Secondo quanto riportato da un recente approfondimento di Janes Defence, la testata leader nel settore della difesa e dell’intelligence, l’Italia ha ufficialmente avviato il piano per trasformare l’intera classe dei Pattugliatori Polivalenti d’Altura (PPA) nello standard operativo più avanzato.
Attraverso un’integrazione contrattuale firmata tra l’organizzazione internazionale OCCAR e il consorzio formato da Fincantieri e Leonardo, è stato dato il via libera all’aggiornamento dei vascelli attualmente in configurazione “Light” e “Light Plus” verso quella “Full Combat”.
Unificazione della flotta
L’obiettivo strategico dell’operazione, sottolinea l’analisi di Janes, è garantire l’uniformità tecnologica e operativa di tutti i PPA (classe Thaon di Revel). Finora, le unità erano state concepite con un approccio modulare (fitted-for), che permetteva diversi livelli di armamento. Con questo nuovo accordo, sia le navi già in servizio sia quelle in fase di costruzione verranno allineate alla configurazione più potente.
Dettagli tecnici e capacità operative
Il passaggio alla configurazione “Full Combat System” trasforma questi pattugliatori in vere e proprie unità di prima linea. Le principali novità includono:
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Capacità Multidominio: Potenziamento della difesa aerea, antisommergibile e antinave.
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Sistemi d’Arma: Integrazione completa dei lanciatori verticali (VLS) per missili Aster e radar Dual Band.
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Cyber Defence: L’accordo prevede l’introduzione di nuove funzionalità per la sicurezza informatica delle piattaforme.
Impatto industriale
Fincantieri guiderà le attività di coordinamento e adattamento. Come evidenziato dai dati raccolti da Janes, la quota del contratto per Fincantieri si attesta intorno ai 62 milioni di euro, confermando l’importanza della commessa per l’industria della difesa italiana.
Perché questo cambio di rotta?
Inizialmente, il programma PPA prevedeva una flotta mista. Tuttavia, la necessità di disporre di una flotta d’alto mare omogenea e pronta a rispondere a minacce simmetriche e asimmetriche nel mutato contesto geopolitico – secondo Janes – ha spinto la Difesa italiana a optare per il massimo livello di protezione su tutte le unità.