NISCEMI, SICILIA – Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha avviato una serie di interventi strutturali critici per proteggere l’infrastruttura del MUOS, il sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza situato all’interno della base della Marina Militare di Niscemi. Al centro delle operazioni non ci sono questa volta le antenne, ma la stabilità del terreno: una frana attiva che minaccia l’integrità del sito.
La “Beffa” di Niscemi: Due velocità diverse
Dalle inchieste e dai report locali emerge una realtà a due velocità che alimenta il malcontento della popolazione:
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La Base: Gli USA hanno segnalato rischi idrogeologici già da anni e hanno ottenuto autorizzazioni veloci per lavori di manutenzione straordinaria e consolidamento dei versanti interni. Questi lavori sono stati eseguiti con procedure d’urgenza e fondi certi.NSM è ANCHE SU WHATSAPP
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Il Centro Abitato: Per la messa in sicurezza delle aree civili (come il torrente Benefizio o il versante Ovest), i progetti regionali e comunali sono rimasti bloccati per decenni in contenziosi, rinvii burocratici e fondi non spesi. Solo recentemente, a seguito dell’aggravarsi della frana nel 2026, la Regione e il Governo hanno stanziato fondi d’emergenza (si parla di 150 milioni di euro con la nomina di un commissario) per gestire gli oltre 1.500 sfollati.
L’accusa: Il MUOS come “aggravante”
I movimenti locali, tra cui il comitato No MUOS, sostengono che l’imponente infrastruttura militare non solo sia l’unica a essere protetta, ma che abbia addirittura peggiorato la situazione per le abitazioni.
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Impermeabilizzazione del suolo: La costruzione della base e delle relative strade interne ha modificato il naturale deflusso delle acque piovane.
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Effetto barriera: Le opere di contenimento costruite dagli americani per proteggere le antenne potrebbero, secondo alcuni esperti locali, deviare i flussi idrici sotterranei verso altri versanti della collina, aumentando la pressione idrogeologica sulle aree dove sorgono le case civili.
L’appalto americano per il consolidamento
Secondo i documenti di spesa emessi dal Naval Facilities Engineering Systems Command (NAVFAC), l’ente che gestisce le infrastrutture della Marina USA, sono stati stanziati fondi per interventi di “Slope Stabilization” (stabilizzazione del pendio).
Gli articoli tecnici e i bandi pubblicati negli USA evidenziano che l’area circostante le tre grandi parabole è soggetta a un forte erosione idrogeologica. Il timore del Pentagono è che il movimento del terreno possa compromettere non solo le fondamenta delle torri, ma anche la complessa rete di cavi sotterranei e i sistemi di alimentazione che rendono il MUOS un nodo globale insostituibile per le comunicazioni militari.
I dettagli dei lavori
L’appalto, spesso affidato a colossi del settore delle costruzioni che operano in ambito NATO, prevede:
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Sistemi di drenaggio profondo: Per convogliare le acque piovane che, infiltrandosi, lubrificano lo strato argilloso causando lo scivolamento.
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Palificazioni e paratie: Inserimento di piloni in cemento armato per ancorare la sezione critica della collina.
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Monitoraggio geotecnico costante: Installazione di sensori laser e piezometri per rilevare ogni millimetro di movimento del suolo in tempo reale.
Perché gli USA intervengono direttamente?
Sebbene la base si trovi su suolo italiano, l’accordo bilaterale concede agli Stati Uniti la responsabilità della manutenzione delle proprie attrezzature tecnologiche. Per gli analisti della difesa americana, la frana di Niscemi non è solo un problema ambientale, ma una “minaccia alla prontezza operativa”.
Il MUOS di Niscemi è infatti uno dei soli quattro siti al mondo (insieme a Hawaii, Virginia e Australia) che permettono il puntamento dei satelliti a banda stretta, fondamentali per il comando e controllo dei droni, dei sottomarini e delle truppe a terra in tutta l’area del Mediterraneo e del Medio Oriente.
In sintesi
Mentre gli Stati Uniti spendono milioni per garantire che le comunicazioni satellitari non subiscano interruzioni a causa di smottamenti, la protezione delle case dei niscemesi resta a carico (spesso tardivo) della Protezione Civile e della Regione Siciliana. Gli interventi americani non sono concepiti come opere di bene pubblico, ma come manutenzione di un’infrastruttura critica militare.