Un militare era riuscito ad incassare indebitamente ben 72 assegni per un totale di 2 milioni di euro. Ora dovrà restituirne 500mila in più, oltre a scontare una pena detentiva di 9 anni.
Si è concluso con una condanna a oltre nove anni di reclusione militare un importante processo per peculato militare continuato e pluriaggravato celebrato davanti al Tribunale Militare di Napoli. Al centro della vicenda, una sistematica attività illecita che avrebbe portato all’appropriazione indebita di circa due milioni di euro dai fondi del Comando Legione Carabinieri Campania.
Secondo quanto si apprende da Napolitan.it e Tvluna, nel corso del dibattimento, il Tribunale avrebbe accertato la gestione fraudolenta delle risorse pubbliche destinate all’amministrazione interna da parte di un sottufficiale, utilizzandole per fini personali e reiterando le condotte nel tempo. Un comportamento ritenuto di particolare gravità in ragione del ruolo ricoperto e della natura delle somme sottratte.
Le indagini e la scoperta delle anomalie contabili
L’inchiesta ha avuto origine nel 2021, quando un militare subentrato nell’incarico, a seguito del collocamento in quiescenza del predecessore per limiti di età, ha rilevato significative incongruenze nei conti. Le successive verifiche hanno consentito di individuare 78 assegni incassati indebitamente, facendo emergere un quadro di irregolarità tale da attivare sia l’azione penale sia una parallela indagine amministrativa interna all’Arma.
Gli accertamenti hanno ricostruito un sistema di appropriazione ritenuto continuativo e organizzato, fondato sull’abuso delle funzioni e sulla violazione dei doveri di lealtà e correttezza propri del servizio militare.
La sentenza e le pene accessorie
Al termine della requisitoria del Pubblico Ministero, il collegio giudicante ha pronunciato una sentenza di condanna particolarmente severa, infliggendo una pena complessiva di nove anni, un mese e quindici giorni di reclusione militare, oltre al pagamento delle spese processuali.
È stata inoltre disposta la pena accessoria della degradazione, insieme alla condanna al rimborso delle spese sostenute dall’Amministrazione della Difesa, costituitasi parte civile tramite l’Avvocatura dello Stato.
La richiesta di risarcimento dei danni
L’Avvocatura ha ottenuto il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni patrimoniali, quantificati in due milioni di euro, nonché di 500mila euro per il danno all’immagine subito dall’Amministrazione della Difesa a seguito delle condotte contestate, ritenute idonee a ledere la credibilità e il prestigio dell’istituzione.
Il valore della decisione
La pronuncia del Tribunale Militare di Napoli, fondata anche sugli esiti dell’approfondita inchiesta amministrativa interna, ribadisce il ruolo centrale della giustizia militare nella tutela dei principi di disciplina, integrità e legalità. Principi che, come sottolineato nel corso del processo, rappresentano il fondamento del servizio nelle forze armate e la cui violazione produce effetti dannosi non solo sul piano economico, ma anche su quello istituzionale.
Il Tribunale Militare di Napoli, insieme alla Procura Militare, esercita la propria competenza sui reati militari commessi in Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, configurandosi come un presidio essenziale di legalità nell’ambito della giustizia militare italiana.