Con la circolare n. 118/2025, l’Inps ha chiarito gli effetti della sanatoria contributiva prevista dalla Legge di Bilancio 2023.

La normativa si applica esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni elencate nel d.lgs. 165/2001, includendo:

  • amministrazioni dello Stato e scuole;
  • regioni, province e comuni;
  • università ed enti di ricerca;
  • ASL e strutture sanitarie;
  • enti pubblici non economici.

Questa misura riguarda i periodi di paga fino al 31 dicembre 2004 e permette alle Pubbliche Amministrazioni (Pa) di regolarizzare i debiti contributivi verso l’Inps. La regolarizzazione avviene tramite l’invio dei flussi UniEmens/ListaPosPa, senza dover versare i contributi mancanti.

Perché si è resa necessaria la sanatoria

Dal 2005, l’ex Inpdap (poi confluito nell’Inps) ha introdotto le denunce mensili come strumento ordinario per comunicare i dati assicurativi e contributivi dei dipendenti pubblici.
Prima di allora, però, molti dati non erano stati trasmessi correttamente: di conseguenza, nelle banche dati risultano dei “buchi contributivi” relativi ai periodi precedenti al 2005.

La riforma – si apprende dal sito dell’INPS – rappresenta un passo significativo verso la semplificazione amministrativa e la certezza contributiva per milioni di dipendenti pubblici, eliminando anni di controversie e note di debito per periodi molto remoti di difficile documentazione.

Effetti sulle pensioni

La regolarizzazione può determinare una variazione delle posizioni assicurative e, di conseguenza, un ricalcolo delle pensioni.

  • Se dalle denunce emerge che la pensione è stata calcolata in eccesso, l’Inps adegua l’importo.

  • Per le pensioni già liquidate da meno di tre anni, l’Inps chiede alle amministrazioni il rimborso delle somme pagate in più.

  • Per le pensioni definitive in pagamento da oltre tre anni, invece, non è previsto alcun ricalcolo.

Allo stesso modo, anche per gli arretrati spettanti (pensioni calcolate in difetto) il diritto si applica solo a chi è in pensione da meno di tre anni.

Recupero delle somme indebite

Per le pensioni liquidate da più di tre anni con importi superiori al dovuto, l’Inps non può più ridurre direttamente gli assegni, ma avvia un’azione di recupero nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni.
In pratica, saranno le amministrazioni stesse a dover restituire le somme pagate indebitamente, sia passate che future, fino alla chiusura della pensione.

Impatto su TFS e TFR

La sanatoria ha effetti anche sul Trattamento di Fine Servizio (TFS) e sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR).
Se, a seguito della riliquidazione, emerge che l’importo già corrisposto era troppo alto, l’Inps procede al recupero delle somme indebite. Questo avviene tramite un provvedimento formale e l’invio al pensionato di una nota di debito.

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