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Mobilità nella Pubblica amministrazione: il Tribunale di Cagliari tutela lo stipendio del militare transitato ad impiego civile e dispone il reintegro dell’ “assegno ad personam”, arretrati compresi.

Il trasferimento tra amministrazioni pubbliche non può comportare una riduzione dello stipendio complessivo del lavoratore. È questo il principio ribadito dal Tribunale del lavoro di Cagliari con la sentenza n. 516 del 12 marzo 2026, che ha riconosciuto il diritto di un ex militare a continuare a percepire l’assegno compensativo “ad personam” maturato durante il precedente servizio.

Il giudice del lavoro Giuseppe Carta ha accolto il ricorso presentato dal lavoratore e ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito a ripristinare il pagamento dell’indennità e a restituire le somme che erano state trattenute negli anni precedenti.

Il caso: dal servizio militare al lavoro civile

Protagonista della vicenda è un ex caporal maggiore capo scelto delle Forze armate. Nel 2012, dopo essere stato dichiarato non idoneo al servizio militare, era transitato nei ruoli civili del Ministero della Difesa. In base alla normativa che disciplina questi passaggi, gli era stato riconosciuto un assegno “ad personam”, cioè un’integrazione stipendiale destinata a compensare l’eventuale differenza tra la retribuzione militare precedente e quella civile, qualora quest’ultima risultasse inferiore.

Questo tipo di assegno rappresenta uno strumento di tutela per i dipendenti pubblici e viene utilizzato proprio per evitare che un cambio di ruolo o di amministrazione comporti un peggioramento economico.

Il trasferimento al Ministero dell’Istruzione

Nel 2018 l’uomo ha partecipato a una procedura di mobilità volontaria tra amministrazioni pubbliche ed è stato assunto presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito con il profilo di assistente amministrativo.

Con il passaggio alla nuova amministrazione, tuttavia, l’assegno compensativo è stato prima contestato e successivamente sospeso. Non solo: l’amministrazione ha avviato anche il recupero delle somme già erogate negli anni precedenti.

Di fronte alla riduzione del trattamento economico, il dipendente ha deciso di ricorrere al Tribunale del lavoro di Cagliari, assistito dallo Studio Legale Desogus, sostenendo che la normativa sulla mobilità tra amministrazioni pubbliche non consente una riduzione dello stipendio complessivo maturato.

Il ruolo del Ministero dell’Economia

Durante il processo sono stati chiamati in causa anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Ragioneria territoriale dello Stato.

Il MEF ha però sostenuto di non avere responsabilità diretta nella vicenda, spiegando che la Ragioneria si era limitata a eseguire le disposizioni dell’amministrazione competente. Il tribunale ha accolto questa eccezione, escludendo quindi il ministero dalla responsabilità nel contenzioso.

La decisione del giudice

Nel merito, però, il tribunale ha dato ragione al lavoratore.

Il giudice ha richiamato i più recenti orientamenti della Corte di Cassazione, secondo cui il trasferimento tra amministrazioni pubbliche deve garantire la conservazione del trattamento economico complessivo. Eventuali differenze tra lo stipendio precedente e quello della nuova amministrazione devono essere compensate tramite un assegno ad personam, che può essere riassorbito soltanto con futuri aumenti retributivi.

Sulla base di questo principio, il Tribunale ha stabilito che l’ex militare ha diritto a continuare a percepire l’indennità anche presso il Ministero dell’Istruzione nella stessa misura già riconosciuta quando lavorava per il Ministero della Difesa.

L’amministrazione è stata quindi condannata a:

  • ripristinare l’assegno “ad personam”

  • versarlo con decorrenza dal 1° dicembre 2018

  • restituire tutte le somme trattenute nel frattempo.

Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti, anche in considerazione dei contrasti interpretativi che negli ultimi anni hanno caratterizzato questa materia.

Un precedente importante per tutto il pubblico impiego

La decisione del Tribunale di Cagliari si inserisce in un filone giurisprudenziale che tende a rafforzare la tutela economica dei dipendenti pubblici nei casi di mobilità tra amministrazioni. Secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza, infatti, il passaggio diretto tra enti pubblici comporta la conservazione dell’anzianità e del trattamento economico complessivo, proprio per evitare penalizzazioni legate al cambio di amministrazione.

Per questo motivo la sentenza potrebbe diventare un riferimento per altri lavoratori che si trovano in situazioni analoghe, soprattutto nei casi di mobilità volontaria o di transito dal comparto militare a quello civile.

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