Traffico illegale di auto di lusso. Militare dovrà restituire 72.ooo euro

https://banchedati.corteconti.it/documentDetail/EMILIA%20ROMAGNA/SENTENZA/5/2020

Un appuntato scelto della Guardia di finanza è stato citato in giudizio dalla Procura Regionale presso la Corte dei Conti. L’uomo dopo essere stato riconosciuto colpevole e condannato alla pena della reclusione militare
per un anno, cinque mesi e dieci giorni dal Tribunale di militare
di Verona per il reato di collusione aggravata con estranei per frodare la finanza pubblica , secondo l’accusa avrebbe dovuto risarcire il
 Ministero dell’economia e delle finanze, della somma complessiva di €
72.000,00, oltre rivalutazione, interessi e spese.



La somma è stata calcolata sui presunti danni da mancate entrate tributarie (euro 40.000,00), da disservizio (euro 17.000,00) e all’immagine (euro 15.000,00).

La condanna era seguita all’ accusa di aver partecipato ad un sodalizio criminale, operante tra l’Italia e la Germania, che, attraverso un sistema di frodi carosello, aveva commerciato autovetture, con evasione di IVA per fatture soggettivamente inesistenti per euro 2.267.776,00, a cui si aggiungeva un’indebita detrazione di IVA per euro 40.667,00.

In particolare, dietro compenso in denaro, a partire dal settembre
2010, il militare si era recato in più occasioni all’estero per prelevare
autovetture di lusso, poi rivendute in Italia da altri soggetti appartenenti al
sodalizio criminale; aveva proceduto allo “scarico” illecito dei contachilometri delle autovetture e, infine, aveva informato i capi del sodalizio criminale sull’andamento delle indagini. In tal modo, dunque, sfruttando il suo status di finanziere, aveva agevolato la commissione di reati fiscali, che, in quanto appartenente alla Guardia di finanza, avrebbe avuto, invece, l’obbligo giuridico di impedire.



Questo comportamento aveva causato all’amministrazione un danno erariale da mancata entrata tributaria a titolo di IVA che il Procuratore aveva quantificato in euro 40.000,00. Inoltre il finanziere aveva cagionato all’amministrazione un danno da disservizio, in quanto aveva strumentalizzato la funzione pubblica esercitata al conseguimento di finalità illecite per 17.000,00€.

Infine, secondo l’accusa, il militare  aveva leso l’immagine dell’amministrazione poiché le condotte criminali avevano determinato la diffusione della notizia di un coinvolgimento sistematico di un appuntato della Guardia di finanza in attività fraudolente a danno delle finanze pubbliche,per un danno quantificato in via equitativa nella misura di euro 15.000,00.

Stralcio di sentenza della Corte dei Conti Sezione dell’Emilia Romagna

le Amministrazioni Pubbliche sono tenute istituzionalmente ad impiegare sistematicamente rilevanti risorse finanziarie, umane e strumentali nell’ottica di migliorare gradualmente gli standard d’efficienza e d’efficacia della propria azione e di promuovere la diffusione all’esterno di un’immagine di sé caratterizzata dal rispetto dei principi di legalità, di buon andamento, di esclusiva ed efficace tutela degli interessi della collettività, in modo da incrementare la fiducia dei cittadini e degli utenti nelle istituzioni e nei servizi pubblici.




Parimenti – sostengono i giudici – appare palese e indiscutibile che i comportamenti illeciti e gravemente devianti tenuti dei pubblici dipendenti,
risultano normalmente percepiti dall’opinione pubblica come immediatamente riferibili (oltre che ai loro autori materiali) alla stessa istituzione cui essi appartengono, la quale viene a perdere inevitabilmente prestigio e credibilità di fronte alla collettività.

La Corte dei conti Sezione Giurisdizionale Regionale per l’Emilia-Romagna definitivamente pronunciando, accoglie la domanda attorea come da motivazione e, per l’effetto, condanna il convenuto al risarcimento di euro 40.000,00 (quarantamila/00) in favore dell’Agenzia delle entrate e al pagamento di euro 32.000,00 (trentaduemila/00) in favore del Corpo della Guardia di finanza; 


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Immagine di repertorio

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