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Le richieste dei sindacati militari e le criticità nel testo della riforma

Secondo quanto riportato da Il Farmacista Online, le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM) hanno inviato una formale richiesta di incontro alle Federazioni delle professioni sanitarie per discutere la riforma della sanità militare, ritenuta portatrice di gravi disparità tra le diverse figure professionali.

Le principali criticità segnalate riguardano:

  • Inquadramenti disomogenei delle professioni sanitarie militari rispetto al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con ufficiali medici e farmacisti collocati in aree dirigenziali differenti pur in presenza di requisiti formativi simili.

  • Biologi, psicologi e altri professionisti sanitari reclutati nei Ruoli Speciali con requisiti di accesso inferiori rispetto ai Ruoli Normali, con conseguente penalizzazione in termini di carriera e progressione economica.

  • Professioni infermieristiche e tecniche inquadrate in ruoli non adeguati al livello di formazione universitaria e alle competenze esercitate, spesso assimilate a ruoli sottufficiali.

Secondo le associazioni sindacali, tali squilibri rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza sanitaria militare e di creare una frattura sempre più marcata rispetto al sistema sanitario civile. Da qui la richiesta di un confronto tecnico con le Federazioni professionali per correggere le distorsioni contenute nel testo di riforma.

2. Il contributo della FNOB nel dibattito parlamentare

Un’analisi approfondita arriva anche dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), che ha presentato il proprio contributo nel contesto dell’esame parlamentare della riforma.

La FNOB evidenzia come l’attuale organizzazione della sanità militare presenti criticità strutturali e normative, risultando poco coerente con l’evoluzione del SSN e con il riconoscimento delle competenze tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie.

In particolare, la Federazione sottolinea:

  • Il ruolo marginale attribuito ai biologi militari, nonostante le competenze in ambiti strategici quali prevenzione, sanità pubblica, controllo biologico, sicurezza alimentare e ricerca.

  • La necessità di percorsi di carriera chiari, strutturati e comparabili a quelli del sistema civile, superando una visione eccessivamente gerarchica che limita la valorizzazione professionale.

  • L’urgenza di adeguare i percorsi formativi e l’aggiornamento professionale agli standard attuali del sistema sanitario nazionale.

La FNOB segnala inoltre la mancanza di un confronto istituzionale strutturato con il Ministero della Difesa e la scarsa considerazione delle osservazioni avanzate dalle professioni sanitarie nel percorso legislativo in corso.

3. Convergenze, criticità comuni e prospettive

Dall’analisi delle due fonti emerge una convergenza di preoccupazioni tra rappresentanze sindacali e ordini professionali:

  • La riforma rappresenta un’occasione strategica per modernizzare la sanità militare, ma rischia di consolidare disuguaglianze se non accompagnata da un confronto ampio e trasparente.

  • Vi è una richiesta condivisa di allineamento al Servizio Sanitario Nazionale, sia in termini di inquadramento professionale sia di riconoscimento delle competenze e delle carriere.

  • Entrambi i soggetti denunciano la scarsa partecipazione delle professioni sanitarie al processo di definizione della riforma.

Se i sindacati militari pongono l’accento soprattutto sulle disparità contrattuali e di ruolo, la FNOB insiste sulla necessità di una visione sistemica e integrata, capace di valorizzare tutte le professioni sanitarie all’interno della sanità militare.

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