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  16 maggio 2025 1° Lgt. in pensione Antonio Pistillo

Gli stipendi degli italiani sono bassi da decenni, ma il problema è diventato più pressante nel momento in cui l’inflazione è salita quasi del 9%, ossia quando un aumento generalizzato dei prezzi ha ridotto il potere di acquisto.

Le retribuzioni non sono mai state adeguate perché da oltre vent’anni l’economia italiana non è sostanzialmente cresciuta e negli ultimi decenni è rimasta ferma anche la produttività del lavoro, cioè il reddito prodotto da ciascun lavoratore è rimasto più o meno lo stesso, mentre è aumentato negli altri grandi paesi, tenendo gli stipendi italiani più bassi di quelli di altre nazioni.

Oggi, dopo decenni di falcidiazione del mercato del lavoro ,  impoverito e precarizzato da un’eccessiva flessibilità introdotta in Italia a inizio anni 90 e in particolare con la prima riforma organica del lavoro (legge delega n. 196/97 – c.d. pacchetto Treu), si teorizza che la soluzione sarebbe il salario minimo.

Davvero si può pensare di porre rimedio a trent’anni di mancanza di politiche dei salari con un colpo di bacchetta magica? Davvero si può pensare che col salario minimo si possano risolvere i problemi radicali e profondi che hanno causato il crollo degli stipendi in Italia?

Una soglia minima di retribuzione pari a 9 euro l’ora rappresenta la soluzione al lavoro povero. in quanto, come vedremo in seguito, garantirebbe un beneficio irrisorio per chi gode di una paga inferiore a tale soglia.

Tra l’altro, potrebbe portare a un aumento del costo del lavoro per le imprese, con implicazioni negative soprattutto per quelle piccole e medie, e potrebbe addirittura incentivare il lavoro irregolare.

Il costo aumenterebbe se la contrattazione collettiva, almeno in parte, manterrebbe invariate le differenziazioni salariali tra i vari livelli di inquadramento.

Infatti, come vedremo in seguito, un operaio dal 1° al 5° livello, dipendente da imprese esercenti Servizi di Pulizia e Servizi Integrati/Multiservizi. percepirebbe lo stesso identico stipendio, senza il riconoscimento delle varie mansioni svolte e della professionalità acquisita negli anni.

In sintesi, a un operaio appena assunto sarebbe garantita la stessa rimunerazione di chi svolge mansioni più complesse e ha acquisito un’esperienza in anni di lavoro. La proposta di una parte dell’opposizione prevede un salario minimo a 9 euro lordi che si intende al lordo dei contributi previdenziali e assistenziali e senza considerare le mensilità aggiuntive su base annua, come la tredicesima e la quattordicesima.

Per appurare come gli stipendi saranno influenzati dal salario minimo, prendiamo a riferimento il CCnl Servizi di Pulizia e Servizi Integrati/Multiservizi, uno tra i contratti con la paga più bassa, se non la più bassa tra i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato.

In particolare, lo specchio a seguire indica la retribuzione lorda di dipendenti a tempo indeterminato in part time al 50% di un 3° e 4° livello in quanto comprendono il numero più elevato di lavoratori.

La tabella a seguire, invece, indica l’attuale netto in busta di un 3° livello e quanto sarebbe l’aumento in caso di applicazione della proposta a 9 euro l’ora, significando che la retribuzione oraria in godimento è quella decorrente dal 2024 che dovrà essere adeguata da luglio 2025 e che, pertanto, ridurrà l’attuale forbice rispetto alle 9 euro.

Con la tabella a seguire, la stessa comparazione per un 4° livello.

È evidente che seppur vi sia un esiguo aumento che sarà comunque ridotto dall’adeguamento del 2025, un incremento di 20/40 euro nette per un lavoratore in part time involontario (molto frequente in questa categoria) non è la soluzione al lavoro povero, senza considerare che l’applicazione del salario minimo causerebbe un appiattimento delle retribuzioni, cioè senza differenziazione tra un lavoratore appena assunto e chi con 15/20 anni di lavoro nello stesso settore è inquadrato in livelli superiori, come si evince da tabella a seguire.

Infine, bisogna considerare che circa il 50% dei contratti collettivi nazionali sono ancora in attesa di rinnovo, alcuni fermi anche da molti anni come, ad esempio, quello della sanità privata, pertanto, dopo gli adeguamenti contrattuali diminuiranno i lavoratori con una paga inferiore alle 9 euro e, quelli che rimarranno ancora sotto tale soglia, vedranno una riduzione della forbice tra retribuzione oraria in godimento e salario minimo previsto dalla proposta di legge.

In sintesi, se si considera il prossimo rinnovo di tutti i contratti  di lavoro, la proposta di legge sul salario minimo a 9 euro l’ora non rappresenta la soluzione al lavoro povero perché genererebbe soltanto aumenti irrisori destinati a un limitato numero di lavoratori.

 

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