NO AL FESI 2025, USMIA MARINA E GUARDIA COSTIERA NON SOTTOSCRIVE L’ACCORDO: «UN SISTEMA CHE PENALIZZA IL MAGGIOR IMPEGNO OPERATIVO E SACRIFICIO DEL PERSONALE»
L’Associazione Sindacale esprime il proprio dissenso verso un impianto economico paradossale: la quota giornaliera del Fondo diminuisce all’aumentare dei giorni di servizio. Inascoltate le proposte migliorative presentate ai tavoli tecnici.
Nel pieno di una delicata fase storica in cui alle Forze Armate è richiesto un impiego crescente e gravoso, sia negli scenari internazionali di crisi sia nelle attività di sicurezza sul territorio nazionale, USMIA Marina e Guardia Costiera annuncia la decisione di non sottoscrivere l’accordo relativo al Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali (FESI) 2025.
Alla base di questa scelta, assunta con grande senso di responsabilità, vi è un impianto economico ritenuto profondamente iniquo e penalizzante proprio per il personale maggiormente impiegato sul campo.
Il meccanismo retributivo previsto dal FESI 2025, infatti, genera un evidente paradosso: le quote giornaliere diminuiscono all’aumentare dei giorni di servizio.
Si passa da 8,50 euro al giorno (per la fascia fino a 70 giorni) a 5,53 euro al giorno per i 200 giorni di impiego ed ancora meno per chi va ben oltre tale soglia. Di fatto, è un sistema inversamente proporzionale agli sforzi profusi: più si lavora, meno viene riconosciuto il valore economico del sacrificio del militare, spesso costretto a operare in mare aperto e lontano dai propri affetti.
Questo impianto risulta incompatibile con l’attuale contesto operativo, caratterizzato da carichi di lavoro prolungati e dalla crescente complessità delle funzioni assegnate alle donne e agli uomini della Marina Militare e della Guardia Costiera.
Il Segretario Generale Roberto Mangione, supportato dall’intera dirigenza USMIA, ha formalmente rappresentato allo Stato Maggiore della Difesa come il FESI 2025 abbia «un’impostazione che non premia armonicamente la disponibilità e la continuità operativa, ma finisce di fatto per penalizzarla».
Nel corso dei tavoli tecnici, USMIA aveva avanzato una serie di proposte migliorative, basate su un’attenta analisi dei dati del 2024, ritenute imprescindibili per la firma del Decreto. Tra le richieste rimaste inascoltate:
La scelta di non apporre la firma – un passo che accomuna USMIA Marina e Guardia Costiera e USMIA Esercito, uniche sigle del comparto Difesa ad esprimere questo dissenso formale – nasce dalla consapevolezza di dover dare voce a un disagio reale, confermato dallo studio ed analisi dei dati richiesti per il FESI 2024.
In un panorama globale segnato da guerre e incertezze, il dibattito sul rafforzamento dello strumento militare non può prescindere dalla valorizzazione della sua componente umana. Il Fondo per l’Efficienza deve tornare alla sua vocazione originaria: premiare il massimo sforzo operativo, non mortificarlo a danno degli uomini e delle donne che spesso sia a terra che in mare aperto, per lunghissimi mesi servono con Onore la Patria lontani dai propri affetti e dalle loro famiglie.
L’associazione sindacale USMIA Marina e Guardia Costiera ribadisce la propria posizione a tutela del personale, riaffermando la necessità di un sistema fondato su criteri di equità, proporzionalità e reale riconoscimento del lavoro svolto, ricordando, con il fermo No espresso a questo Fesi 2025, che: «Chi serve il Paese merita rispetto».