La Corte di Cassazione ha confermato pressoché integralmente la condanna nei confronti di un maresciallo comandante di una Stazione dei Carabinieri Forestali, riconosciuto responsabile di una serie di reati legati alla falsificazione dei memoriali di servizio, alla violazione delle consegne militari e alla truffa ai danni dell’Amministrazione.
L’unico punto accolto riguarda la mancata valutazione del beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale, questione sulla quale la Suprema Corte ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello per una nuova decisione.
Le false attestazioni nei memoriali di servizio
Secondo quanto accertato dai giudici di merito e confermato dalla Cassazione, il maresciallo, nella sua qualità di comandante, avrebbe redatto numerosi memoriali di servizio contenenti informazioni non corrispondenti alla realtà.
In particolare, avrebbe attestato falsamente la propria presenza in ufficio durante giornate e fasce orarie in cui risultava assente, indicando inoltre lo svolgimento di servizi esterni che in realtà non erano mai stati effettuati. Analoghe false attestazioni riguardavano anche altri militari dipendenti, indicati come presenti in caserma o impegnati in pattuglia quando invece si trovavano altrove.
Secondo la Suprema Corte, tali documenti non costituiscono semplici atti interni privi di rilevanza, bensì atti pubblici, poiché documentano ufficialmente l’attività svolta dal personale e incidono anche sulla determinazione del trattamento economico spettante ai militari.
Memoriale di servizio: perché è un atto pubblico
Uno dei principali motivi di ricorso sosteneva che il memoriale di servizio non potesse essere considerato un atto pubblico ai fini del reato di falso ideologico.
La Cassazione ha però ribadito un orientamento ormai consolidato: il memoriale di servizio dell’Arma dei Carabinieri rappresenta contemporaneamente un ordine di servizio e il documento che certifica la sua esecuzione. Per questo motivo possiede piena efficacia probatoria e la sua alterazione integra il reato di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.
La Corte ha inoltre ricordato che anche gli atti destinati a produrre effetti esclusivamente all’interno della Pubblica Amministrazione possono assumere natura di atto pubblico quando documentano fatti rilevanti nell’esercizio delle funzioni istituzionali.
La violazione delle consegne
La Cassazione ha confermato anche la responsabilità per il reato di violata consegna previsto dal Codice penale militare di pace.
Secondo la ricostruzione dei giudici, il maresciallo si sarebbe allontanato ripetutamente dalla caserma durante l’orario di servizio senza giustificato motivo, omettendo inoltre di vigilare sul rispetto delle consegne da parte dei militari dipendenti.
La difesa aveva sostenuto che, essendo il comandante colui che impartiva gli ordini di servizio, non potesse essere considerato contemporaneamente destinatario delle stesse consegne. Una tesi che la Suprema Corte ha respinto.
I giudici hanno infatti chiarito che, una volta impartito un ordine di servizio, questo vincola anche il comandante che lo ha emanato qualora sia egli stesso interessato dalle disposizioni. Eventuali modifiche devono risultare da una manifestazione di volontà chiara e inequivocabile, circostanza che nel caso esaminato non è stata dimostrata.
Confermata anche la truffa militare
Resta confermata anche la condanna per truffa militare.
Le false attestazioni contenute nei memoriali di servizio hanno infatti consentito la percezione di compensi economici non dovuti, configurando un indebito profitto ai danni dell’Amministrazione militare.
Accolto solo il motivo sulla non menzione
L’unico motivo di ricorso ritenuto fondato riguarda la mancata risposta della Corte d’Appello alla richiesta di concedere il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale.
La Cassazione ha ricordato che, quando tale richiesta viene espressamente formulata in appello, il giudice ha l’obbligo di motivare l’eventuale diniego. Nel caso esaminato ciò non è avvenuto.
Per questo motivo la sentenza è stata annullata esclusivamente su tale aspetto, con rinvio a una diversa sezione della Corte d’Appello, che dovrà valutare se concedere o meno il beneficio.
La decisione finale
La Suprema Corte ha quindi rigettato tutti gli altri motivi di ricorso, confermando le responsabilità già accertate nei confronti del maresciallo per falso ideologico, violata consegna e truffa militare.
Il nuovo giudizio riguarderà esclusivamente la concessione del beneficio della non menzione della condanna, senza incidere sull’accertamento della responsabilità penale ormai definitivamente confermato.
