Il centro destra ha vinto le elezioni promettendo di superare la legge Fornero, invece in tre anni ha smantellato tutte quelle norme introdotte negli anni dai vari governi in materia di flessibilità in uscita che permettevano di lasciare il lavoro prima dell’età di vecchiaia.

Ogni anno, all’introduzione della legge Fornero, le leggi di bilancio apportava alcune modifiche al quadro normativo della previdenza obbligatoria al fine di agevolare l’uscita dal lavoro con requisiti meno stringenti. Con la legge di Bilancio 2026, invece, le modifiche sono state finalizzate più a ridurre i canali di pensionamento agevolato.

Prima di continuare bisogna premettere che non è vero che il governo ha previsto un aumento dei requisiti per la generalità dei lavoratori (esclusi i militati e le forze dell’ordine), in quanto l’allungamento di 3 mesi (+ 1 dal 2027 e + 2 dal 2028) deriva semplicemente dal meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita previsto dall’art. 22 bis del decreto legge n. 78/2009. Ma veniamo a quanto prodotto da questo governo in materia di pensioni.NSM è SU WHATSAPP E SU TELEGRAM

Riduzione del trattamento pensionistico per una parte dei dipendenti pubblici

Ha “costretto” i dipendenti degli enti locali, chi è iscritto nella cassa sanitari, alla cassa degli ufficiali giudiziari e gli insegnanti delle scuole dell’infanzia o parificate a posticipare il pensionamento, nonostante abbiano acquisito il diritto, per compensare il taglio delle loro pensioni, in quanto questo governo ha rivisto, con decorrenza dal 1 gennaio 2024, in maniera peggiorativa le aliquote di rendimento per il calcolo della quota retributiva del trattamento di quiescenza (parte determinata sulla base dell’anzianità maturata dall’assunzione al 31/12/1995)

Infatti, per tutti questi lavoratori, con un’anzianità inferiore ai 15 anni al 31/12/1995, le prestazioni relative alle contribuzioni versate prima del 1996 sono state ridotte sensibilmente, con una sforbiciata tanto maggiore quanto minore è l’anzianità contributiva al 31/12/1995 che è stata stimata tra il 5 e il 25% dell’assegno pensionistico.

Opzione donna: prima ridimensionata e poi cancellata

I requisiti per accedere a Opzione Donna prima del governo Meloni prevedevano il perfezionamento di almeno 35 anni di contributi e un’età anagrafica minima di 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le lavoratrici autonome. Questo governo ha innalzato, per l’anno 2023, l’età anagrafica da 58/59 a 60 anni senza più distinzione tra lavoratrici dipendenti e autonome e da 60 a 61 anni dal 2024 e nello stesso tempo condizionato l’accesso a tale forma di pensionamento anticipato alle sole lavoratrici rientranti in specifiche categoria soggettive (caregiver, invalide civili al 74% o dipendenti licenziate da aziende in crisi).

Di fatto una misura che veniva praticamente quasi azzerata, infatti il numero di pensioni liquidate con tale opzione ha subito un calo del 78% nel 2024 e, secondo delle prime stime, del 87% nel 2025 rispetto all’ultimo anno in cui opzione donna non era legata a condizioni soggettive particolari. La legge di Bilancio 2026 ha abolito opzione donna, segnando la fine di una misura di prepensionamento introdotta nel 2004 e prorogata, sostanzialmente nella formulazione iniziale, fino alle uscite del 2022.

Tuttavia, potranno accedervi le lavoratrici che hanno maturato entrambi i requisiti (35 anni di contributi e 61 anni di età – 60 se con 1 figlio e 59 con 2 o più figli -) entro il 31 dicembre 2024, sempre che rientrino nei specifici profili di tutela sopra elencati, per effetto della “cristallizzazione” del diritto che potrà essere esercitato in qualsiasi momento.

