La sicurezza promessa da Donald Trump non coinvolge l’Europa. Un militare francese è morto ed altri 6 sono rimasti feriti in seguito ad un attacco con un drone. Un KC-135 americano è misteriosamente scomparso dai radar, disperso l’equipaggio.
Una guerra probabilmente sottovalutata che, oltre a creare forti dubbi su una risoluzione a breve termine, inizia a mietere anche vittime europee. Il conflitto che sta coinvolgendo Stati Uniti, Iran e diversi attori regionali si sta rapidamente allargando oltre i confini mediorientali, coinvolgendo direttamente basi e contingenti occidentali dispiegati nell’area.NSM è ANCHE SU WHATSAPP
I segnali arrivano soprattutto dall’Iraq, dove nelle ultime ore si sono registrati nuovi attacchi contro basi militari e dove, per la prima volta dall’inizio dell’escalation, è caduto un soldato europeo.
Il primo militare europeo ucciso: il francese Arnaud Frion
Il primo militare europeo morto in questa nuova fase del conflitto è Arnaud Frion, soldato francese ucciso in un attacco con drone nella regione di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Nell’attacco sono rimasti feriti anche altri sei militari francesi.
Frion partecipava a una missione di addestramento delle forze irachene impegnate nel contrasto al terrorismo. La sua morte rappresenta un passaggio simbolico e politico rilevante: la guerra non colpisce più solo le forze regionali o statunitensi, ma coinvolge direttamente anche contingenti europei presenti sul terreno.
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha espresso il proprio cordoglio con un messaggio ufficiale:
“A nome mio e di tutta la Difesa italiana esprimo vicinanza al Ministro della Difesa francese Catherine Vautrin e alle Forze Armate francesi per il grave attacco subito a Erbil, Kurdistan iracheno, nel corso del quale ha perso la vita un militare francese e sono rimasti feriti altri suoi commilitoni.
Alla famiglia del soldato caduto giungano il mio più sincero cordoglio e la mia solidarietà. Ai militari feriti, l’augurio di pronta e completa guarigione.”
L’episodio conferma quanto la presenza militare occidentale nella regione sia diventata un bersaglio diretto nel contesto della crescente tensione con l’Iran. Il Ministro della Difesa ha fatto anche sapere che “102 militari sono già rientrati in Italia, una quarantina sono stati trasferiti in Giordania, e per gli altri era già in fase di programmazione un rientro, , probabilmente via terra, passando dalla Turchia.
L’attacco alla base italiana di Erbil
La stessa area è stata teatro anche di un attacco contro una base italiana. Nella notte tra l’11 e il 12 marzo un missile – o secondo alcune ricostruzioni un drone – ha colpito la struttura militare di Camp Singara, nei pressi di Erbil.
L’esplosione ha colpito l’area del bar-ristorante della base, provocando un incendio che ha coinvolto alcuni mezzi militari, ma senza causare vittime tra i circa 120 militari italiani presenti nel compound.
Il ministro Crosetto ha rassicurato immediatamente sulle condizioni del contingente, spiegando di aver parlato direttamente con il comandante della base e confermando che “stanno tutti bene”.
L’episodio dimostra tuttavia come le basi occidentali nel Kurdistan iracheno siano ormai entrate nel raggio operativo di missili e droni utilizzati dalle milizie filo-iraniane.
Il messaggio del comandante italiano a Erbil
Qui il video del comandante italiano della base di Erbil che aggiorna sulla situazione operativa e sulla sicurezza del contingente:
Il mistero del KC-135 precipitato in Iraq
Nel frattempo un nuovo incidente militare ha coinvolto direttamente le forze statunitensi. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), un aereo cisterna KC-135 dell’aeronautica americana è andato perso nello spazio aereo dell’Iraq occidentale durante le operazioni militari contro l’Iran.
Secondo le prime informazioni, due velivoli erano coinvolti nell’episodio e uno dei due sarebbe precipitato, mentre l’altro è riuscito ad atterrare senza problemi. Il CENTCOM ha precisato che l’incidente non è stato causato né da fuoco nemico né da fuoco amico.
Numerosi KC-135 sono dispiegati nell’area nell’ambito dell’operazione Epic Fury, che prevede rifornimenti in volo ai caccia impegnati nelle operazioni contro obiettivi iraniani.
La perdita del velivolo rappresenta comunque un segnale della crescente intensità delle operazioni: si tratta infatti del quarto aereo statunitense con equipaggio perso nel corso del mese durante le missioni legate al conflitto.
Secondo il Pentagono, nei primi dieci giorni dell’operazione Epic Fury sono morti sette militari statunitensi e circa 140 sono rimasti feriti, otto dei quali in modo grave.
Una guerra sempre più larga
L’area di Erbil è diventata uno dei punti più sensibili del conflitto. Dopo i bombardamenti statunitensi e israeliani contro obiettivi iraniani, la regione del Kurdistan iracheno è stata colpita da decine di missili e droni lanciati da milizie filo-iraniane e da Teheran stessa.
Molti di questi attacchi hanno preso di mira installazioni militari della coalizione internazionale, compreso l’aeroporto di Erbil e le basi utilizzate da Stati Uniti e alleati.
La morte del militare francese, l’attacco alla base italiana e gli incidenti che coinvolgono le forze americane dimostrano come il conflitto stia ormai assumendo una dimensione sempre più internazionale.