Gli attacchi ibridi contro infrastrutture, reti digitali e servizi essenziali stanno diventando una componente sempre più rilevante dello scenario di sicurezza euro-atlantico. Per la NATO, quindi, la capacità di un Paese di resistere a una crisi non riguarda soltanto le Forze Armate, ma coinvolge l’intero sistema nazionale: istituzioni, infrastrutture strategiche, industria, servizi essenziali e popolazione.
È questo il concetto alla base della resilienza dell’Alleanza, che assume un’importanza crescente nella preparazione a scenari di crisi e conflitto.
Al vertice NATO dell’Aia del 2025, gli Alleati hanno concordato di destinare fino all’1,5% del PIL alla spesa per la difesa e la sicurezza, comprendendo anche interventi destinati a rafforzare la preparazione e la resilienza della popolazione civile.
L’obiettivo è garantire che, anche in presenza di una grave crisi, possano continuare a funzionare i servizi indispensabili alla sopravvivenza e alla capacità operativa di un Paese: energia, approvvigionamento alimentare, acqua, comunicazioni e assistenza sanitaria.
Per le Forze Armate questo aspetto è tutt’altro che secondario. La capacità militare di operare durante una crisi dipende infatti anche dalla disponibilità e dalla continuità delle infrastrutture e dei servizi civili che sostengono lo strumento militare.
I nuovi requisiti NATO per la resilienza
In questo quadro si inseriscono i requisiti di base della NATO per la resilienza, pubblicati per la prima volta dall’Alleanza e destinati a fornire ai governi un riferimento comune per rafforzare la cooperazione civile-militare e la preparazione nazionale.
I requisiti di base della NATO per la resilienza
La pubblicazione dei requisiti punta inoltre ad ampliare la comunità di esperti che opera nel settore della resilienza e a favorire una comprensione comune degli standard e degli obiettivi dell’Alleanza.
Il concetto è quello di un approccio che coinvolga l’intera società. La resilienza non viene quindi considerata esclusivamente come una capacità militare, ma come la possibilità per una nazione di resistere a uno shock, continuare a funzionare durante la crisi e recuperare rapidamente le proprie capacità.
Il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha sintetizzato il concetto affermando:
«Le singole nazioni alleate, e la NATO nel suo complesso, devono essere in grado di resistere, reagire e riprendersi rapidamente da shock e perturbazioni. Questo è il significato di resilienza».
NATO e settore civile: acqua, energia e comunicazioni
Il tema è stato al centro degli incontri svoltisi il 15 settembre 2026 presso il quartier generale NATO di Bruxelles, dove i direttori delle politiche di resilienza dell’Alleanza si sono riuniti per rafforzare ulteriormente la preparazione civile e la resilienza dei Paesi membri.
I rappresentanti NATO hanno incontrato anche esponenti dei settori idrico, delle comunicazioni e dell’energia, affrontando un tema particolarmente delicato per qualsiasi pianificazione di crisi: come mantenere operativi i servizi essenziali quando un Paese è sottoposto a una situazione di emergenza o di conflitto.
Per la pianificazione militare, si tratta di un elemento strettamente collegato alla capacità di sostenere le operazioni nel tempo. Una crisi prolungata non mette infatti sotto pressione soltanto le unità militari, ma l’intero sistema nazionale che ne garantisce il supporto.
Il confronto con l’esperienza ucraina
Il 16 settembre, i direttori delle politiche di resilienza della NATO hanno incontrato alti rappresentanti della Commissione europea e del Servizio europeo per l’azione esterna, concentrandosi sulla strategia dell’Unione europea in materia di preparazione alle emergenze.
La riunione si è conclusa con una discussione basata su scenari operativi, durante la quale le autorità ucraine hanno condiviso le lezioni apprese dal mantenimento dei servizi essenziali durante attacchi prolungati.
L’esperienza dell’Ucraina costituisce in questo senso un riferimento concreto per comprendere le difficoltà che possono emergere quando infrastrutture e servizi civili devono continuare a funzionare mentre il Paese è sottoposto a una pressione militare prolungata.
La direzione indicata dalla NATO è quindi quella di una preparazione che non separi rigidamente il fronte militare da quello civile. La resilienza nazionale diventa parte della capacità complessiva di un Paese di sostenere una crisi, assicurando continuità ai servizi fondamentali e creando le condizioni affinché le Forze Armate possano mantenere la propria capacità operativa anche in uno scenario di forte pressione.
In quest’ottica, energia, acqua, comunicazioni, sanità e approvvigionamenti non rappresentano soltanto servizi alla popolazione, ma costituiscono anche elementi essenziali della resilienza strategica e della continuità operativa nazionale.