La possibilità per gli atleti con diabete di entrare a far parte dei gruppi sportivi militari torna al centro del dibattito politico e sanitario.
La Federazione delle Società Diabetologiche Italiane (FeSDI), che riunisce AMD e SID, accoglie positivamente le recenti iniziative parlamentari che puntano a superare un divieto risalente addirittura al 1932.
L’attenzione della Federazione si concentra in particolare sull’avvio dell’iter di riforma della sanità militare, già condiviso in sede di Conferenza Unificata lo scorso 15 gennaio, e sulle proposte che mirano a garantire pari opportunità agli sportivi affetti da diabete mellito, oggi esclusi dai gruppi sportivi delle Forze Armate a causa di una normativa ormai superata.
Tra gli atti parlamentari più rilevanti figurano la Risoluzione presentata dagli Onorevoli Saccani Jotti, Mulè e Minardo, che sollecita il Governo a intervenire anche sul piano legislativo per consentire l’accesso ai gruppi sportivi militari agli atleti con diabete pienamente idonei all’attività agonistica.
A questa si affianca il disegno di legge promosso dalla Senatrice Daniela Sbrollini, volto a disciplinare l’arruolamento di sportivi con diabete nei corpi militari e dello Stato.
Secondo la FeSDI, l’abrogazione del Regio Decreto del 1932 rappresenterebbe un passaggio imprescindibile: una norma che, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, delle terapie disponibili e delle moderne tecnologie di monitoraggio, non rispecchia più la realtà clinica delle persone con diabete.
«Per molti atleti, l’ingresso nei gruppi sportivi militari è fondamentale per garantire continuità e stabilità alla carriera agonistica. Questo vale anche per chi convive con il diabete», ha spiegato Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID). «Le attuali regole, invece, continuano a escludere sportivi che oggi possono allenarsi e competere in totale sicurezza».
Sulla stessa linea Salvatore De Cosmo, presidente della FeSDI e dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), che sottolinea come la riforma in discussione rappresenti un’occasione concreta per eliminare una discriminazione non più giustificabile. «Da anni la Federazione è impegnata su questo fronte.
Ci auguriamo che il Parlamento possa finalmente aprire una nuova fase, in sintonia con l’evoluzione della scienza e con i principi di inclusione e pari dignità», ha concluso.