Netta avanzata del Coronavirus nelle carceri italiane: affetti 653 detenuti e 890 tra poliziotti ed impiegati. SAPPE: “Più che amnistia o indulto, potenziare area penale esterna”

“Nelle ultime settimane c’è stato un netto aumento di casi di Coronavirus nelle carceri italiane. Gli ultimi dati forniti dall’Amministrazione Penitenziaria ci dicono che sono positivi al virus 824 poliziotti penitenziari e 653 detenuti, quasi tutti seguiti e gestiti internamente agli istituti.

66 sono i positivi tra i dipendenti “civili”, ossia appartenenti alle Funzioni centrali. Lo scandalo è che vi sono addirittura poliziotti che trascorrono la quarantena in Caserma, abbandonati da tutti…  

Probabilmente, se fossero stati raccolte le nostre grida di allarme lanciati lo scorso gennaio avremmo potuto fronteggiare l’emergenza con i quantitativi necessari di DPI.

Al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede rinnovo l’invito a non ritardare ulteriormente gli accertamenti doverosi ai Baschi Azzurri – quali sono i test ematici e quello del tampone– che sono fondamentali per la sicurezza sociale ma che in alcune Regioni ancora non sono stati fatti”.

E’ l’auspicio di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Capece torna a sottolineare come “la promiscuità nelle celle può favorire la diffusione delle malattie, specie quelle infettive. In questo senso, la dotazione al Corpo di Polizia Penitenziaria di 15mila tamponi “rapidi” da parte del Commissario straordinario per l’emergenza Covid 19, Domenico Arcuri, è un primo passo positivo, al quale però devono seguire provvedimenti contingenti come la sospensione dei colloqui visivi in luogo di quelli video, dei trasporti dei detenuti e delle visite in Ospedali esterni se non in presenza di patologie gravi e a rischio della vita”.

Per il SAPPE “è indispensabile monitorare costantemente la questione e predisporre ogni utile intervento a tutela dei poliziotti e degli altri operatori penitenziari”.

“Non entriamo nel merito di amnistie o indulti, che a poco servono se non seguono riforme strutturali”, conclude Capece. “Piuttosto, servirebbe, ad esempio, un potenziamento dell’impiego di personale di Polizia Penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna.

A nostro avviso è fondamentale potenziare i presidi di polizia sul territorio – anche negli Uffici per l’Esecuzione Penale esterna -, potenziamento assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull’esecuzione delle misure alternative alla detenzione, delle ammissioni al lavoro all’esterno, degli arresti domiciliari, dei permessi premio, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale.

E per farlo, servono nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, La sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli e non può essere messa in condizione di difficoltà se non si assumono gli Agenti di Polizia Penitenziaria”.

Roma, 13 novembre 2020

Dott. Donato CAPECE – segretario generale SAPPE

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