiano vicino alla base, a poca distanza dai bunker dove si trovavano i militari italiani.

Molti dei soldati italiani sono rimasti per giorni all’interno delle strutture protette della base mentre la regione restava in stato di allerta. Le scorte di viveri e rifornimenti presenti nei bunker sarebbero state sufficienti solo per un periodo limitato, aumentando la tensione tra il personale militare e le famiglie in Italia.

Anche i sindacati militari italiani sono intervenuti sulla vicenda della base di Ali Al Salem Air Base chiedendo al governo chiarimenti sulle condizioni di sicurezza del contingente italiano presente in Kuwait. Diverse organizzazioni di rappresentanza del personale delle Forze armate hanno sollecitato il Ministero della Difesa a garantire la massima protezione ai militari impegnati nell’operazione all’estero, sottolineando la necessità di informazioni tempestive alle famiglie e di una valutazione costante dei rischi operativi. ( Intervista al Segretario del SIAM Sindacato Aeronautica MIlitare) ( Comunicato SIULM Aeronautica ) ( Comunicato S.U.M. Interforze)

In seguito si è appreso dalla Difesa che  parte del contingente italiano verrà ridispiegato verso basi ritenute più sicure, ribadendo che la tutela del personale deve restare una priorità in un contesto regionale sempre più instabile.

Le vittime e i danni in Kuwait

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali e da fonti internazionali, gli attacchi iraniani contro il Kuwait hanno causato morti e feriti tra il personale militare e civile. Complessivamente almeno una persona è morta e più di trenta sono rimaste ferite negli attacchi registrati nel Paese.

Alcune basi militari della coalizione occidentale hanno riportato danni e, secondo analisi successive, almeno undici installazioni militari di Stati Uniti e alleati nel Golfo sono state colpite durante la fase iniziale della rappresaglia iraniana.

Situazione attuale

Al momento la crisi nel Golfo resta aperta e la base Ali Al Salem rimane in stato di massima allerta. L’Iran continua a minacciare ulteriori attacchi contro installazioni militari occidentali nella regione, mentre Stati Uniti e alleati hanno rafforzato i sistemi di difesa aerea nelle principali basi del Golfo.

Il conflitto iniziato a fine febbraio 2026 ha già provocato centinaia di vittime nella regione e rischia di trasformarsi in una guerra su scala più ampia, con il Golfo Persico e le basi militari della coalizione internazionale tra i principali punti di tensione.

 

 

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