I giudici di legittimità annullano il proscioglimento: l’allaccio abusivo alla rete elettrica è un reato procedibile d’ufficio perché danneggia un servizio di pubblica utilità.
ROMA – Accusato di aver sottratto energia elettrica mediante un allaccio abusivo alla rete di distribuzione, dovrà affrontare il processo penale. Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione , ribaltando una precedente decisione che aveva dichiarato l’improcedibilità del caso per difetto di querela.NSM è ANCHE SU WHATSAPP
Il fatto: l’allaccio “fai-da-te”
La vicenda riguarda un uomo finito sotto indagine dopo la scoperta di un bypass elettrico nella propria abitazione. L’individuo era riuscito a collegare l’impianto privato direttamente ai cavi della rete esterna, eludendo il contatore e prelevando energia a sbafo. In primo grado, il Tribunale aveva prosciolto l’imputato: secondo i giudici di merito, con la Riforma Cartabia il furto era diventato un reato perseguibile solo su querela della parte offesa (la società elettrica), che in questo caso non era stata presentata.
La svolta in Cassazione: il “Pubblico Servizio”
La Suprema Corte ha però accolto il ricorso della Procura, sottolineando la particolare gravità della condotta, aggravata dalla natura del bene sottratto. Secondo gli ermellini, quando il furto avviene tramite l’allaccio diretto alla rete di distribuzione nazionale, non si colpisce solo un interesse privato, ma si danneggia un bene destinato a un “pubblico servizio“.
Questa sottile ma fondamentale distinzione giuridica (prevista dall’art. 625 n. 7 del codice penale) rende il reato procedibile d’ufficio. In altre parole, lo Stato ha il dovere di processare il responsabile – a maggior ragione se si tratta di un servitore delle istituzioni – anche se l’azienda elettrica non sporge formale denuncia.
Il dovere del PM
La sentenza mette in luce come il Pubblico Ministero abbia agito correttamente nel contestare l’aggravante durante l’udienza, proprio per impedire che il reato cadesse nel vuoto procedurale.
Il principio di diritto
Con questo verdetto, la Cassazione ribadisce un principio di rigore: l’energia elettrica che scorre nelle infrastrutture pubbliche è un bene tutelato dalla collettività. Chiunque manometta tali impianti per fini personali, non può sperare in cavilli procedurali legati alla mancanza di querela.
Il caso torna ora davanti ai giudici di merito, che dovranno valutare le responsabilità dell’uomo alla luce della procedibilità d’ufficio sancita dalla Suprema Corte.
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