Lo scorso gennaio 2026 avevamo elogiato il Ministero della Difesa per quella che ci era parsa una scelta vincente senza precedenti: l’adozione della polizza sanitaria per il personale.
Molti militari, appartenenti all’Esercito, all’Aeronautica e alla Marina Militare, hanno usufruito e continuano a usufruire di tale polizza per le visite mediche necessarie alla valutazione dello proprio di salute. La convenzione estende la propria tutela anche al personale in congedo fino al compimento dei 70 anni, oltre che ai relativi nuclei familiari.
Tuttavia, secondo quanto riportato dal sindacato ASPMI, il futuro di questa iniziativa del Dicastero, appare oggi incerto. Sembrerebbe infatti che la mancanza di fondi metta a rischio il rinnovo annuale della polizza. Tale sofferenza finanziaria della Difesa non è un caso isolato: anche il sindacato AMUS ha sollevato interrogativi riguardo al settore del vestiario. In risposta alle sollecitazioni, lo Stato Maggiore dell’Aeronautica ha confermato che le criticità derivano da risorse insufficienti e da una crescente complessità nelle procedure negoziali ( leggi qui).
Il personale in servizio e i colleghi in quiescenza auspicano un intervento tempestivo del Governo. È necessario lo stanziamento di fondi dedicati per colmare i deficit di bilancio e garantire la continuità di servizi essenziali che riguardano il welfare di chi oggi indossa la divisa e di chi l’ha indossata.
ASPMI: Militari, addio alla polizza sanitaria? Il rischio c’è
Diciamolo chiaramente: il rischio c’è.
La polizza sanitaria integrativa oggi riconosciuta al personale dell’Esercito Italiano potrebbe non essere rinnovata alla scadenza del prossimo 31 marzo. Una prospettiva che come ASPMI non possiamo accettare.
Il nodo è esclusivamente economico: per garantire il rinnovo servono risorse superiori a quelle attualmente stanziate. Ancora una volta manca il pieno riconoscimento della specificità prevista dall’articolo 19 della legge n. 183 del 2010, principio che dovrebbe tradursi in tutele effettive per chi indossa l’uniforme e svolge un servizio delicato per lo Stato. Se invece le risorse non sono adeguate, la specificità resta solo una dichiarazione di principio.
Eppure, nel corso dei recenti incontri istituzionali avevamo già rappresentato alla politica la criticità legata all’insufficienza dei fondi, spiegando che la copertura sanitaria integrativa non va considerato un benefit accessorio, ma uno strumento essenziale per garantire assistenza tempestiva e adeguata al personale, spesso impiegato in attività operative complesse, in Italia e all’estero.
A preoccupare è anche la disparità di trattamento. La Polizia di Stato ha già provveduto al rinnovo della propria copertura sanitaria, dandone comunicazione al personale. Per l’Esercito, invece, a poche settimane dalla scadenza, non risultano indicazioni né certezze sul futuro. Una differenza che non può essere ignorata.
Lasciare scoperti migliaia di militari significherebbe indebolire una tutela fondamentale e inviare un segnale sbagliato a chi garantisce ogni giorno sicurezza e stabilità al Paese.
Come ASPMI chiediamo un intervento immediato: occorre stanziare le risorse necessarie e renderle strutturali, assicurando la continuità del servizio attraverso una quota pro-capite di 100 euro. È una misura sostenibile e doverosa, coerente con il principio di specificità e con il rispetto che lo Stato deve al proprio personale in uniforme.
Non arretreremo finché l’obiettivo non sarà raggiunto. La salute dei militari dell’Esercito non può essere – ancora una volta – oggetto di incertezza.
ASPMI