ESERCIZIO DELLA LIBERTA’ SINDACALE DEL PERSONALE DELLE FORZE ARMATE

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snpen&id=./20180222/snpen@s10@a2018@n08636@tS.clean.pdf

 A distanza di quasi 6 anni dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che sanciva il diritto di costituzione di associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, il licenziamento della pertinente disciplina nazionale, al momento solo da parte della IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati, non può certo giustificare toni entusiastici e sentimenti di soddisfazione, soprattutto perché, al di là della lunga gestazione, la futura legge configurerà Organizzazioni professionali militari con prerogative molto simili a quelle dell’attuale Rappresentanza Militare, ulteriormente depotenziata.

Numerosi sarebbero i margini di miglioramento del provvedimento, dei quali sembra essersi discusso invano negli ultimi anni. Tra essi si citano quelli riguardanti le materie che potranno essere trattate dalle Associazioni sindacali, tra le quali rimangono escluse, per una pretestuosa salvaguardia dell’efficienza e dell’operatività dello strumento militare, anche quelle che hanno un diretto impatto sulla sfera personale, familiare, economica e professionale dei militari. Ci riferiamo, ad esempio, alla funzione “impiego” che, sappiamo bene, non è sempre correlata a imprescindibili esigenze di “sicurezza nazionale” e non può, pertanto, risultare completamente esclusa da ogni possibilità di trattazione.

L’ulteriore questione delle “tutele” rimane senza dubbio un altro punto critico laddove, insieme alla inopportuna attribuzione della giurisdizione di eventuali condotte antisindacali al TAR anziché al Giudice del Lavoro, con conseguente presumibile pregiudizio per la difesa dei militari in causa, va anche rimarcato l’insufficiente livello di salvaguardia previsto per coloro che, rivestendo cariche sindacali, dovranno assumersi l’onere del confronto con le Istituzioni senza poter usufruire di idonee garanzie che possano escludere qualsivoglia rischio di condizionamento o di ogni possibile azione ritorsiva nei loro confronti, anche al termine del rispettivo mandato e nel prosieguo della rispettiva carriera.

L’esclusione di ulteriori possibilità di sostegno da parte dell’Amministrazione, quanto meno nella fase transitoria, nonché di forme di finanziamento normalmente previste in aggiunta alle quote associative, per le organizzazioni non lucrative, sembra completare il quadro della totale disfatta del progetto di sindacalizzazione delle Forze Armate, considerato, che l’unica fonte di sostentamento (la quota Associativa) verrà meno allorquando molti riterranno del tutto inutile iscriversi ad una Associazione professionale impossibilitata a perseguire, concretamente, il miglioramento della condizione militare, a causa di prerogative addirittura inferiori rispetto a quelle conferite all’attuale organismo di Rappresentanza.

Per onestà intellettuale e quali militari che hanno nel proprio curriculum, significative esperienze di carattere operativo, dobbiamo aggiungere che in questo momento di cambiamento, comprendiamo alcune delle preoccupazioni di coloro i quali ritengono che una sindacalizzazione inadeguata, che preveda, per così dire, un “eccesso di tutele”, possa irrimediabilmente compromettere l’efficienza delle Forze Armate potendo pregiudicare alcuni pilastri imprescindibili della coesione, della disciplina, del rispetto dell’Autorità gerarchica, della predisposizione a saper comprimere i propri diritti per poter assicurare quelle capacità che ogni Forza Armata deve saper esprimere nelle condizioni difficili, tenuto anche conto dei crescenti rischi di instabilità e di tensioni internazionali di cui poco si dibatte in ambito interno, ma che coinvolgono da tempo varie aree di interesse strategico nazionale e alcuni Paesi rivieraschi geograficamente vicini.

Tuttavia, è proprio per la maggiore efficienza dello strumento militare e per poter fornire tempestive e meritate risposte a chi si prodiga con abnegazione e sacrificio al servizio dello Stato, che l’Istituzione dovrebbe condividere l’urgente necessità di un vero rafforzamento dell’Associazionismo professionale che possa essere in grado di rappresentare e fornire soluzioni alle imperversanti problematiche, conseguenza di inadeguate e continue trasformazioni che hanno colpevolmente interessato la Difesa negli ultimi decenni e che hanno generato le molteplici criticità che sono oggi sotto gli occhi di tutti: insufficienti risorse per la sicurezza dei luoghi di lavoro (che in ambito militare vuol dire anche idonei equipaggiamenti e sufficiente addestramento);

modelli organizzativi inadeguati con conseguente sbilanciamento tra risorse necessarie e risorse effettivamente disponibili; blocco delle carriere con demansionamento e demotivazione nei diversi ruoli; innalzamento dell’età media e progressivo invecchiamento; welfare militare insufficiente;

carente supporto logistico e delle strutture alloggiative; insufficienti possibilità di immissione nel mondo del lavoro per i volontari che non hanno possibilità di stabilizzazione; inadeguata programmazione; carente sistema previdenziale; eccesso di burocrazia interna con conseguenti sensibili disfunzioni , ecc., ecc.. Cogliamo l’occasione per invitare i nostri colleghi ad aderire al nostro sondaggio, collegandosi al seguente link https://www.sondaggio-online.com/s/545bcbc volto a conoscere il sentire comune in merito ai provvedimenti sulla sindacalizzazione che il legislatore si appresta ad approvare definitivamente nel prossimo futuro.

Roma, 30 maggio 2020

LA SEGRETERIA NAZIONALE

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