Un flop le nuove forme di pensionamento anticipato

Nel 2022, in forma sperimentale per un solo anno, veniva introdotta una nuova forma di pensionamento anticipato, mutuata dalla vecchia “quota 100”, denominata “quota 102”, conseguibile con un’età anagrafica minima di 64 anni e 38 di contributi. Nel 2023 quota 102 veniva sostituita con quota 103, possibile con un’età anagrafica minima di 62 anni e 41 di contributi, ma con delle prescrizioni che lasciavano presagire che sarebbe stato un fallimento che poi ha trovato conferma nella pochissima adesione nei 3 anni di vigenza (vedi articoli pubblicati il 13/12/2022 e 2/11/2023).

Un flop dovuto al metodo di calcolo della prestazione previsto col sistema contributivo, al limite della prestazione di 2.394 euro lorde (senza adeguamenti annuali) fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia e al divieto di cumulo con i redditi da lavoro dipendente o autonomo (ad eccezione di quelli di lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro annui) sino al compimento del 67° anno di età.

Inoltre, e in particolare, a un requisito contributivo di 41 anni troppo alto se si considera che una lavoratrice acquisiva il diritto alla pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi, quindi sufficienti solo 10 mesi di prolungamento dell’attività lavorativa per eludere un metodo di calcolo penalizzante, per beneficiare di un trattamento senza limiti, ma quanto effettivamente maturato e con la possibilità di cumulare alla pensione redditi derivanti da un’eventuale nuova attività lavorativa. Dal 2026 le principali forme di flessibilità in uscita rispetto ai requisiti previsti dalla legge Fornero sono: NSM è SU WHATSAPP E SU TELEGRAM

Pensione per lavoratori precoci
la pensione per i lavoratori precoci è una prestazione economica erogata, a domanda, ai lavoratori che possono far valere 12 mesi di contribuzione effettiva antecedente al 19° anno di età (lavoratori precoci) e che si trovano in determinate condizioni indicate dalla legge e perfezionano, entro il 31 dicembre 2026, 41 anni di contribuzione;

 Pensione per lavoratori che svolgono attività usuranti
È una misura agevolata che permette ai lavoratori di andare in pensione anticipatamente:
a) lavoratore dipendente con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi, a condizione che la somma di età e contributi sia 97,6 e che abbia svolto mansioni gravose per almeno 7 anni negli ultimi 10 o per metà della vita lavorativa;
b) Lavoratore autonomo notturno con un’età minima di 64 anni e 7 mesi e almeno 35 anni di contributi che svolgono turni compresi tra 64 e 71 giorni l’anno.

Ape Sociale
non è un trattamento pensionistico, ma un’indennità di accompagnamento, sino al raggiungimento della pensione di vecchiaia, erogata a soggetti a cui vengono riconoscono alcuni profili di tutela e sono in possesso di almeno 63 anni e 5 mesi di età e 30 o 36 di contribuzione a seconda la specifica condizione soggettiva. L’indennità è pari al valore lordo della pensione maturata al momento della richiesta, ma entro un massimo di1.500 euro lordi mensili non rivalutabili annualmente ed è corrisposta per 12 mensilità l’anno.

In sintesi, senza queste forme di uscita anticipata, introdotte da governi di centro- sinistra, la legge Fornero sarebbe pienamente operativa e peggiorativa rispetto al 2012, in quanto le finestre mobili, cancellate dalla legge Fornero, sono state reintrodotte, prevedendo 3 mesi di differimento che, tra l’altro, passeranno, in base a quanto previsto dalla legge di bilancio 2026, a:
 4 mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033;
 5 mesi dal 1 gennaio 2034;
 6 mesi dal 1 gennaio 2035

Altro che cancellazione come promesso in campagna elettorale, l’inasprimento dei parametri per l’accesso alla pensione è tale che la legge Fornero potrebbe essere ribattezzata legge “Fornero-Salvini” e Salvini avrebbe tutto il diritto di rivendicarne la titolarità. La tabella a seguire mostra come i requisiti per la pensione siano peggiorati rispetto alla legge Fornero

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